Andrea Pirlo (Depositphotos)

La storia della Juventus è un libro aperto da oltre cent’anni, come dice Andrea Agnelli. Basta conoscerla. E visto il dominio esercitato in oltre un secolo – con 36 o 38 scudetti vinti – direi che è opportuno conoscerla. Si scoprono cose divertenti. Ad esempio, il brusco licenziamento di Sarri risente di un notevole cambiamento di stile che una volta si chiamava Stile Juventus.

Venerdì sera il giovane Agnelli, in tivù, dopo aver digerito l’agrodolce, ha prima confermato Nedved, Paratici e tal Cherubini e del tecnico ha solo detto "vedremo". Poche ore dopo ha visto: lo ha cacciato; e si è addirittura saputo che aveva deciso di cacciarlo già prima del Lione. La storia juventina racconta che un fatto così era già successo, in coda a un episodio sgradevole, l’eliminazione di Zoff allenatore, quando nel ’91 Luca di Montezemolo, vicepresidente esecutivo, da tifoso del Bologna s’era invaghito (nel senso buono) di Gigi Maifredi reduce da un vistoso successo rossoblù e l’aveva portato a Torino. Gigi arrivò settimo, finì escluso dall’Europa, e l’Avvocato – dopo averlo garbatamente definito "emozionante" – non gli fece rinnovare il contratto ma con lui lasciò libero tutto lo staff che lo aveva voluto, richiamando Boniperti.

Stile Juventus, dicevo. Onestamente, dar tutte le colpe a Sarri dopo averlo costretto a inginocchiarsi davanti al Re del Portogallo è pura ingratitudine. Per fortuna l’ex Che Guevara se ne va pieno di euro milioni e curerà dolcemente la delusione. Poi, qualche esteta maniaco lo troverà.

Nonostante i miei gratuiti avvertimenti il Sarrismo in Italia ha fatto danni, solo danni. In Inghilterra no, li ha presi di sorpresa… Altra storia, Pirlo. A parte che l’idea non è malvagia, visto che la Triade Agnelli-Nedved-Paratici decide su tutto e avere in panca un neofita è utile, vorrei tanto, per il rispetto che Pirlo merita, che l’artista della "Maledetta" avesse successo e riuscisse a imporre il suo stile che sembra discendere dalle lezioni dell’Abbè Dinouart, autore del prezioso volumetto (Sellerio) "L’arte di tacere". Saputo che il suo nome è stato suggerito se non praticamente imposto dai senatori e dallo spogliatoio, ricordo – suggerendo scongiuri – la breve stagione di Ranieri e la congiura di palazzo che lo eliminò brutalmente (primo licenziamento juventino del dopoguerra, Carniglia fu trattato da dimissionario per ragioni di salute). Era il 18 maggio 2009, entrò in scena Ciro Ferrara, invocato dagli ex compagni.

Ciro era in Nazionale con Lippi, lo lasciò, finì decorosamente il campionato juventino in corso con l’aiuto determinante dei giocatori. Nella stagione successiva, ingiustamente abbandonato a se stesso, fu presto esonerato e sostituito da Zaccheroni. La cronaca dice che fu uno dei peggiori periodi della storia juventina. C’era una volta…

di Italo Cucci

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