Il trentennale dei Mondiali di Italia ‘90 è l’occasione per scoprire il segreto di un successo unico e meravigliosamente romantico. Stiamo parlando di "Un’estate italiana", la colonna sonora di quel torneo, meglio conosciuta come "Notti magiche" che è diventata la canzone italiana più famosa in Uruguay. Forse qualcuno resterà sorpreso ma il brano di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato qui ha raggiunto una popolarità trasversale che neanche i grandi classici come Volare o ’O sole mio -solo per citare due esempi- sono riusciti a raggiungere. È stato un successo clamoroso e intergenerazionale che riguarda tutti e che trova il suo apice puntualmente ogni quattro anni di fronte a una nuova colonna sonora destinata a finire nel dimenticatoio subito dopo.

A essere sinceri, però, anche in Italia "Notti magiche" ha finito per essere volutamente dimenticata perché in fondo si tratta di un ricordo amaro, un sogno spezzato sul più bello quando la nazionale azzurra uscì in semifinale ai rigori contro l’Argentina di Maradona. Anniversario o meno che ci sia non importa: incredibilmente in Uruguay "Un’estate italiana" è molto più ascoltata che nel Bel paese, le radio locali la trasmettono spesso e poi durante ogni mondiale è quasi un’apoteosi. Come spiegare tutto ciò? I fattori possono essere molteplici e vanno dall’amore smisurato di questa popolazione per il fútbol al sentimento nostalgico onnipresente quasi su tutto. Insomma, un mix perfetto di calcio e nostalgia che qui è solito trovare terreno fertile.

 

Quella coppa del mondo del 1990, tra l’altro, mise di fronte proprio i due paesi fratelli agli ottavi di finale. L’Italia si impose 2 a 0 trascinata da un grande Totò Schillaci. Guardando la panchina dell’Uruguay si resta sbalorditi: allora come oggi, l’allenatore è il maestro Tabarez, l’uomo dei record, la cui seconda avventura è ricominciata nel 2006. "Per noi italouruguaiani fu una sensazione molto strana" racconta Gianfranco Adamo, giornalista sportivo e conduttore del programma "La voce dei calabresi" in onda su CX 36 Radio Centenario. "Per la mia generazione era la prima volta che trovavamo di fronte le nostre due nazionali dato che a Messico ‘70 eravamo ancora troppo piccoli. Ovviamente c’era la tristezza per la nostra Celeste ma allo stesso tempo anche la felicità per i nostri azzurri che proseguirono il loro cammino egregiamente e furono fermati purtroppo solo dai rigori in semifinale".

"Quei mondiali furono una riscoperta dell’Italia al di là del calcio" ricorda Adamo. "In televisione era pieno di programmi che parlavano della cultura italiana". Un esempio fu dato proprio dalla musica con "Notti magiche" che "Ha saputo far emozionare la gente. La sua popolarità è un miracolo perché la maggior parte delle persone non capiva il testo ma ne rimase affascinato e continua a esserlo ancora oggi a distanza di anni. Approfittando dell’anniversario bisogna fare un omaggio a Giorgio Moroder, l’autore del pezzo, un grande musicista due volte premio Oscar. Le persone ricordano sempre gli interpreti dimenticando chi ha dato vita a questa canzone".

Membro dell’Associazione Calabrese di Montevideo e profondo conoscitore del calcio italiano, Adamo sottolinea tre punti chiavi che potrebbero spiegare questo smisurato successo: "Innanzitutto la forza, poi il ritmo e il modo magistrale in cui venne interpretata specialmente da Gianna Nannini". Soffermandosi in particolare sul ritornello, ne elogia "lo spirito di grinta e di ottimismo" che trasmette. "Oltre al sentimento di nostalgia e al ricordo di quel torneo" -conclude- "il gran merito di "Un’estate italiana" è stato quello di trasformarsi in un vero e proprio inno dei Mondiali e non solo per quelli del 1990. Gli altri brani vengono subito identificati con la loro edizione e nient’altro. Questo no perché è riuscito a superare le barriere del tempo".

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