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Non stupisce affatto questa emorragia di parlamentari 5stelle verso la Lega. Anzi ci si chiede spesso cosa ci facesse, ad esempio, uno come Gianluigi Paragone tra i 5stelle. Gianluigi Paragone è nato leghista. Dirigeva addirittura l’organo di stampa ufficiale del partito. È grazie a lui (oltre che ad una legge elettorale balorda) che è stato possibile il più improbabile dei Governi, quello precedente a questo. La sua espulsione dal M5s è apparsa un po’ come un autogol. Un Esecutivo in cui si sono fusi il velleitarismo inconcludente dei grillini con la volontà di potenza della Lega. I primi non ci hanno guadagnato certo. In meno di un anno la Lega ha invertito i rapporti di forza reclamando per sé la leadership del Governo. Sappiamo come è andata finire. Ma paradossalmente il dimagrimento dei consensi elettorali, ha fatto bene ai 5stelle. In futuro potranno lucrare una rendita di posizione. Favorita anche dall’essere oramai liberi dalla responsabilità propria di un partito di maggioranza relativa.

Ponendosi con molta probabilità, come l’ago della bilancia per qualsiasi maggioranza. Ma oltre che da una legge elettorale come già detto alquanto bislacca, ciò sarà reso possibile dal fatto che i grillini non sono culturalmente vincolati a nulla e a nessuno. Non hanno una collocazione ideologica. Sono del tutto fungibili. Buoni per tutte le stagioni. Utili sia a fornire supporto alla destra che alla sinistra. Fiancheggiano i primi nell’autoritarismo feroce inaugurato dalla Lega di Governo. I secondi nel consolidamento del potere. A cui oramai sono legati al pari di tutte le componenti politiche. Naturalmente il Movimento, fluido per definizione, ha tante anime. Inquadrarle nella classica dicotomia destra-sinistra è però difficile. Essi sono nati proprio per superare la tradizionale storica contrapposizione. Si tratta di capire se, una volta incorporati nelle dinamiche del potere, le diverse anime del Movimento si trovino più a loro agio con la Lega o con la sinistra. Non credo ci siano dubbi in merito. Con la sola possibile eccezione dell’ala che fa capo a Fico, i parlamentari grillini propendono decisamente per una collocazione a destra.

È rimasto solo Beppe Grillo a perorare una intesa a lungo termine con il Pd. Che non è poco, è vero. Ma che è insufficiente a scavalcare sia l’ala governativa, maggiormente protetta dal l’accordo leghista, sia quella movimentista di Di Battista. Il quale, più che altro, manovra per spostare il Movimento a destra. Egli rappresenta quella parte dei 5stelle a cui un accordo col Pd non è mai andato giù. Arrivando anche a rompere con Grillo pur di perseguire lo scopo del divorzio dalla sinistra. Intanto la Circe padana incanta i tanti grillini desiderosi di cambiar casacca. Sono stati finora 35 ad aver lasciato il Movimento, molti dei qua- li passati nelle file leghiste, ammaliati dalle promesse di Salvini. Si contano sulle dita di una mano quelli che mancano adesso per ribaltare il ribaltone dello scorso anno. E non è sfuggito certo quel riferimento del leader leghista alla elezione del prossimo Capo dello Stato. “Lo eleggeremo noi e i 5stelle” ha detto pochi giorni fa il Capitano. Una affermazione azzardata dati gli attuali numeri in Parlamento. Ma che appare come una allettante offerta agli ex alleati. Più che propensi a lasciarsi incantare dal canto delle sirene padane, piuttosto che annegare tra i flutti di un Movimento allo sfascio.

Antonio Buttazzo

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