Dunque, dopo ‘appena’ due mesi la gran parte degli italiani rimasti bloccati in Uruguay (insieme ad altri 120 cittadini europei) stanno facendo ritorno nel BelPaese dopo essere partiti ieri dall’aeroporto di Montevideo. Ovviamente, il governo tricolore e i rappresentanti in Sud-America ‘spacciano’ la notizia con evidente trionfalismo. Nel redigere un comunicato, cari Lettori, non ci vuole molto e soprattutto spesso e volentieri ci si scrive quello che si vuole e la stragrande maggioranza dei media non fa che un uso abbondante del copia e incolla, senza verificare con esattezza il tutto. Per fortuna, però, noi questi connazionali bloccati da marzo e finalmente rimpatriati li abbiamo sentiti, pubblicandone la rabbia e la frustrazione perché abbandonati a se stessi. In verità si sono fatti sentire anche autonomamente tramite gruppi creati su Facebook. Partiti comunque ieri mattina dall’aeroporto di Montevideo con il volo speciale della Neos che porterà in Italia. Con un grosso ritardo, e dopo le numerose denunce raccolte da Gente d’Italia, il Ministero degli Esteri ha deciso di servirsi del meccanismo europeo di protezione civile per organizzare un volo dall’Uruguay così come avevano già fatto tra il 28 marzo e il 29 aprile Spagna, Germania e Francia.

Non è stata la soluzione migliore per via del prezzo (600 euro, che non ha nulla di umanitario) ma comunque sia è stata per molti la fine di un incubo. Tra gli italiani bloccati c’erano persone anziane e con problemi di salute, alcuni anche in difficoltà economica che avevano chiesto invano un piccolo aiuto all’Ambasciata: sono rimasti ospiti in questo paese amico 2 mesi oltre il previsto prosciugando le risorse economiche ed esaurendo anche un po’ la pazienza. Si sono organizzati attraverso un gruppo su WhatsApp dove condividevano le poche informazioni disponibili e si mantenevano uniti alimentando la speranza nonostante il pasticcio del Ministero degli Esteri nella gestione di questa emergenza. Con questo volo si chiude un capitolo della storia degli italiani bloccati. Molti altri però restano ancora aperti in altri angoli del Sud America dimenticati da Roma. Adesso, infatti, il grido di dolore arriva da un altro Paese che sta soffrendo come pochi al mondo l’emergenza Coronavirus: il Brasile. Anche qui sono tanti gli italiani fermi al palo e che da settimane chiedono aiuto. Non lo diciamo solo noi, ma anche la politica italiana è sensibile a quest’aspetto.

Ieri, per esempio, il Questore della Camera e membro della commissione affari esteri Edmondo Cirielli (di Fratelli d’Italia) ha chiesto esplicitamente che "il governo Pd-M5S non abbandoni gli italiani bloccati in Brasile". E per questo ha annunciato un'interrogazione parlamentare al ministro Luigi Di Maio per sapere quali iniziative intende mettere in campo per favorire il rientro immediato in Italia di tanti connazionali impossibilitati a muoversi dalla Repubblica Federale del Brasile. "In quel Paese – le parole di Cirielli - si sta consumando una vera e propria strage di persone affette da Covid-19. Gli ultimi dati sulla pandemia sono impressionanti: 555.383 casi e 31.199 morti. E le recenti dichiarazioni del presidente Bolsonaro ("Mi dispiace per le vittime del Covid, ma moriremo tutti") fanno temere il peggio. Per questo, il governo italiano deve intervenire subito, tramite la Farnesina e l'Ambasciata Italiana in Brasile, per organizzare, in tempi rapidi, i voli di rientro in Italia. Non si può perdere altro tempo, a rischio c’è la vita dei nostri connazionali".

Beh, vista l’operazione Uruguay non c’è da dormire sonni tranquilli. Non si può dire certo che il ministero degli Esteri in primis e il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo abbiano agito con particolare velocità. Anche se quest’ultimo, a dire il vero, non è che è stato con le mani in mano. Perché mentre nel mondo tutti i governanti erano alle prese con la pandemia, lui ha accelerato sui lavori per la costruzione della nuova cancelleria consolare a Montevideo.

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