Sottosegretario Merlo, lei è stato lungamente contestato e non solo in Uruguay per questa grande fretta sulla gara di appalto per la costruzione della nuova cancelleria consolare a Montevideo in un particolare momento di problemi legati al Coronavirus. In tanti abbiamo chiesto a più riprese a lei e all'inviato dalla Farnesina in Uruguay con le funzioni di ambasciatore Gian Battista Iannuzzi perché non rinforzare prima gli uffici della Cancelleria consolare e poi pensare ad una nuova costruzione? Quesito rimasto a lungo senza risposta che però non fa bene alla democrazia. Una stampa libera "categoria nella quale Gente d'Italia può con orgoglio annoverarsi - ha scritto pochi giorni fa il responsabile del Pd all'estero Luciano Vecchi - ha il compito di stimolare, criticare e "pungolare" coloro che sono chiamati a governare, auspicabilmente, nell’interesse di tutti. Rivolgere "domande", anche scomode, a politici e diplomatici fa parte del lavoro del giornalista; a noi l’onere (e l’onore) di rispondere. Penso che una stampa "addomesticata" non serva a nessuno. Quindi grazie anche per le critiche e i suggerimenti, che sono il sale della politica democratica..." Il sale della politica democratica, giusto, ma da Montevideo e da Roma solo lunghi e imbarazzanti silenzi. Con "richiami all'ordine" di un infastidita ambasciata addirittura a chi stampa diffonde e vende nelle edicole uruguaiane e sudamericane questo quotidiano ("Non si attacca l'ambasciatore....") dimenticando che esiste un contratto con El Pais e che nessuno ha diffamato il neo inquilino di via Josè Benito Lamas...ma si sono chieste solo risposte....ingredienti che fanno parte del gioco democratico come ha giustamente osservato Luciano Vecchi. In questa situazione di stallo comunicativo e di arroccamento della "Casta" di primordiale memoria è riapparso lei, sottosegretario Merlo. Che ha voluto finalmente chiarire: " Non c'è mai stata intenzione di snobbare l'argomento...Non è vero che non voglio rispondere a Gente d’Italia, testata giornalistica che da anni lavora nel settore dell’informazione dedicata alla vasta collettività italiana in Uruguay. Io sono a disposizione" ha detto testualmente, e allora chiarisca:

Perché questa fretta quando sarebbe più giusto rinforzare prima gli organici di Montevideo? "Sì, ha ragione, è un tema all’ordine del giorno. Bisogna assicurare più personale per le sedi diplomatico-consolari. Così sarà anche a Montevideo, quando avremo la nuova Sede Consolare che una volta costruita sicuramente sarà alzata di categoria. Sono stati stanziati i fondi per assumere centinaia di unità di nuovo personale. Bisogna avere il tempo di formare questo personale e poi inviarlo sul territorio. Il Covid 19, come si può immaginare, ha rallentato tutto il processo. Una delle cose che mi sono saltate all’occhio una volta entrato alla Farnesina è stata la mancanza di giovani. Con le nuove assunzioni faremo una rivoluzione in questo senso"

Sì, ma quanta fretta... "Fretta sul progetto della nuova sede consolare a Montevideo? Ebbene sì, ho fretta per tutto: per avere il nuovo Consolato a Manchester, per aprire la nuova Sede a Tenerife, per partire con la nuova sede a Vittoria, Brasile (che se Dio vuole sarà attiva fra un mese), e beninteso per dare prima possibile agli oltre 130mila connazionali di Montevideo una nuova sede, più moderna, più grande, funzionale, dotata di tecnologia di avanguardia. Ovunque ci sia bisogno di più presenza dello Stato italiano noi vogliamo esserci. Vede, direttore, negli anni precedenti governi di ogni colore politico non hanno fatto altro che chiudere Ambasciate e Consolati: noi stiamo facendo proprio il contrario, stiamo aprendo nuove sedi. E Lei lo sa bene, visto che da tanti anni dirige il giornale italiano più seguito in Uruguay. E abbiamo fretta perché vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo preposti prima possibile, a tutto vantaggio delle nostre collettività nel mondo. Questo è stato e sarà ancora prodotto del lavoro di tutto il Governo. Prima insieme alla Lega e ai 5 Stelle e adesso insieme ai Grillini, il PD, Leu e Italia Viva.

Gli iscritti all'Aire fuori dall'area Schengen dal 1 luglio potranno rientrare in Italia ad abbracciare i loro cari, ma solo dopo una quarantena. Non lo trova ingiusto e anche incostituzionale? "Sì, lo trovo ingiusto. Comunque non ci dobbiamo dimenticare che la situazione che viviamo a livello mondiale a causa della pandemia non ha precedenti. Nessun Paese sa bene come agire. Non ci sono precedenti. Tutti i Paesi si sono trovati davanti a un'emergenza mai vista prima, ciascun governo ha reagito a modo proprio, nel bene e nel male. Dunque sì, ribadisco, non lo trovo ragionevole: ma è molto difficile trovare in questo momento una ricetta giusta per combattere questo coronavirus. Persino i medici e gli ormai famosi virologi hanno pareri contrastanti tra loro, per non parlare dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che in certi periodi ha solo creato confusione. Pensate che ci sono dei Paesi che hanno vietato persino il rientro dall’estero dei propri cittadini residenti. Dobbiamo solo sperare che le misure prese da ciascun governo siano in grado di diminuire il rischio pandemia e quindi di poter tornare quanto prima alla normalità.

Ritiene che questo governo si stia veramente facendo carico dei problemi dei suoi cittadini che vivono all’estero? Sì, assolutamente. I fatti parlano da soli: dall’inizio di questa legislatura, sono stanziati fondi per assumere oltre 700 nuove unità alla Farnesina, tra personale di ruolo e contrattisti. Non succedeva da più di vent'anni. Si tratta di personale che, una volta selezionato e formato, arriverà nei Consolati italiani di tutto il mondo e consentirà di velocizzare il lavoro e renderlo più agile, a tutto beneficio dei connazionali. A ben vedere sono davvero tanti i risultati ottenuti a favore degli italiani nel mondo: la Carta d’identità elettronica per gli italiani residenti in Europa; ridotti drasticamente i tempi di attesa per il rinnovo o il rilascio del passaporto nella maggior parte delle Sedi Consolari dell’America Latina, grazie all’implementazione di nuove tecnologie; 50 milioni di euro per la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo (si tratta di un vero e proprio record, mai una somma così alta era stata stanziata prima per questo capitolo); 5 milioni di euro, fondi extra, per l’assistenza ai connazionali ai tempi del coronavirus. E poi milioni di euro stanziati per rafforzare la rete consolare nel Regno Unito, in piena Brexit; più fondi agli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, Comites e CGIE, e tanto altro ancora. Più in generale, vorrei dire che – anche grazie alla presenza al governo di un Movimento come il nostro – rispetto al passato c’è stata un’inversione di tendenza per quanto riguarda le politiche a favore dei nostri connazionali oltre confine. Tempo fa, Lei si ricorderà direttore, si parlava di tagli al personale, di smantellamento della rete consolare, di chiusure di Ambasciate e Consolati. Ora si aprono nuove sedi consolari e si fanno nuove assunzioni. Non accadeva da anni. Insomma, in questa legislatura finalmente esiste una vera politica per gli italiani all’estero.

Come si è mosso il MAIE del quale Lei è il fondatore e presidente? Quali i programmi futuri? All’interno della compagine di governo, prima con il Conte 1 e poi con il Conte 2, il MAIE ha cercato di concentrare la propria energia nelle questioni che riguardano gli italiani nel mondo. Come Movimento Associativo Italiani all’Estero continuiamo a crescere in tutto il mondo. Non solo in Sud America, dove da anni siamo presenti e organizzati e dove abbiamo vinto tutte le elezioni, ma Ricardo Merlo anche in Nord e Centro America e in Europa. Vogliamo portare avanti quella che è prima di tutto una visione culturale e poi politica del Movimento: se non siamo noi italiani nel mondo a pensare a noi stessi, non ci penserà nessuno. Perché ai partiti romani, come li chiamiamo noi, gli italiani all’estero interessano soltanto quando si avvicinano le elezioni. Noi no: noi siamo sempre, tutti i giorni, al fianco degli italiani nel mondo, proprio perché il MAIE è nato da e per gli italiani all’estero, che fanno parte del nostro Dna.

Nonostante gli sforzi della Farnesina però sono ancora migliaia gli italiani in attesa di essere rimpatriati, quando finirà? Finirà quando l’ultimo italiano bloccato all’estero sarà tornato a casa. Ogni giorno, o quasi, abbiamo notizie di voli speciali attraverso cui vengono rimpatriati centinaia di connazionali. Come Farnesina calcoliamo che circa 95mila connazionali siano già rientrati in Patria. Oltre il 90% degli italiani costretti loro malgrado a restare in un Paese straniero sono potuti tornare a casa. Certo, non è ancora finita, anche a causa del blocco delle frontiere e delle decisioni di governi che hanno sospeso persino i voli speciali: non entra e non esce più nessuno. Credo l’Italia sia il Paese che ha effettuato più operazioni di rimpatri al mondo.

Il problema del voto elettronico. Lei è d’accordo nel cambiare sistema viste le denunce di brogli negli ultimi anni? Il sistema va cambiato, sono d’accordissimo. Come Movimento siamo a favore dell’inversione dell’opzione, ovvero del registro degli elettori, e del voto elettronico. Vedremo quale sarà la posizione delle altre forze politiche che compongono l’attuale maggioranza. Per quanto mi riguarda, sono disponibile ad affrontare il tema e a trovare soluzioni concrete domani mattina, ma allo stesso tempo devo dirLe che sto trovando alcune resistenze. Forse, a parte le parole in pubblico, non tutti vogliono davvero mettere in sicurezza il voto all’estero. Il tempo, ne sono certo, ci darà risposte su chi è chi.

Un ultima domanda, sottosegretario: qual è secondo lei il ruolo della stampa italiana all’estero e in particolare in Sud America, dove anche lei conferma che Gente d’Italia da 22 anni continua a fare informazione obiettiva... La stampa italiana all’estero, non da oggi, ha un ruolo fondamentale. Glielo dice uno che è stato giornalista e ha diretto diverse testate giornalistiche. So quanto sia importante informare con puntualità e obiettività i nostri connazionali, in particolare quelli oltre oceano, così distanti – non solo geograficamente – dall’Italia. Inoltre, la stampa italiana nel mondo contribuisce con forza e diffondere la nostra lingua e la nostra cultura, un aspetto questo assolutamente da non sottovalutare. Anche per questo, quando nel Conte 1 qualcuno metteva in dubbio la sua utilità mi sono battuto per salvaguardare quotidiani e periodici italiani oltre confine..."

Grazie sottosegretario, grazie per aver ristabilito come è giusto che sia un rapporto democratico e civile tra stampa e politica. Ora nella sua veste governativa sarebbe opportuno che lo facesse intendere anche a coloro i quali continuano a ignorare questi principi fondamentali garantiti dalla costituzione... Per l'occasione, perdoni la presunzione, ma è bene anche ricordare che due Presidenti della Repubblica, Azeglio Ciampi e qualche anno fa qui a Montevideo Sergio Mattarella hanno premiato questo giornale (unico caso nel panorama editoriale italiano all'estero) per "il grande contributo che la testata fornisce al rapporto affettivo, culturale, di conoscenza economica di collegamento con l'Italia... E' un lavoro, un opera di grande importanza... Di questo ringrazio molto il Direttore e tutto il corpo redazionale che vi lavora. Grazie molto per quello che fate. Auguri...." Noi abbiamo sempre rispettato le istituzioni e i titolari nel loro ruolo perchè è giusto e corretto. Ma la regola vale anche per gli interlocutori. Il busto e la testa si piegano e qualche volta ci si inginocchia anche, ma soltanto in Chiesa... E se qualcuno crede di fermarci paventando controlli... che vengano, non abbiamo paura....continueremo ad uscire nelle edicole, come sempre, per raccontare la verità ai nostri lettori.

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