DI MIMMO CARRATELLI

 

Quello che Ancelotti aveva confuso e dilapidato del Napoli, portandosi via come unico trofeo le due eroiche partite contro il Liverpool (una vittoria e un pareggio), troppo alto e distante il suo magistero, Gattuso ha restituito con umiltà e passione, ma anche sapienza calcistica, ricomponendo una squadra che aveva bisogno di una guida più “vicina” ai giocatori conquistandone fiducia, convinzione e solidarietà.

 

Nelle prime diciotto partite di questa stagione, fra campionato e coppe, Ancelotti conquistò 29 punti (7 vittorie, 8 pareggi, 3 sconfitte), Gattuso in diciotto partite ne ha conquistati 37 (12 vittorie, un pareggio, 5 sconfitte), battendo Lazio, Inter, Juve e vincendo la Coppa Italia.​

 

Dall’ultimo inciampo, col Lecce al San Paolo, Gattuso ha infilato una serie positiva di otto partite (sei vittorie, due pareggi) che hanno rilanciato il Napoli. De Laurentiis gli ha dato una grossa mano sostenendolo nelle prime gare disastrose, quattro sconfitte nelle prime sei partite.​

 

Il presidente ha confessato che, nonostante la grande amicizia con Ancelotti, persona di garbo unico, avrebbe voluto licenziarlo a inizio di questo campionato mentre telefonava a Gattuso di non prendere impegni con altre squadre. De Laurentiis aveva capito che Ancelotti, alla seconda stagione sulla panchina azzurra, aveva fatto clamorosi passi indietro fino alla ribellione della squadra al ritiro dopo la partita col Salisburgo al San Paolo.​

 

Scurdammoce ‘o passato. Scurdammoce anche il quarto posto Champions perché l’Atalanta è un treno. Si è ripresentata dopo il lockdown rifilando sette gol ai primi due avversari che le sono capitati (Sassuolo e Lazio). E così sono sempre 12 i suoi punti di vantaggio sul Napoli che dovrà anche giocare a Bergamo (giovedì 2 luglio).​

 

Però il campionato non va mollato nel senso che va giocato con costante applicazione e risultati di incoraggiamento per prepararsi al meglio all’ultimo sogno di stagione, il retour-match col Barcellona al Camp Nou (7/8 agosto) partendo dall’1-1 del San Paolo.​

 

La Spal ha i suoi seri problemi di classifica, penultima con un pesante distacco dalla zona-salvezza. Che partita farà stasera dipenderà molto dal Napoli. Gattuso non vuole cali di tensione e a Verona la squadra non l’ha deluso. La formazione di Juric, che gioca un buon calcio, aveva la migliore difesa dopo le prime tre in classifica. Il 2-0 del Napoli è stato un risultato eccellente, unico alibi per i veronesi avere giocato tre giorni prima, più riposato il Napoli.​

 

In questo scorcio di campionato con partite ravvicinate sono da evitare infortuni. Il Napoli deve arrivare all’appuntamento di Barcellona con tutta la “rosa” integra.​

 

Al Bentegodi s’è rivisto Ghoulam dopo un’assenza di otto mesi. Ha dipinto (una sua specialità) il corner del raddoppio. Sarà utile testarlo per valutare il recupero dell’esterno che, prima degli infortuni, era considerato tra i migliori d’Europa nel suo ruolo.​

 

Occorrerà dare più spazio a Lobotka, non solo per fare rifiatare Demme, ma per conoscerne meglio le qualità (più tecnico del tedesco, però minore grinta). Anche Elmas andrà provato molto scoprendone meglio le attitudini difensive. Zielinski dovrà essere finalmente il campione pronosticato da Sarri, smettendola di rimanere a metà strada. È da applausi il nuovo Insigne ben “lavorato” da Gattuso.​

 

Chissà se restano Koulibaly e Allan. Se ne andrà Callejon, uno dei giocatori più importanti del Napoli di Benitez e Sarri. Lozano, un pallino di Ancelotti dal Mondiale di Mosca, è costato 38 milioni e ha un contratto quinquennale di 4 milioni.​

 

È stato pronto, a Verona, ad accompagnare di testa in rete il corner bene arcuato di Ghoulam giocando i dodici minuti finali (recupero compreso). Un acquisto eccessivamente oneroso, viste anche le prestazioni. Probabilmente è fuori dal futuro azzurro, ma bisogna pur piazzarlo al meglio per le casse del Napoli.​

 

Girano le solite voci di mercato, sotto osservazione giovani difensori di stazza. Prescindendo dall’ingaggio di Petagna, 25 anni e centravanti di combattimento, che vedremo stasera al San Paolo, e dal destino di Milik, occorrerebbe un nuovo Higuain, cioè una punta da venti gol in su.​

 

L’anno prossimo sarà un obiettivo irrinunciabile la qualificazione in Champions, serve un attaccante sterminatore.