In attesa di conoscere i dati sull’affluenza del referendum costituzionale in Uruguay, le prime indiscrezioni parlano con un cauto ottimismo di "un’affluenza ragionevole". Così si è espresso Renato Palermo, consigliere uruguaiano del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’estero) che in base alle informazioni ottenute dall’Ambasciata afferma: "Non ci sono stati problemi particolari nella distribuzione delle buste con il Correo Uruguayo e né per la consegna di quelle votate attraverso Abitab. Considerando che questo referendum non è stato quasi pubblicizzato, si può dire che la partecipazione è stata relativamente buona. Aspettiamo di conoscere i risultati e vediamo anche quante persone voteranno in Italia". Al di là dei numeri che verranno diffusi nei prossimi giorni, quello che oggi sappiamo con certezza è che questo referendum -in Uruguay così come altrove all’estero- si è svolto nel silenzio più assoluto come hanno denunciato in diverse occasioni i rappresentanti della collettività preoccupati anche dalle possibili conseguenze dell’approvazione della riforma che significherebbe una forte riduzione soprattutto della rappresentanza degli italiani all’estero. In Uruguay l’unica attività organizzata è stata una videoconferenza di carattere informativo organizzato dal Comites di Montevideo che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del segretario del Cgie Michele Schiavone. Nell’ultimo referendum costituzionale, quello della riforma Renzi del dicembre del 2016, l’affluenza in Uruguay fu del 23%.

MATTEO FORCINITI

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