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Elezioni, andranno alle urne milioni di italiani per scegliere i presidenti di: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle D’Aosta e Veneto. Non è poco, tanto è vero che moltissimi opinionisti sono dell’avviso che se Conte non dovesse superare questo scoglio potrebbe dire addio a Palazzo Chigi.

Si dirà: che cosa c’entrano le votazioni delle regionali con l’esecutivo? Hanno un’importanza fondamentale e il precedente di Massimo D’Alema lo conferma. L’allora presidente del consiglio comunista fu costretto a dimettersi dopo una debacle subita appunto sulle stesse consultazioni che si terranno il prossimo autunno. La posta in palio di queste elezioni è altissima. La maggioranza è ancora divisa e non ha trovato un accordo preciso sui candidati da pre- sentare. Pure nel Pd le voci sono disparate. Il segretario Zingaretti ha contro Gori, sindaco di Bergamo, Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e anche il suo vice, Andrea Orlando.

Non c’è unanimità sulla scelta dei nomi anche perché in tutta la maggioranza non si trova un minimo comune multiplo. Renzi, con la sua Italia Viva, si presenterà da solo e sarà per l’ex presidente del Consiglio un importante banco di prova. Se non dovesse superare il tre per cento dei consensi o andare addirittura sotto in quanti lo seguiranno ancora nella sua avventura?

I 5Stelle, come al solito, vorrebbero correr da soli perché nessuno dei candidati "ha la personalità giusta", ma se vorranno avere voce in capitolo dovranno alzare bandiera bianca e stringere un patto con i dem.

A destra, invece, la situazione si è chiarita dopo il braccio di ferro tra le tre forze in campo. Prima Salvini ha recalcitrato e non ne voleva sapere degli uomini (o le donne) che Silvio e Giorgia avevano proposto. Poi, pur di raggiungere il successo, ha ceduto e ha detto si alle candidature di Raffaele Fitto per la Puglia e di Stefano Caldoro per la Campania. Il quale ultimo se la vedrà con il governatore uscente, Vincenzo De Luca assai noto per il suo linguaggio molto pungente e colorito.

É evidente, dunque, che a settembre si giocherà una partita nazionale più che locale. Alcune mosse di Roma lo la- sciano prevedere. Il premier che comprende la delicatezza di quella consultazione, aveva lanciato una mossa a sorpresa, parlando di una riduzione dell’Iva.

Ma è stato subito stoppato da 5 Stelle e Pd. I dieci miliardi di risparmi sarebbero insufficienti, ce ne vorrebbero almeno quaranta. " Sono sforbiciante che non servono a nulla", si dice da più parti". Da Bruxelles e dallo stesso ministro dell’economia Gualtieri arriva un secco no. "Ci vorrebbe una rivisitazione su tutto il fisco", sostiene Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. Insomma, Conte ha dovuto fare marcia indietro, riconoscendo che il provvedimento non avrebbe risolto i tanti problemi della nostra economia. A proposito, ironicamente, un quotidiano dell’estrema sinistra titola stamane a tutta pagina "Le volpi e l’Iva", ricordando una favola latina che studiavamo al ginnasio-liceo.

Che cosa succederà a settembre non è facile prevederlo. Il centro destra si augura uno schiaffone dato agli avversari. Il centro sinistra spera che almeno quattro regioni reste- ranno di "loro proprietà". Ma gli unici a dettar legge quei giorni saranno, grazie a Dio, gli italiani.

Bruno Tucci

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