Nicola Zingaretti.

Le voci di rimpasto turbano i sonni della maggioranza. Una in particolare: quella che vuole Nicola Zingaretti, attuale segretario del Pd (seconda "gamba" della maggioranza giallorossa), in pole per  la poltrona di ministro dell'Interno, al momento appannaggio di Luciana Lamorgese. Una mossa che sarebbe servita a spegnere sul nascere le polemiche in corso tra Pd e M5S, in particolare sul referendum per il taglio delle poltrone dei parlamentari, "cavallo di battaglia" dei pentastellati ma decisamente non gradito agli uomini del Nazareno (i quali, prima del ricorso alle urne, preferirebbero approvare la legge elettorale). Tuttavia lo stesso leader dem, "colpito" in prima persona dal rumors, ha pensato bene, ieri, di smentire su tutta la linea le ricostruzioni fatte ieri anche da Repubblica sulle sue eventuali "mire" per il Viminale. Insomma: Zingaretti ha inteso fare chiarezza sull'argomento. E così, afferrato il telefono, ha contattato la Lamorgese intrattenendola in quella che lui stesso ha definito una "lunga e cordiale chiamata" per ribadirle non solo l'appoggio del Pd all'attività del Viminale ma anche, come ha spiegato poi, successivamente, in una nota, l'ufficio stampa del Partito Democratico: "per smentire qualsiasi iniziativa o interessamento di Zingaretti per rimpasti o incarichi di governo". A dare man forte all'alleato dell'esecutivo ci ha pensato, ieri, in serata, anche lo stesso ex reggente del M5S, attuale ministro degli Esteri Luigi di Maio. "Non serve alcun rimpasto. Basta con questi retroscena montati ad arte solo per colpire il governo. La maggioranza è forte e il governo è solido e compatto" ha chiarito l'esponente pentastellato.  Il problema e le fibrillazioni, però, restano e lo dimostrano le sfide delicate che si stanno giocando su Dl Agosto, Dl Semplificazioni, legge elettorale ma anche il controllo dei vertici dei servizi segreti: secondo le solite "voci" di dentro, non sarebbero pochi i mal di pancia tra dem e grillini per accordi che non si trovano e per certe distanze che restano sempre immutate sui tanti nodi dell'agenda di Governo. E così mentre il Pd si affanna a dire che "non ci sarà nessun rimpasto", anche il premier Conte ieri ha ribadito (al Corriere) la solidità del proprio esecutivo.

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