Un migliaio di contagi, più della metà in Lombardia. La comunicazione arriva dalla pubblicazione ufficiale del bollettino quotidiano sul coronavirus. Ma non è per questo e di questo che intendiamo riferire sulla regione purtroppo centro dell’epidemia nazionale. La Lombardia si prende la prima pagina con gesto perentorio questa volta per una storia molto poco edificante. Anzi imbarazzante: il bluff dell’ospedale alla Fiera realizzato in venti giorni con le donazioni private.

Un’opera fortemente richiesta e imposta dal governatore regionale Fontana, leghista. L’ospedale alla Fiera di Milano è costato venticinque milioni. E non è mai andato oltre tredici ricoveri. Bluff e flop smascherati da un giornalista di Repubblica, Alessandra Corsica. I posti letto dovevano essere 208, oggi i malati sono tre. Sì, tre in 25mila quadrati. Palese il cattivo investimento dei milioni arrivati dalla beneficenza. Se non una cattedrale nel deserto, è qualcosa di molto simile. Lontano l’ospedale in zona Portello dalle altre strutture sanitarie di Milano, realizzato in due padiglioni messi a disposizione dalla Fiera.

L’intervento – un obbligo ricordarlo – è stato coordinato da Guido Bertolaso, nominato consulente dal governatore Fontana. Intanto, ora, l’epidemia per fortuna scende e i ricoveri in rianimazione calano in misura decisamente confortante. Prende quindi corpo l’ipotesi di una imminente chiusura. Al momento, nell’ospedale "modello Wuhan", ciascuno dei tre ricoverati dispone di 8.333 metri quadrati. Il fiore all’occhiello di Milano nella lotta al Covid-19, presentato come un’assoluta priorità anti virus dall’assessore al Welfare Giulio Gallera e dal presidente Fontana è vuoto e prossimo allo smantellamento. "Se le cose vanno avanti così, a breve chiuderemo", ha dichiarato nei giorni scorso il primario del Policlinico di Milano, Antonio Pesenti, a Fanpage.it.

Il professore è l’incaricato di dirigere la struttura. La mega terapia intensiva realizzata per malati Covid-19. L’ospedale alla Fiera indicato come la scialuppa di salvataggio nei giorni più acuti dell’epidemia in Lombardia. Quelli del picco, dei reparti di rianimazione affollati da contagiati ben oltre il limite di guardie, della città lacerata dalle sirene delle ambulanze, dei morti. Adesso la giunta regionale però è impegnata in una palese robusta frenata. Il passo indietro sarebbe troppo doloroso, sconfesserebbe tutto e tutti, non solo il governatore. "Siamo in fase ancora di valutazione generale, non è stata presa alcuna decisione su un’eventuale chiusura della struttura". Una certa cautela, ora, è presente anche nelle dichiarazioni del professore Pesenti.

"Ogni decisione sarà presa dalla direzione regionale". In definitiva si attendono le decisioni del Governo, e a quelle che farà riferimento la Giunta regionale della Lombardia. In parole povere, l’appiglio è capire se il Governo deciderà che ogni regione deve avere il suo ospedale solo per malati Covid-19. La richiesta viene rappresentata soprattutto da Roma, con palese insistenza. La Lombardia è passata in questa vicenda di errore in errore. Diciamo che ne ha imbroccate davvero poche. Confezionati grandi pasticci e commessi due errori. Quando i vertici regionali hanno scartato Legnano come sede alternativa e a questo punto della vicenda starebbero per disfarsi di "una struttura che già esiste". L’attacco frontale viene da l’eurodeputato Pd Piefrancesco Majorino.

"Si potevano potenziare le terapie intensive pubbliche, invece hanno puntato tutto sulla Fiera. Legittima e doverosa la domanda: cosa farne, ora?", mette frette e pressione Vincenzo Peluffo, segretario del Pd in Lombardia. Già, cosa farne dell’ospedale che si è rivelato inutile, superfluo, costato tre settimane piene di lavoro giorno e notte e venticinque milioni messi insieme con le donazioni? Al centro delle critiche fin dalla sua nascita, dalla stessa comunità medica, che ha giudicato la scelta scarsamente funzionale, la struttura ospedaliera alla Fiera è ritenuta la tessera di un puzzle.

"I pazienti ricoverati sono stati venticinque, se avessero dato un milione a ciascun paziente si sarebbe risparmiato", fa notare un luminare di respiro mondiale, Luciano Gattinoni. Operativo di questi tempi in Germania, il professore non risparmia rilievi e appunti scritti con la matita rossa. "I colleghi hanno denunciato la carenza di guanti, mascherine, camici. Se quei soldi spesi per l’ospedale alla Fiera fossero stati destinati all’acquisto di materiale che serviva, forse sarebbe stato molto meglio". Scoperto il bluff, ecco come malamente sono stati impiegati i soldi di donazioni private. Venticinque milioni di euro, non una cosetta da poco.

di FRANCO ESPOSITO

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