I soldi per la nuova Cancelleria consolare di Montevideo voluta dal sottosegretario Merlo sono già stati trovati, quelli per aiutare gli italiani a salire sul volo organizzato con un ritardo madornale dalla Farnesina no. L’ultimo capitolo della vicenda che riguarda gli italiani bloccati in Uruguay chiama in causa ancora una volta il Ministero degli Esteri nella tragicomica gestione di questa emergenza. Con oltre due mesi e mezzo di ritardo rispetto agli altri paesi europei, l’Italia ha finalmente deciso di attivare il meccanismo europeo di protezione civile in Uruguay: il 3 giugno ci sarà un volo diretto da Montevideo a Roma operato dalla compagnia Neos per far rientrare (si spera) i 122 italiani bloccati, alcuni dei quali con problemi di salute e con difficoltà economiche. Il costo del biglietto dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 euro e sarà acquistabile a partire da oggi sul sito della Neos inserendo un codice che invierà l’Ambasciata, e solamente con carta di credito. Cioè chi non la possiede non vola…

Alcuni dei 122 connazionali, però, attualmente non sono in grado di poter pagare questi 600 euro e l’Ambasciata per loro non prevede nessun tipo di aiuto: "I tempi e le risorse non ci consentono di venire incontro al suo problema economico. Prospettiamo la situazione ma le suggeriamo di analizzare altre alternative possibili". Questo il messaggio ricevuto ieri con grande delusione da una delle persone interessate. Eppure, soltanto pochi giorni fa, intervenendo in videoconferenza durante la seduta del Comites, il capo della cancelleria consolare Antonella Vallati era stata chiarissima elencando le due forme di assistenza disponibili attraverso i fondi previsti dal decreto "Cura Italia": prestiti con promessa di restituzione e sussidi diretti. Proprio nei giorni scorsi, 5 sussidi erano stati già erogati come hanno informato le autorità consolari e adesso invece? Disposizioni diverse dalla Farnesina o dall’Ambasciatore?

Eliana Fontana è un’italouruguaiana residente a Trento che si trova bloccata in Uruguay dal 17 marzo insieme alla sua famiglia, il marito e una figlia piccola di 9 anni. "Bisogna farsi sentire perché si sappia, non se ne può più di questa storia. Ho mandato mail all’unità di crisi della Farnesina e all’Ambasciata ma si passano le responsabilità tra di loro e nel frattempo noi restiamo fermi qui senza risorse. Abbiamo perso il biglietto che avevamo con Iberia e non sappiamo ancora se ce lo rimborseranno. Con lo scoppio della pandemia mio marito e io siamo rimasti senza lavoro, non so in che modo potrò restituire i soldi".

"Ci chiedono 600 euro a testa… non è un volo umanitario, è una presa in giro" dice Bernarda Tato, italouruguaiana che vive a Milano. "Io capisco la soddisfazione di chi deve rientrare ma in questo modo dà davvero fastidio. Dove sono i fondi europei che dicono di utilizzare? Io ho pagato per venire qui 750 euro andata e ritorno e adesso chiedono 600 euro solo andata. Certo molto meglio questa cifra che le proposte precedenti, 2mila o 3mila euro per viaggi lunghissimi, ma è evidente che non è un volo umanitario".

"Sinceramente pensavo a una cifra più economica, tipo 200 o 300 euro o almeno questo credo che dovrebbe costare un volo umanitario" sostiene Mirtha Fuentes in attesa di tornare ad Ancona dove ha lasciato la figlia con grande preoccupazione. "Dopo tutto questo tempo che siamo rimasti qui oltre il previsto molti di noi hanno delle difficoltà ma credo che per via della disperazione si cercherà in ogni caso di prendere questo volo facendo enormi sacrifici. Mi aspetto però un aiuto da parte dell’Ambasciata, credo che sia doveroso dopo tutto quello che è successo".

Matteo Forciniti

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