Francesi, spagnoli e tedeschi molto più fortunati degli italiani. È la cronaca dei voli di rimpatrio finanziati dal meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea e che hanno riportato a casa a partire dalla fine di marzo i cittadini comunitari bloccati in Uruguay. Abbastanza pochi sono stati gli italiani, una minima parte delle persone interessate al problema. Il perché è facile da capire: a differenza degli altri paesi citati l’Italia non ha organizzato un bel nulla ma si è accodata in base alla disponibilità che davano gli altri.

Le istituzioni italiane sono rimaste inerti, per i connazionali bloccati solo qualche posto ottenuto su quei voli (ma non è una conquista, lo prevede il regolamento europeo) come per tappare qualche buco senza cercare una soluzione definitiva. Poche presenze però che sono bastate a far scattare il solito meccanismo di autocelebrazione così caro ai diplomatici della Farnesina attraverso le immancabili foto pubblicate su Facebook.

Eppure la realtà è stata ben diversa da quella che qualcuno ha voluto far passare in base alle numerose testimonianze raccolte da Gente d’Italia: c’è chi doveva salire su quegli aerei ma poche ore prima della partenza si è visto cancellare la prenotazione senza alcun motivo e chi è riuscito sì a viaggiare ma poi ha perso le coincidenze ed è stato costretto ad aspettare un giorno in aeroporto facendo lievitare ulteriormente le spese. La principale incertezza è stata la mancanza di voli per l’Italia dalla città europea di arrivo: vista l’assenza di informazioni sicure, anziché restare bloccati all’aeroporto di Madrid o altrove molti hanno preferito non partire.

"Noi vi portiamo in Europa, poi ognuno si arrangia come può": è stata questa la filosofia dei voli europei, umanitari sì ma solo per chi se lo poteva permettere. In base alle informazioni pubblicate dall’Ambasciata possiamo ricostruire la cronologia di questi voli europei partiti dall’aeroporto di Carrasco. Il primo è stato il 28 marzo organizzato dalla Spagna fino a Madrid e con un totale di 286 passeggeri tra cui anche alcuni italiani (senza specificare, anche se fonti ufficiose parlano di un numero basso, meno di una decina). Il secondo c’è stato il 30 marzo organizzato dalla Germania per Francoforte: anche in questo caso solo informazioni generiche sulla presenza di alcuni italiani. L’altoatesino Mattia Berto che su quel volo ci è salito ricorda: "Eravamo in due. Con me c’era anche una signora veneta e abbiamo viaggiato insieme fino a Bolzano".

Il terzo volo europeo è stato quello del 29 aprile, di certo il più importante di tutti possibile grazie all’impegno della Francia. A Parigi sono arrivati -su un totale di 179 passeggeri- anche 30 connazionali che hanno poi dovuto affrontare innumerevoli disagi per arrivare in Italia. "Il prezzo di questo volo di Air France era accessibile, circa 500 euro, ma molte persone lo hanno rifiutato" ha affermato l’ambasciatore italiano Giovanni Battista Iannuzzi intervenuto durante l’ultima seduta del Comites martedì sera. Prezzo accessibile sì ma solo per chi arrivava a Parigi. E poi? Molti passeggeri di quei voli hanno infatti denunciato una miriade di difficoltà per tornare a casa con prezzi finali che hanno più che raddoppiato la quella cifra iniziale pubblicizzata dato che muoversi da Parigi all’Italia non è stata un’impresa facile.

Più che volo umanitario è stato un viaggio della speranza. A questi 3 voli organizzati dall’Ue in Uruguay bisogna poi aggiungere quello del 6 aprile, merito ancora una volta della Francia e per certi versi anche estremamente significativo. La forza aerea uruguaiana ha trasportato 35 persone (di cui 3 italiani) alla Guayana Francese dove ad attenderli c’era un volo europeo diretto sempre a Parigi. In base a questi dati gli italiani rimpatriati con i voli europei fino ad ora sono stati una quarantina anche se mancano i numeri del 28 marzo che sono in ogni caso bassi: e tutti gli altri?

Si tratta, chiaramente, solo di una minoranza del totale delle persone bloccate che sono ben 122. L’Ambasciatore Iannuzzi ha parlato di una sessantina di persone rientrate fino al momento. Peccato però che si tratta di un numero da contestualizzare: questo conteggio tiene conto anche di coloro che hanno organizzato il proprio viaggio autonomamente pagando cifre molto più alte (fino a 3mila euro) con gli unici voli commerciali che ci sono. Perché, dopo due mesi di emergenza, il governo italiano non ha ancora attivato a Montevideo il meccanismo di protezione civile europeo come fatto da Spagna, Germania e Francia? Oppure perché non si è chiesto l’intervento della forza aerea uruguaiana come ha fatto la Francia per trasportare i passeggeri in un’altra città sudamericana con un volo programmato?

Il ministero degli Esteri del sottosegretario Merlo continua a temporeggiare, eppure tra questi cittadini ci sono anche persone anziane con problemi di salute e gente in difficoltà economica. Indiscrezioni dalla Farnesina riportano di un prossimo volo europeo a Montevideo come ha scritto l’organo di propaganda del partito del sottosegretario Merlo. L’Ambasciata però ancora non ne sa nulla come ha ribadito Iannuzzi martedì sera: "La mia sensazione è che finché l’Italia era nel pieno dell’emergenza c’erano più difficoltà ma adesso, con l’inizio della fase 2, sono fiducioso affinché si possa organizzare un volo come fatto dagli altri paesi europei a prezzi convenienti".

Insomma, Merlo e compagni sono velocissimi a propagandare sul solito sito web del Maie la gara per la costruzione di una nuova Cancelleria consolare ( sì, Cancelleria consolare e non Consolato, lo ha confermato a chiare lettere il capo attuale Antonella Vallati " verrà un diplomatico a sostituirmi ma non un console perché il consolato d'Italia a Montevideo non esiste più da tempo, sarà il futuro capo della cancelleria consolare..... ) e vanno invece a scartamento ridotto, anzi ridottissimo, per organizzare un volo di rientro in Patria per i connazionali bloccati qui. Ma fino a quando dovranno ancora aspettare gli italiani in Uruguay???

Matteo Forciniti

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