(foto depositphotos)

Lo confesso: sono agnostico. Come lo segnala il dizionario, agnostico é chi non é in grado di confermare la validitá dei dogmi di una religione e quindi si astiene dal giudicare. Ovviamente i religiosi mi considerano ateo, e faccio fatica a far capire che non sono ateo; che sono convinto che vi sono forze superiori alla nostra limitata natura umana, ma non giudico i dogmi religiosi, perché la mia razionalitá - ahimé - stenta a comprenderli. Questo mio atteggiamento si trasferisce oggi alla politica. Mi astengo dai giudizi lapidari su questo o quel partito, su questo o quel politico. Non é a caso che la penso cosí. La mia visione delle cose mi dice che non esistono le veritá uniche e assolute. Segnalo ai miei studenti che esiste un’unica veritá: quella formata da centinaia di particole di veritá professate da ciascuno di noi. La veritá non appartiene agli uni o gli altri, ma nasce dall’incontro (e scontro) di pensieri diversi.

"Ex fumo, lux", dicevano gli antichi: la luce nasce dal fumo, ed é proprio dai dibattiti fumosi che puó nascere la luminositá delle idee. Perché queste considerazioni? Il motivo é che mi distacco ogni volta di piú dal proferire opinioni sulle questioni politiche, perché intendo che la politica é diventata ormai una religione. Qui ed in ogni altro paese. La politica é diventata dogmatica, come una religione: se non la pensi come me, vuol dire che sei miscredente; se non sei del mio partito, sei un nemico da allontanare. Proprio l’altra sera un'amica durante una cena attaccava con invettive un personaggio politico appartenente a un partito differente dal suo. Affermava che era un ladro, un poco di buono, un imbroglione e via dicendo. Mi sono permesso in quel momento dire - a voce bassa e con la maggiore serenitá possibile - che quel personaggio politico aveva avuto pure i suoi meriti e cercai di cominciare a fare qualche esempio. Non l’avessi mai detto!

L’amica saltata su tutte le furie, mi impedí giungere alla fine del mio pensiero e cominció ad aggiungere mille altri improperi contro quel politico. Confesso che a me questi episodi dispiacciono: ricordo epoche in cui ci si riuniva al bar per parlare di politica e ognuno di noi difendeva la sua posizione, ma ascoltava con rispetto l’opinione dell’altro. E se vi era qualche confronto, ci ripromettevano di riunirci il giorno dopo per continuare la discussione. Forse quel grande film di Pietro Germi "Don Camillo", riassume meglio di qualsiasi testo filosofico il pensiero sulla validitá e la bontá del confronto politico. Oggi l’interscambio di idee in materia politica é messo al bando. Solo si riuniscono a parlare di politica quelli che la pensano in un modo, perché ascoltare gli altri, dibattere le proprie ragioni con le ragioni altrui, é peccato. A nessun cattolico, mussulmano o ebreo gli viene in mente di dibattere sui dogmi della religione.

E cosí siamo messi oggi in politica: la politica é diventata una sorta di spazio manicheo, dove non c’é posto per l’interscambio delle veritá diverse. "Io ho ragione, tu sei nel torto; io sto con i giusti, tu con il diavolo; io siedo tra gli eletti, tu tra i peccatori; io sono l’agnello e tu il lupo", e via dicendo. Questa visione categorica e acritica della vita politica non fa per me. Potrei spiegare queste cose ai religiosi della politica, cercare di convincerli che non tutto il bene sta da una parte e il male dall’altro, ma ho capito che é tempo perso. Non é possibile convincere o almeno interloquire con il fanatismo e l’ortodossia. Le persone rigide e intransigenti non fanno per me, e quindi ho capito che in certi argomenti - la politica in primis - é meglio astenersi. Ma come fare? Ho messo in atto un metodo che per ora pare funzioni: quando qualcuno afferma aggressivamente la sua veritá política, lo guardo in silenzio con pacata serenitá, e intanto - dentro di me - penso altre cose che mi fanno piacere, come per esempio ingegnarmi per scrivere le riflessioni di questo sabato mattina sul giornale. Sto diventando proprio bravo a fare la faccia di chi sembra attento al discorso politico dell’altro, ma in realtá se ne frega. Cosí bravo, che ormai nessuno se ne accorge.

JUAN RASO

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