(foto depositphotos)

Il Comune di Napoli in primo piano. Il bilancio in rosso, un buco di settantacinque milioni di euro. Pesano anche gli evasori, uno su due non paga la Tari. Consiglio Comunale, Giunta e il sindaco De Magistris alle prese con un problema di gravità assoluta, come fare? Il provvedimento immediato prevede il blocco delle spese e delle assunzioni. Nessun esito hanno prodotto gli allarmi e le grida di aiuto lanciati verso Roma. Il Governo ritiene di non poter aderire alle richieste accorate che arrivano da Palazzo San Giacomo. De Magistris e i suoi si ritrovano nella peste. Il post Covid-19 prospetta problemi in serie che l’amministrazione comunale non sembra in grado di tamponare. Figuriamoci se è nella condizione di risolverli. Le assunzioni di personale dovevano essere seicento quest’anno e 482 nel 2021, per un totale di 1082. Ma in Comune non si vedrà neppure l’ombra di un nuovo dipendente. Questo come immediato effetto del debito comunale, cresciuto a 2,7 miliardi. Nel rendiconto firmato dall’assessore alle Finanze la giunta guidata da De Magistris ha dovuto effettuare una scelta obbligata e dolorosa: il taglio dei fondi per il concorso pubblico. La classica pezza a colori per coprire il buco nei conti del Comune. Una sforbiciata da settantacinque milioni di euro. È scritto tutto nella delibera 211 approvata il 29 giugno. Il fallimento politico e amministrativo è sotto gli occhi di tutti. L’anno prossimo il sindaco De Magistris chiuderà bottega, non potrà ricandidarsi. Forte è il timore dei burocrati comunali di finire nel mirino della magistratura contabile. Impegnati in una robusta azione di tampone hanno approvato il blocco della spesa. Fatta eccezione per quella essenziale, come da imposizione della Corte dei Conti un anno fa. Inoltre l’amministrazione comunale, colpevole di un’altra incongruenza, ha utilizzato i fondi vincolati: stornati soldi che dovevano essere impiegati per pagare debiti. Una irregolarità molto seria. Risulta inoltre dismesso il patrimonio. Dovevano arrivare decine di milioni, ne sono arrivati solo sette. Il rendiconto Andrà ora sottoposto al Consiglio comunale. Un serio ostacolo si para quindi davanti al sindaco, non sarà facile superarlo. De Magistris non dispone di una maggioranza politica, difficile che riesca a racimolare i voti per l’approvazione di una manovra che porrà i consiglieri davanti a una pesante responsabilità rispetto a quanto ordinato dalla Corte dei conti. "È reato grave scaricare sulle future generazioni i debiti", ha scritto la Corte Costituzione in una delle sentenze più importanti degli ultimi anni. Il Comune ha già spalmato il suo su trent’anni. Oltretutto la Corte Costituzionale ha quantificato il debito comunale in 2,7 miliardi, non di 1,7 come conteggiato dal Municipio di Napoli, fin dal 2015. Un mostruoso extradeficit da coprire in maniera retroattiva. I conti vanno rifatti a partire dal 2015, necessita ricalcolare il debito del debito spalmato su trent’anni. La sforbiciata da settantacinque milioni si è rivelata di conseguenza indispensabile. Quaranta presi dal "fabbisogno del personale", trentacinque dalla mancata vendita della rete del gas, slittata al prossimo anno. De Magistris e i suoi costretti ad autentiche acrobazie. Trapezisti del bilancio comunale. Comunque lo giri, i conti sono causa di preoccupazioni e dolori. Mai raggiunto il reale equilibrio di cassa: non reintegrate le entrate vincolate utilizzate per il finanziamento di spese correnti. Scrive il ragioniere generale del Comune di Napoli, Raffaele Grimaldi: "L’obiettivo di recupero del disavanzo è stato raggiunto solo parzialmente per circa 7,3 miliardi, principalmente per effetto della mancata realizzazione delle alienazioni patrimoniali programmate per l’annualità 2019". Un giudizio, questo, indubbiamente molto duro. Ancora di più in considerazione che "la vendita di immobili Panini aveva fissato entrate per ottantuno milioni, mentre nelle casse comunali sono arrivati solo 7,3 milioni". Un indice molto basso di riscossione anche per la tassa raccolti rifiuti, la Tari. L’indice di evasione è pari al cinquanta per cento, un napoletano su due non la paga. Il ragioniere generale annuncia la chiusura della cassaforte del Comune e il blocco della spesa. Il parere è allegato alla delibera. "Si rende necessario limitare l’assunzione delle spese correnti a quelle obbligatorie per legge, o ordinate da provvedimenti giurisdizionali esecutivi, la cui mancata assunzione porterebbe a danni gravi e certi per l’ente". Il nuovo buco in bilancio coperto in maniera anomala, non coerenti, le spese bloccate e quant’altro, il monito della ragioneria generale: questa è la vita e questo è il quotidiano a Palazzo San Giacomo. Le ore difficili del Comune di Napoli, in bilico tra nuove paure e la fine del mandato per Luigi De Magistris. Il sindaco non sarà più eleggibile.

di FRANCO ESPOSITO

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