Atlantia si avvicina al Governo. Ma il Governo? Aspetta, tergiversa, malgrado il premier Conte inviti l’Esecutivo ad assumere una linea precisa, sollecita, definitiva, in merito all’annosa, imbarazzante, disgustosa questione del rinnovo della concessione delle autostrade italiane ad Atlantia. La multinazionale dei Benetton ritenuta dagli esponenti Cinque Stelle al Governo la vera, unica responsabile del crollo del Ponte Morandi, costato la vita a una quarantina di persone. Gli allora abitanti di un quartiere di Genova sparito, tra mari di lacrime, commozioni, polemiche, strascichi giudiziari. Atlantia ha mosso un nuovo passo verso il Governo. L’obiettivo è trovare un’intesa sul dossier Autostrade. Disponibile, Atlantia, a migliorare la proposta attraverso il riconoscimento di ulteriori vantaggi a favore del Governo. Il premier Conte ha rigettato l’ultima offerta presentata dalla società dei Benetton. Riunito con quello di Aspi, in seduta straordinaria, il consiglio di amministrazione di Atlantia ha risposto quindi con un gesto di evidente chiara distensione. L’idea finale è la creazione di una nuova road map.

Atlantia ha inviato la lettera al ministero dei Trasporti. In maniera chiara è possibile leggervi la volontà di proseguire "anche e successivamente al 30 giugno 2020 le interlocuzioni per la definizione di un’intesa". Continuando, nel frattempo, a gestire la concessione, in modo da conservare sotto gli occhi, nei dettagli, il panorama della spigolosa vicenda. Laddove il Governo, in questi mesi, non ha smesso mai di agitare la minaccia di una soluzione appunto governativa. La risoluzione automatica della concessione poteva scattare a fine giugno, unitamente all’indennizzo che spetterebbe ad Autostrade: circa 23 miliardi di euro, a seguito delle modifiche introdotte in maniera unilaterale dal Governo con l’ultimo decreto Milleproroghe. Aspi e Atlantia hanno rimosso la tagliola del 30 giugno. Possono così elaborare una nuova offerta al Governo. Critica sulle norme del Milleproroghe, che ridurrebbero l’ammontare dell’indennizzo allo Stato in caso di revoca della concessione ad appena sette miliardi, Atlantia non intende minimamente rinunciare ai propri diritti. Quelli già maturati e gli altri che matureranno in futuro.

Il gesto della lettera, atto ufficiale, è la comunicazione netta che Atlantia non cerca lo strappo col Governo. All’Esecutivo, da giorni, ha avanzato una richiesta precisa migliorativa della propria offerta. Ma la cosa può avere un seguito solo se Aspi verrà messa nella condizione di autofinanziarsi sul mercato. Passaggio, questo, non facile: bisognerà rimuovere il famigerato articolo 35 del Milleproroghe. Deprezzando il valore della società, le impedisce di autofinanziarsi sul mercato. Un ostacolo grosso, alto. Se superato, Autostrade è pronta a discutere su tutto e a migliorare la sua offerta. "Però senza farci strangolare con condizioni insopportabili". Giusto e corretto, a questo punto, riscrivere la storia. La vecchia offerta di Atlantia valeva in tutto fino a cinque miliardi, basata su questi punti essenziali: taglio delle tariffe, il cinque per cento per tutta la durata delle concessioni; maggiori investimenti, un miliardo e mezzo di euro che porterebbero il piano complessivo a quota 14,5; fondi destinati a Genova e ai suoi cittadini, ottocento milioni; seicento milioni per la ricostruzione del Ponte. Sarà questo il punto di ripartenza della trattativa.

Punto primo, il capitolo tariffe. Sotto questo aspetto, il Mef ha svolto un ottimo lavoro, il tavolo tecnico già ha prodotto l’intesa su otto dei sedici punti in discussione; gli investimenti possono convincere il Governo. Ma come procede l’intera questione sul piano degli investimenti istituzionali? Gli investitori istituzionali, Cip e fondo F2i, grandi fondi pensione, pare siano disponibili a rilevare una quota del capitale di Autostrade. In cambio di cosa? L’ottenimento di vari posti nel Cda. Il progetto in itinere prevederebbe il procedimento per gradi con l’acquisizione di un primo pacchetto di minoranza. Ma non viene esclusa la possibilità che Atlantia, ora controllante dell’ottantotto del capitale di Aspi, scenda sotto il cinquantuno per cento. Il premier Giuseppe Conte ha dichiarato che sul suo tavolo "non c’è una proposta accettabile", aggiungendo in un secondo momento che se "in extremis arrivasse un’altra proposta saremmo obbligati doverosamente a prenderla in considerazione". L’altro ieri l’ultima riflessione sul tema che toglie il sonno ai Benetton e al Governo. L’ha firmata Conte, e chi se non lui, il capo del Governo? "Il dossier va chiuso subito, vorrei farlo nei prossimi giorni". Il conto alla rovescia è partito. La lettera ufficiale di Atlantia prova a bloccarlo.

Franco Esposito

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