Egregio direttore, tre anni addietro, in occasione del 110° anniversario della tragedia di Monongah, lessi del suo interessamento alla tragedia mineraria di Monongah. Ne restai alquanto piacevolmente colpito. Avevo sentito di questa miniera, durante il mio pellegrinaggio a Marcinelle (8 agosto 2006). Il mio pensiero? Andare a Monongah! Ma io dovevo fare i conti con la mia modesta pensione e le vicende familiari. Nel 2004, partendo da Castrignano del Capo, raggiunsi Trieste percorrendo quasi tutta l'Italia a piedi (Km. 5700 ca.). E da solo Motivo? Il 26 ottobre 2004 ricorreva il 50° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia. Fu un percorso con 185 tappe. A tutti i Comuni, attraversati o di tappa, facevo una sola richiesta: spedire un tricolore a Trieste. Personalmente, ne portai uno solo, donato dal presidente Ciampi. A Trieste fui accolto da una gremitissima piazza silenziosa. Scortato da un generale, attraversai tutta la piazza per consegnare quel tricolore al sindaco. L'atto fu seguito da l'alzabandiera e dall'inizio del cerimoniale. Il tempo di rientrare a casa e l'acquisto di un nuovo paio di scarpe e... partenza per Marcinelle.

Inizio: Manoppello, la cittadina abruzzese che, con 22 morti, detiene il triste primato di Comunità più colpita a Marcinelle. l'8 agosto 2006, giunsi a Marcinelle dopo 74 tappe e depositai il fiore non metaforico - chiesto a tutti i sindaci incontrati. Durante quella camminata, particolarmente nell'attraversamento del San Gottardo, ebbi modo di conoscere un'altra miniera: Arsia. Quel 'hai mai pensato ad Arsia?' mi rimbombava nel cervello. Particolarmente nel silenzio della Tremula, la vecchia strada che da Airolo porta a Goschenen, attraverso il passo del san Gottardo. Tornato a casa (10 agosto 2006), misi, momentaneamente, da parte Monongah e andai a cercare Arsia. Da restare trasecolati! Intanto, le varie ricorrenze legate al 150° centenario dell'Unità d'Italia, al Ringraziamento a Obama (anno della Cultura Italiana), al 200° anniversario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri, al 100° anniversario dell'inizio e fine della 1a guerra mondiale e altro, assorbirono il mio tempo. La ripresa avvenne nel 2017.

Arsia, una modesta cittadina, attualmente di circa tremila abitanti, è stata fondata nel 1938, unitamente a Carbonia, con cui è gemellata. Una cittadina, nata quasi dal nulla e in pochi mesi, è stata costruita su una miniera di carbone, vecchia quanto il cucco. Facendo parte integrante della penisola istriana, divenne, ufficialmente, italiana con la famosa vittoria mutilata (4 novembre 1918). Le potenzialità della miniera, e la concomitante richiesta di carbone, trasformarono il sito nel bacino carbonifero della giovane Nazione Italica che, già dalla dichiarazione d'indipendenza e unità nazionale (1861), correva a due velocità. Ricchezza a settentrione, povertà e sacrifici al meridione. Il 28 febbraio 1940, intorno alle ore 4.35, una tremenda esplosione squassò la zona. Era in atto il cambio di turno. Immediatamente scattò l'allarme. Ma i soccorsi tardavano: la sede dell'azienda si trovava a Trieste, non in quel di Albona, distante un tiro di schioppo. A questo punto avviene il gesto che fa di Arsia il punto di riferimento della storia delle miniere.

Intorno alle 10.00, stanco di aspettare con le mani in mano, Arrigo Grassi, triestino ventinovenne, con moglie e un figlio, meccanico di miniera, decide di partire in soccorso degli eventuali superstiti. Scende in miniera, risale con un ferito. Ridiscende, risale ancora per altre nove volte. Dieci feriti gli devono la vita! Ridiscende l'undicesima volta... la vita degli eroi è luminosa, ma breve! I soccorsi lo trovarono abbracciato all'undicesimo minatore che non era riuscito a salvare. Quel tristo 28 febbraio 1940, in fondo alla miniera restarono 185 minatori, tutti Italiani! Quel giorno la classifica per numero di morti Italiani divenne: Arsia (185), Monongah (171), Dawson (146), Marcinelle (136). Dopo quel giorno, qualcuno, grazie a lei, scoprì che c'era Monongah. Sempre quel qualcuno, scoprì anche Dawson. Ma tutta l'attenzione continuò ad essere rivolta a Marcinelle. E Arsia? Che vuole che dica? Totò avrebbe detto che 'a morte è na livella!

Ebbene, costretto da diverse vicende familiari, decisi di rimandare Monongah e Arsia a tempi migliori. E arrivò il 2017. Agli inizi di gennaio 2017 iniziai la preparazione per il viaggio a Monongah. Come nel passato, preparai anche la pergamena ricordo. Come già in preparazione per Arsia, scrissi a tutti i Comuni Italiani che avevano avuto vittime nelle due miniere. Risposero quasi tutti, esclusi quelli della Calabria, con la sola eccezione di Castrovillari. Per mera informazione: ad ogni Comune ho chiesto d'inviare, via posta, solo un modesto pugno di terra (gr. 50 circa). La terra speditami, contenuta in due teche, è stata portata sia a Monongah, che ad Arsia; con l'unica differenza che, a Monongah, a causa della malattia e morte di mia moglie, la terra è stata portata dal sig. Nicola Trombetta, presidente della Federazione delle Associazioni Campane e da mio fratello Erasmo, presidente della Comunità Formiana d'America, che mi hanno sostituito degnamente. Colgo l'occasione, per rivolgere un sentito ringraziamento al personale della nostra Ambasciata, a Washington, che mi è stato di grande conforto. Ero giunto a New York il 10 novembre 2017. Per l'improvviso aggravarsi di mia moglie, abbandonai tutto nelle loro mani e tornai in Italia dopo tre giorni.

Fusa nella Fonderia pontificia di Agnone, la campana 'Alma Mater Dolorosa', che pesa oltre 200 chili e ha un diametro di 70 centimetri, è stata commissionata dal professor Michele Maddalena, in collaborazione con il Consolato regionale dei Maestri del Lavoro, e presenta anche gli stemmi del Friuli Venezia Giulia e del Veneto che hanno garantito fin da subito un appoggio concreto a questo progetto

Prima di partire per Monongah, il 4 agosto 2017, portai la teca con la terra ad Arsia. Il gesto destò tanta meraviglia, da essere invitato al cerimoniale del 28 febbraio 2018. A questo secondo appuntamento, esattamente un mese dopo la morte di mia moglie, ripetei lo stesso dono di Monongah: un albero di ulivo, segno di pace, amicizia e civiltà. Albero che è stato piantato nel giardino della piccola scuola elementare di Arsia. Quello destinato a Monongah, invece, a causa delle quasi proibitive condizioni climatiche, è consevato nell'atrio della Casa Comunale.

Momentaneamente chiusa la pratica Monongah, è andata avanti quella di Arsia. Dopo il dono dell'albero di ulivo, sulla falsariga del mio gesto, il Console Regionale dei Maestri del Lavoro della Regione FVG, oltre a far intitolare un'area verde ai "Caduti di Arsia", ha voluto piantare anche un secondo albero di ulivo. Nel frattempo, il 3 luglio 2019 sono stato convocato da alcune autorità croate. Dimenticavo: l'Istria non è più italiana, ma è divisa tra Slovenia e Croazia. E Arsia è diventata croata, con toponimo di Rasa. Durante il colloquio, mi furono rivolte tante domande. Per lo più, inutili e, se vogliamo, anche ridicole. Le più gettonate: "Perché fai questo? Hai qualche parente fra le vittime? Perché donare una campana?".

Posi fine alla ridda di domande con una mia considerazione/domanda elementare: "Perché non bisogna ricordare? Questi 185 minatori sono morti sul lavoro. Non erano soldati, ma gente che lavorava per portare il companatico a casa. Lavoravano come i loro colleghi di Monongah, di Dawson, di Marcinelle, di Ribolla, di Cannavinelle, e tante altre ancora. Tutti sono ricordati. Tutti sono insigniti del titolo di Maestro del Lavoro, alla memoria. Tutti! Tranne quelli di Arsia! Voi sapete darmi una risposta? La campana, di cui ho già presentato il progetto, sarà tenuta a battesimo dal Papa. Poi, tramite una sorta di pellegrinaggio, portata in quei Comuni che ne faranno richiesta e, al termine, portata ad Arsia. La mattina del prossimo 28 febbraio 2020, 80° anniversario della disgrazia, Alma Mater Dolorosa, per la prima volta diffonderà 185 rintocchi. Uno per ogni vittima. Per quanto riguarda i costi... potete dormire tranquillamente... non verrà nessuno a chiedervi di pagarla. La campana è mia ed è dedicata alla memoria di mia moglie, morta il 26 gennaio 2018. Col vostro permesso, mi consento soltanto una richiesta: concedere la cittadinanza onoraria a tutti i 185 morti. Mi auguro di non aver chiesto troppo."

Purtroppo, dopo il battesimo nella sala Nervi, da parte di SS Papa Francesco, la campana ha iniziato il suo viaggio, ma, causa Covid, è ferma nella Casa Comunale di Trieste. Di seguito a questa mia, trovate la risposta della sindaco di Arsia. a seguire invierò anche la traduzione. Se l'argomento ha suscitato la vostra attenzione, posso inviare altro materiale - anche fotografico - per dare concretezza all'iniziativa che, a quanto sembra, viene costantemente ignorata. Sia a destra, che a manca. Ma il mio motto è sempre lo stesso: per aspera ad astra.

Cordialmente

Michele Maddalena

Per approfondire la storia di questa grande tragedia italiana clicca QUI.

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