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Nel pieno dell'impasse che blocca la legge elettorale, spunta nella maggioranza un possibile 'piano B'. Che potrebbe 'salvare' il si' al referendum sul taglio degli eletti e garantire un primo 'controbilanciamento' dei suoi effetti, pur in assenza di un nuovo sistema di voto. Lo stop imposto dai renziani, la richiesta di Leu di una soglia di sbarramento più bassa e le forti resistenze del centrodestra hanno fatto impantanare il testo della nuova legge elettorale, un proporzionale con sbarramento al 5% e diritto di tribuna per i piccoli partiti, fermo in commissione Affari costituzionali e rimesso in discussione dagli stessi alleati di governo. Al momento solo il Pd - appoggiato dal Movimento 5 stelle che teme ripercussioni sul referendum e, quindi, sull'entrata in vigore del taglio dei parlamentari ("Avevamo un patto e noi lealmente lo abbiamo rispettato. Credo che prima del referendum debba essere approvato in almeno una delle due Camere uno schema di legge elettorale", dice Vito Crimi) - insiste per l'approvazione della riforma almeno in uno dei due rami del Parlamento prima dell'election day. Per la verità anche tra i dem crescono i dubbi, non solo sul sì al referendum, ma anche sull'impianto stesso della proposta frutto dell'accordo siglato lo scorso gennaio. Certo, un sistema maggioritario - e' il ragionamento - potrebbe premiare i sovranisti ed e' una eventualita' che va scongiurata. Ma tra i dem c'e' chi torna a rilanciare un sistema sì proporzionale, ma che preveda dei correttivi maggioritari diversi da una soglia di sbarramento alta al 5%, come prevista ora dal Brescellum. E c'è nella maggioranza, anche dentro Iv, chi non esclude che si possa ragionare su un premio di governabilità da assegnare al primo partito. Premio 'ragionevole' e non sproporzionato, che risponderebbe alle osservazioni della Consulta in occasione della bocciatura del Porcellum. Sarebbe una mossa, viene spiegato da chi sta lavorando affinché l'ipotesi prenda piede, che potrebbe aprire spiragli nel centrodestra, così da non procedere a una riforma a soli colpi di maggioranza. Dunque, l'idea è di partire dal testo attuale, un sistema proporzionale, modificare la soglia abbassandola al 4 o anche al 3% (eliminando così il diritto di tribuna) e prevedere una quota di seggi da assegnare a chi ottiene piu' voti per garantire la governabilità. C'è infine anche chi rispolvera il modello spagnolo, che potrebbe non dispiacere alla Lega. Tutte ipotesi che comunque necessitano di tempi più lunghi, anche per superare lo scoglio di un nuovo accordo di maggioranza. Per questo tra i giallorossi si sta ragionando su un 'piano B': siglare un nuovo accordo sulla legge elettorale e far ripartire subito in Parlamento a settembre l'iter delle riforme costituzionali, per approvarne in prima lettura almeno due prima del referendum, sulla base dello schema sottoscritto da Pd, M5s, Iv e Leu lo scorso 7 ottobre. Ovvero, il patto di 4 punti per 'controbilanciare' gli effetti del taglio dei parlamentari che prevedeva oltre alla legge elettorale (ma senza che nel documento fosse indicato alcun modello, si parlava solo di tempistica, ovvero entro dicembre il testo), la riforma della base di elezione del Senato; la riduzione del numero dei delegati delle regioni nella elezione del Presidente della Repubblica; e la parificazione dell'elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, oltre alla riforma dei Regolamenti dei due rami del Parlamento. L'elezione del Senato non più su base regionale bensì su base circoscrizionale è all'esame della Camera e potrebbe essere calendarizzato in Aula in tempi rapidi, così come la riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Capo dello Stato. Entrambe queste riforme, viene spiegato, potrebbero essere approvate in prima lettura a Montecitorio entro il 20 settembre. "Ma volendo", sottolinea una autorevole fonte di maggioranza, "anche l'equiparazione dell'elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, ddl già approvato in commissione al Senato e che quindi potrebbe andare in Aula subito. Insomma, è il ragionamento, "ripartiamo dalle riforme, e intanto lavoriamo a un nuovo accordo sulla legge elettorale". Una mossa che potrebbe 'sedare' i malumori crescenti all'interno del Pd sul sì al referendum. E non è un caso che a ipotizzare questo percorso sia stato ieri il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Dario Parrini, a cui fa oggi seguito il suo omologo alla Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia: "Tutti i correttivi costituzionali sono già in campo. Alla Camera è in fase avanzata l'iter sulla proposta a prima firma Fornaro che adegua la base elettorale del Senato e il numero dei delegati regionali per l'elezione del Capo dello Stato. Spero che possa essere approvata in prima lettura a Montecitorio prima del referendum", ha spiegato a Radio Anch'io. "Al Senato manca solo l'ok dell'Aula alla riforma dell'elettorato attivo e passivo, per far votare i 18enni al Senato e permettere ai 25enni di diventare senatori". Una tempistica meno serrata per la legge elettorale, e' la riflessione di quanti frenano sulla riforma in Aula già a settembre, aprirebbe le porte alla disponibilità di Forza Italia, che già nei giorni scorsi con Renato Brunetta aveva mostrato spiragli, e che oggi con la capogruppo Maria Stella Gelmini (che pure torna a insistere sul maggioritario), dice: "Diamoci un metodo corretto e poi ragioniamo sul merito, preoccupa che la maggioranza" tratti il tema "come fosse "un fatto proprio".

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