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Berlusconi gli tende la mano. "Sto con Attilio, una persona perbene finita nel tritacarne". Il centrodestra fa quadrato. "Non ci divideranno", dice la Meloni, forte e chiaro. Voci in un oceano di accuse. "Salvini ora lo cacci, questa giunta regionale è inadeguata, ha solo dato spettacolo in tv", firmato Stefano Buffagni, leghista, vice ministro dello Sviluppo economico del governo Conte. "Spero che la Lega tifi fuori il lato concreto e non quello piagnina". Sotto assedio in Regione Lombardia, il presidente regionale Attilio Fontana potrebbe incassare a breve la sfiducia delle opposizioni. Il M5S ha presentato appunto una mozione di sfiducia. "Deve dimettersi", chiedono Pd e M5S. Al Pirellone, sede del governo regionale, sbarca l’inchiesta dei camici. Il presidente sotta accusa ha riferito alla Giunta. "Mai mollare", ha raccontato la sua verità in Aula. Una contro narrazione dell’emergenza in Lombardia. La premessa lunga dieci minuti, poi l’ennesimo cambia- mento: fornita una nuova versione e silenzio assoluto sulla banca svizzera e sui Trust alle Bahamas. "Si è trattato di negoziati del tutto corretti".

I fatti. Attilio Fontana, governatore della Regione Lombarda, è indagato per frode in pubbliche forniture sui settantacinque camici bianchi forniti per 813mila euro e poi donati dalla società del cognato Andrea Dini, la Dama spa, alla Aria spa. Società lombarda che si occupa di acquisti.

Fontana, a giugno, aveva detto di non sapere nulla della procedura. E di non essere intervenuto. Dagli atti dell’inchiesta ora emerge che il 19 maggio, quattro giorni dopo l’inchiesta di Report, da un conto in Svizzera tentò di fare al cognato un bonifico di 250mila euro, poi bloccato. Fontana, da anni, sul conto svizzero aveva fatto uno scudo per 5,3 milioni. Il 20 maggio il cognato Andrea Dini trasforma la fornitura in donazione. I pm ritengono che "nessun atto ha mai registrato la trasformazione in contratto".

Già indagati dalla Procura di Milano, il cognato di Fontana, con l’accusa di "turbata libertà nel processo di scelta del contraente (ricevuta a giugno la richiesta di fornitura per 75mila camici dalla Aria spa), e il direttore generale della stessa società, Filippo Bongiovanni, I magistrati hanno appurato che la donazione di camici non è stata mai accettata dalla Regione.

I magistrati vogliono innanzitutto sapere perché il presidente della Regione Lombardia abbia agito con così tanta fretta. In quei giorni, tra Covid e minacce, Attilio Fontana trovò il tempo per i soldi al cognato. L’opposizione chiedeva da mesi un chiarimento. Sulla vicenda dei "camici prima comprati poi trasformati in donazione dalla Dama spa, l’azienda del cognato di Fontana e, per dieci per cento, della moglie del governatore regionale. Ma non è questa l’unica situazione, in questi mesi, su cui necessita indagare. Bisogna verificare cosa è veramente accaduto. L’avvocato Jacopo Pensa, difensore di Fontana, sostiene con forza questa tesi: "Fino al momento dell’intervista concesso ai giornalisti di Report, il mio assistito era all’oscuro dell’onerosa fattura che Aria avrebbe dovuto pagare a Dama. Quando l’ha scoperta, ha chiesto al cognato di rinunciare, per evitare che la loro parentela venisse male interpretata".

Già condannato nel 2019 a un anno e poi a cinque anni e dieci mesi, il governatore è ora indagato proprio per quel bonifico. Insospettisce i pm, alla luce del momento molto delicato vissuto in quei giorni dalla Lombardia e dal Paese. "Quel bonifico doveva essere una sorpresa al cognato per ripagarlo del danno subito", prova a mischiare le carte l’avvocato che ha assunto la difesa di Fontana. Ma prima di andare, il governatore regionale chiede ai collaboratori di recuperare l’Iban dell’azienda del cognato. "Non può chiederlo alla moglie?", domanda qualcuno più scafato di altri.

Il governatore certamente a quel bonifico teneva molto. Ma come mai in quei giorni sia riuscito a trovare il tempo se lo chiedono anche gli investigatori e l’impiega- to dell’Unione Fiduciaria. Davanti a una casuale così assurda ("Acconto fornitura camici e favore di Aria spa) perché hanno deciso di segnalare l’ipotesi a Bankitalia. Da qui l’avvio della procedura per "frode nelle pubbliche forniture", che vede indagati Attilio Fontana, il cognato Dini, Filippo Bongiovanni ex dg di Aria spa, e la sua vice Carmen Schwegl.

Quelli erano giorni complicati anche in Aria spa, "alla ricerca disperata di mascherine, dpi, per gli ospedali in sofferenza". È questo un passo del racconto di decine di impiegati sentiti dai pm Furno, Scalzo e Filippini. Bongiovanni e Schwegl hanno accettato il passo indietro di Dini. Il 20 maggio l’imprenditore ha comunicato che "la fornitura sarebbe diventata una donazione". Ma gli ultimi venticinquemila camici promessi, a dispetto del momento complicato, non sarebbero stati consegnati. Dini cognato di Fontana avrebbe provato a venderli al miglior offerente.

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