(foto depositphotos)

In questi tempi pandemici di poco calcio giocato, giochiamo sul web, sui giornali, in tv, a rimescolare storie di gloria e baldoria dal pallone in quarantena. L’account spagnolo della SSC Napoli ha lanciato via twitter la top 11 degli argentini che hanno giocato nel Napoli con un magnifico messaggio: "Con questa squadra andremo a vincere in qualsiasi campo". I top 11 sarebbero: Navarro, Campagnaro, Fernandez, Ayala, Pineda, Datolo, Josè Sosa, Maradona, Lavezzi, Roberto Sosa, Bertoni. Una goliardica passerella dalla quale il Napoli prende le distanze. Con Nicolas Navarro in porta, rimasto famoso nel golfo per le scorribande notturne in motorino, con Federico Fernandez, detto El Flaco, più per magrezza di prestazioni che per aplomb fisico, e con Mauricio Pineda in qualsiasi campo dovremmo andare con un tir per portarci dietro i palloni che gli avversari ci rifilerebbero. Ma non è questo il problema. Non abbiamo avuto grandi difensori argentini in maglia azzurra, i migliori sono stati nel reparto classe-e-fantasia. Il problema è che gli amici dell’account hanno escluso dai top argentini del Napoli il Pipita, il Cabezon e il Petisso che, al posto di alcune comparse, con la benedizione di Diego, potrebbero rimediare ai gol nella porta di Navarro. Cominciamo dal cuore. Uno scugnizzo, Ezequiel Lavezzi. Un preziosetto, Jesus Datolo della famosa vittoria a Torino con Hamsik contro la Juve. Ma come si fa a dimenticare Bruno Pesaola, il cuore più azzurro che ci sia mai stato? Con i suoi cross da sinistra, impasticcandosi di simpamina e fumando mille sigarette, fece diventare super-cannonieri Jeppson e Vinicio. Il Petisso è stato "un napoletano nato casualmente a Buenos Aires" che alla maglia azzurra ha dato tutto se stesso e a noi, vecchi cronisti e alunni della luna, convocati a notte fonda, raccontava il calcio come una favola. E Sivori? Non solamente juventino. Quando si ritirò, mise su due fazende in Argentina, e una la chiamò Juventus e l’altra Napoli. Abitava a Villa Gallotti, sul mare di Posillipo e girava con la Mercedes bianca guidata dal fido Scarpitti. Tunnel e contro-tunnel. Vedi Omàr quant’è bello, titolò un giornale napoletano. A Napoli, tornò spesso dopo avere smesso. Gonzalo Higuain è una dimenticanza sospetta. Il cannoniere-record del 2016 non può essere "accantonato" per antipatia, per il suo passaggio alla Juve che, comunque, arricchì le casse azzurre, per quei gol da ex. Non un campione di simpatia, ma uno dei più forti centravanti nella storia del Napoli e del calcio, 334 gol in carriera, il braccio armato di Sarri che portò il Napoli sulle soglie di un clamoroso scudetto. E, allora, un attacco con Bertoni, Sivori, Higuain, Maradona e Pesaola (a mettere pace tra tanti galli) potrebbe andare su tutti i campi a dare spettacolo di gioco e gol, il cabezon e il pibe a giocare dove vogliono. E noi a godere con loro. Perdonando a Navarro le papere e sperando che Ayala e Campagnaro tengano su una difesa balzana, neanche protetta da una mediana adeguata, magari "chiamando" Claudio Husaìn, "el picapietre", a sostenerla.

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