Il 23 settembre sarà nelle librerie il secondo capitolo della monumentale opera che Antonio Scurati sta dedicando alla figura di Benito Mussolini. Dopo 'M, Il figlio del secolo', con cui lo scrittore e saggista ha vinto il premio Strega nel 2019, in questo secondo libro lo sguardo si allarga al mondo, che Mussolini vorrebbe vedersi piegare sotto il tacco dello stivale italiano. Grazie a documenti inediti o poco noti, le fonti non sono solo controcanto al racconto ma costruiscono sottotrame avvincenti, che raccontano meschinità e sogni del fascismo al potere.

In particolare, Scurati solleva il velo dell'oblio sulle vicende dell'impresa coloniale africana. Dalle "leggi fascistissime" del 1926, che sanciscono il definitivo smantellamento dello Stato liberale, fino alla grande Mostra con cui nel 1932 il fascismo celebra se stesso nel decennale della Marcia su Roma: in questo nuovo pannello della sua opera Antonio Scurati narra gli anni in cui il regime si consolida e ambisce a permeare ogni aspetto della vita sociale e spirituale italiana.

Sono anni straordinari, nei quali Mussolini è costantemente a rischio - per la grave ulcera che lo affligge e per i quattro attentati cui scampa per un soffio - eppure trionfa su tutti gli avversari, impone la nuova scansione del tempo dell'"era fascista" e viene definito da Pio XI "l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare". Mussolini avvia grandi opere pubbliche, impone una tassa sul celibato per accrescere la potenza demografica italiana, si destreggia tra moglie e concubine, vede agitarsi intrighi e congiure.

Il Parlamento ascolta sbadigliando l'ultimo discorso in cui Benito Mussolini il decrepito Giovanni Giolitti si appella ai valori dello Statuto Albertino, in un'aula ormai gremita solo di camicie nere; il Re si lascia scortare dalla Milizia Nazionale - esercito privato di Mussolini; una capillare rete di delatori informa la Polizia segreta sulle trame dei dissidenti in Italia e all'estero; i sindaci diventano podestà e Gentile dà alle stampe il Manifesto degli intellettuali fascisti, mentre D'Annunzio a Gardone è ormai "un bambino viziato che costa troppo".

E intanto l'esercito italiano si macchia di orrendi crimini di guerra per conquistare i deserti dell'entroterra libico. Proseguendo il suo lavoro di ricostruzione storica e civile, Antonio Scurati narra gli anni in cui regime si consolida e pone le basi per la propria corruzione; ma al tempo stesso mette in scena con plastica intensità uomini e donne che in quell'Italia hanno riposto ogni loro speranza, e con le loro ambizioni e le gesta hanno fatto la Storia da cui veniamo.

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