Depositphotos

Scuola contagi, contagi a scuola, quanti saranno? Ipotizziamo vada nel migliore dei modi possibile, anzi meglio del meglio possibile. Immaginiamo una percentuale, piccola, piccolissima: 0,1% di contagi sulla popolazione scolastica. Medici, governanti e chiunque ci pensi un po’ sopra ci metterebbe di corsa la firma su quella percentuale: 0,1 per cento. Su nove milioni di popolazione scolastica (otto studenti, uno docenti e personale) o,1 per cento fa novemila. Novemila contagi in anno nella scuola, roba da metterci la firma.

CONTAGI SCUOLA... MA FA 45 AL GIORNO E…

Ma novemila contagi nella scuola in un anno scolastico (200 giorni) fa mediamente 45 al giorno. E allora ci sarà qualcuno cui sembreranno troppi, anche se troppi non sarebbero per nulla. A qualcuno sembreranno troppi, intollerabilmente troppi, scandalosamente troppi, un troppo da denunciare e…in cui inzuppare il pane.

L’IRRESPONSABILITÀ MEDIATICA

Contagi, poche decine al giorno di media su nove e passa milioni di persone che vanno e stanno a scuola? A stampa e tv, a titolisti, raccontatori, conduttori di talk show, intrattenitori e intrattenitrici del pomeriggio e della sera televisivi ne basteranno molto meno per affrangersi e affliggersi sulla "scuola lazzaretto". Altrettanto faranno i politici quando sono all’opposizione (ad esempio la Lega denuncerà la peste che dilaga nelle scuole del Lazio e il Pd la pestilenza inarrestabile nelle scuole della Lombardia). Tutto il sistema mediatico costruirà una narrazione e quindi una pubblica opinione fermamente convinta che a scuola ci sono troppi contagi, con il corollario che se questo accade è ovviamente colpa di qualcuno. L’irresponsabilità mediatica regnerà sovrana e come principio primo e primo motore dell’attività. Totale sarà il rifiuto dell’assumersi la responsabilità del calcolare, pesare, riflettere. Una botta di fortuna, 9000 contagi a scuola in 200 giorni sarà narrata come inondazione di contagi.

CACCIA ALL’ERRORE

Già accade: troppo grande la tentazione e totale l’arruolamento volontario di ogni segmento del sistema mediatico nella caccia all’errore. Lì manca il banco, errore! Lì manca la sedia, errore! Lì manca il prof, errore! Lì scarseggia il disinfettante, errore! Lì mascherine solo per tre giorni, errore! Chi ne trova di più, chi vince nella caccia all’errore? E’ questo lo spirito e la sostanza delle cronache del primo giorno della scuola italiana riaperta. Perché tutti impegnati con foga nella caccia all’errore? Perché è caccia facile, troppo facile. Informarsi e informare, sapere, contestualizzare, misurare e commisurare, rapportare al possibile il reale…tutto questo è troppa fatica, inconcepibile fatica per il sistema mediatico. E il bello (o il tragico) è che stampa e tv rinunciando a produrre informazione e fornendo comunicazione/ emozione industrialmente si suicidano. I social e i loro fratelli sono molto più adatti alla comunicazione flash di umori, perfino li creano. Se bisogna scambiarsi un collettivo umore di "che casino, colpa loro…" che bisogno c’è di comprarsi un giornale per leggere la stessa frase che ci si scambia in chat?

INDULGENZE E INTOLLERANZE

Ma non c’è solo il sistema mediatico, che pure fa zelantemente il suo. Quanti "errori" ci sono stati nell’estate italiana? Quante inadempienze, inosservanze, inefficienze? Milioni, decine di milioni, centinaia di milioni. Le mascherine via via scomparse per via di informale popolare referendum. Le distanze tra tavolini al bar e ristorante e ombrelloni in spiaggia via via ridotte sotto regola. I traghetti, i bus, i locali, le piazze, le case dove gli italiani a gran maggioranza hanno praticato "errori" nella prevenzione del contagio. Ma per tutto questo vi è stata vasta, vastissima indulgenza. Il sistema mediatico ci ha messo del suo arrivando ad elaborare la favola del "popolo più responsabile del mondo" ma l’indulgenza plenaria per gli errori dell’estate è stata spontanea, roba di popolo. L’errore, un giusto prezzo per vivere: questa è stata la filosofia e la canzone dell’estate italiana. Per la scuola invece intolleranti e severi, tutti o quasi. Ogni prezzo appare o viene narrato come troppo alto per andare a scuola. Non solo i giornali talvolta si suicidano, talvolta anche le comunità.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome