L'Intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi estremamente utile per prevenire lo scoppio di focolai. Ne è una prova HealthMap, un sito web gestito dal Boston Children's Hospital in cui un'AI scansiona i social media, le query di ricerca e i flussi di informazione che possono essere la manifestazione del dilagare di un'epidemia. Il 30 dicembre 2019, il programma di data mining aveva individuato un rapporto di notizie su un nuovo tipo di polmonite a Wuhan, in Cina, lanciando il primo allarme internazionale per la pandemia. Il bollettino indicava che sette persone erano in condizioni critiche e valutava l'urgenza con un livello di tre su cinque.

Ad ogni modo anche alcuni specialisti erano stati in grado di presagire la situazione: Marjorie Pollack, epidemiologa di New York City, ha dichiarato che le sembrava di vivere un déjà-vu, facendo riferimento alla Sars del 2003. L'allarme precoce di HeathMap, secondo gli esperti, sottolinea però il potenziale dell'Intelligenza artificiale in questo tipo di circostanze. "L'AI non sostituisce il monitoraggio tradizionale della salute pubblica, ma potrebbe essere un valido strumento per coadiuvare l'azione umana", commenta Matthew Biggerstaff, epidemiologo presso i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

"La tecnologia può essere un valido supporto, la quantità di dati che ogni giorno devono essere analizzati è enorme, serve un mezzo per dare un senso a queste informazioni e per elaborarli in tempi brevi", afferma Elad Yom-Tov, informatico della Microsoft che ha collaborato al progetto con i funzionari della sanità nel Regno Unito. "Il CDC indica dal 2013 una competizione annuale per stabilire con precisione la gravità e la diffusione dell'influenza negli Stati Uniti. Al contest partecipano decine di progetti, molti dei quali sono basati su algoritmi di machine learning, che vengono 'addestrati' per imparare a comprendere le informazioni", spiega Biggerstaff, aggiungendo che molti dei team che si sfidando nel concorso stanno puntando a realizzare un programma in grado di monitorare COVID-19. "Stiamo cercando di sviluppare uno strumento utile per i responsabili politici in modo che possano stabilire con precisione le misure adeguate a contrastare l'epidemia", dichiara ancora l'esperto.

"Anche se sono automatizzati, i sistemi di intelligenza artificiale richiedono ancora un alto tasso di manodopera. La parte più complessa è l'addestramento", osserva Rozita Dara dell'Università di Guelph, ricordando che HealthMap ha previsto correttamente i conteggi del CDC con circa due settimane di anticipo per quanto riguarda la diffusione del coronavirus. "Non si tratta ovviamente di sistemi infallibili, lo stesso HealthMap ha sopravvalutato la prevalenza dell'influenza dal 2011 al 2013 a causa del comportamento delle persone sui media, che è stato mal interpretato dall'intelligenza artificiale", precisa Biggerstaff, specificando che quando l'influenza riemergerà in autunno, saranno necessari diversi test per distinguere i focolai di influenza da quelli di COVID-19.

"In questo senso l'AI potrebbe coadiuvare le istituzioni sanitarie indicando i siti in cui è più opportuno condurre test approfonditi", ipotizza John Brownstein, epidemiologo presso il Boston Children's Hospital. "Alcuni si chiedono se l'AI possa essere sviluppata in tempo per aiutarci nella battaglia contro il nuovo coronavirus. Non sappiamo ancora rispondere a questa domanda, ma molto probabilmente l'intelligenza artificiale si rivelerà più utile per una prossima eventuale pandemia piuttosto che per questa", afferma Dara, che prevede un tempo di realizzazione di circa 6 mesi per la sua tecnologia in grado di localizzare la malattia tramite il data mining.

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