Un vaccino contro il coronavirus potrebbe essere pronto in tempi ravvicinatissimi, addirittura già a settembre. L’annuncio dei ricercatori dell’Università di Oxford, cui fanno seguito l’appoggio e i finanziamenti del governo britannico (e di Bill Gates), offre la ragionevole speranza che un vaccino – che finora ha funzionato sui macachi, le scimmie più vicine agli umani – sarà disponibile entro la fine dell’anno a livello mondiale.

Se funziona anche sull’uomo, è fatta (e stiamo parlando di una sperimentazione che in tempi normali avrebbe richiesto anni per arrivare a una validazione accettabile). Ora bisogna aspettare i risultati dei test già avviati sui primi volontari (c’è anche una ricercatrice italiana), prima di estendere la sperimentazione a una platea più vasta. È fatta quando il vaccino produce gli anticorpi protettori. Cioè gli anticorpi che espellono il virus (la sola produzione di anticorpi non basta, devono essere anche efficaci, come non succede per esempio con l’epatite C per la quale il vaccino infatti non c’è).

"In autunno milioni di dosi". Per gli scienziati del team internazionale, se verrà confermata l’efficacia riscontrata sulle scimmie, "ad inizio autunno ci saranno milioni di dosi". Il gruppo del Jenner Institute è entrato in azione a gennaio, subito dopo che il codice genetico (o blueprint) del coronavirus era divenuto disponibile. Sta tentando di utilizzare una piccola sezione di questo codice, "trapiantandola" in un virus innocuo per poi provare a stimolare il corpo umano a sviluppare una forma d’immunità al Covid-19.

Il programma prevede di eseguire i test su 550 volontari sani entro metà maggio. Per passare in caso di successo a una platea più affidabile di alcune migliaia di volontari da sottoporre a screening nei mesi successivi. Una scommessa che non coinvolge ancora l’Italia come Paese di sperimentazione clinica sulle persone. Ma nel quale l’Advent-Irbm di Pomezia, forte della sua expertise, è partner principale. Il nome del vaccino" è ChAdOx1 nCoV-19; utilizza un "adenovirus" come vettore per un trasporto più efficiente delle sequenze genetiche necessarie alle cellule umane per la sintesi dell'antigene virale.

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