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Si può dire senza per altro esagerare che Matteo Salvini e Nicola Zingaretti si giocano fra 24 ore gran parte del loro futuro. Se non tutto. Referendum ed elezioni regionali: 20 settembre, il momento della verità. Il leader della Lega nel suo ultimo giorno di campagna elettorale, è scatenato. Parla, dialoga con la folla. Si dice certo di vincere in terra, in cielo e in ogni luogo. E tornare ad essere il premier di questa Italia impoverita e ormai senza guida. Troppo ottimista? Lo lascio giudicare a quanti leggono queste riflessioni. Ma un fatto è sicuro: se l’ex ministro degli Interni non dovesse far bottino pieno (o quasi) le sue azioni all’interno del partito scenderebbero fino a diventare carta straccia. Potrebbe verificarsi addirittura un cambio della guardia? "Perché no?", rispondono coloro che fino a oggi sono rimasti in silenzio dinanzi al dilagare del suo strapotere. La partita è doppia, si gioca su due tavoli. Il primo riguarda il referendum sul taglio dei Parlamentari. Salvini si è detto sempre favorevole all’iniziativa dei Grillini, ha votato sempre si in Parlamento. Però, ora si rende conto che se al referendum la dovesse spuntare sorprendentemente il No, per la destra sarebbe un trionfo perché questo vorrebbe dire colpire con un KO il governo. Il secondo tavolo ha una notevole importanza: sei o sette regioni (per una si vota solo per i consiglieri) dovranno scegliere il governatore. Come finirà? Si fanno i pronostici come in una partita di calcio: 4 a 2, 3 a 1, 5 a 1. Il flop potrebbe essere da una parte o dall’altra, l’incertezza è di rigore. Con la Toscana a ergersi a cartina di tornasole. Se la "regione rossa per eccellenza" dovesse cedere lo scettro agli avversari sarebbero tempi duri per tutti finanche per Giuseppe Conte e il suo governo. Però, noi abbiamo voluto mettere a confronto il futuro di Salvini e Zingaretti. Il leader del Carroccio si gioca tutto (come abbiano detto). Lo stesso discorso, con sfumature diverse vale per Nicola Zingaretti. Sia per il suo ruolo di segretario del partito, sia per quello di governatore del Lazio. E’ una esagerazione? Probabilmente no. I due scenari sono sempre gli stessi e riguardano il referendum e le elezioni regionali. Bene (o male). Se il taglio dei parlamentari dovesse fallire, uscirebbe il nero invece che il rosso, colore sul quale Zingaretti ha puntato tutto. Il voto smentirebbe la sua decisione (senza se e senza ma) presa alla vigilia dello scrutinio. Sarebbe un grosso smacco, soprattutto perché molti dei suoi alleati ideologici si erano espressi per il no al referendum. In primo piano niente po’ po’ di meno che Romano Prodi e Walter Veltroni. Che cosa potrebbe succedere? Dipenderà anche da come si pronunceranno milioni di italiani per la scelta dei governatori. Se anche in questo caso, le previsioni e quindi le scelte di Zingaretti non fossero azzeccate, molti nel suo partito canterebbero il "De profundis". Al contrario, se il voto andasse per il verso giusto (per lui) per il leader dei Dem si aprirebbero due prospettive. O lasciare la segreteria e diventare ministro (in caso di un probabile rimpasto). O rimanere l’indiscusso leader dei democratici al grido del suo slogan: "Noi siamo gli unici a poter combattere e vincere contro questa destra estremista e antieuropea". "Rien ne va plus", direbbero i croupier al tavolo della roulette. Entro lunedì pomeriggio o sera sapremo quasi certamente dove andrà l’Italia. A meno che non avvenga nulla. "Quieta non movere", sostenevano i nostri saggi padri latini.

BRUNO TUCCI

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