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"La situazione del Covid-19 in alcuni Stati dell’Ue è anche peggiore del picco di marzo, questo è molto preoccupante. E significa che le misure di controllo adottate non sono state abbastanza efficaci o non sono state applicate, o non sono state seguite come avrebbero dovuto". Non è un quadro rassicurante per l’Unione europea quello tratteggiato dalla commissaria alla Salute, Stella Kyriakides, in una conferenza stampa sulla valutazione del rischio per gli stati membri. I riflettori sono puntati in particolare sulla Francia, dove alcuni sindaci si ribellano alle restrizioni del governo, e sulla Spagna, dove i casi e i decessi stanno crescendo in modo preoccupante. Oltralpe, la situazione è particolarmente critica a Parigi, classificata ieri come "zona scarlatta", dove l’allerta è massima, e a Marsiglia, dove è stata disposta la chiusura di bar e ristoranti. Il vicesindaco ha giudicato questa decisione del governo centrale un "affronto", perché presa "senza concertazione" e chiesto dieci giorni di tempo prima di partire con la stretta. Nel Paese iberico, invece, ieri sono state registrate 130 vittime e 11.289 contagi. Il giorno prima il numero dei morti aveva toccato quota 241. Secondo l’agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), la Spagna - dove nei giorni scorsi sono state disposte varie misure di contenimento del virus - è da considerare nel gruppo di Stati "ad alto rischio", insieme con Bulgaria, Romania e Ungheria. Oltremanica, preoccupazione in Gran Bretagna, dove ieri è stato registrato il più alto aumento giornaliero in quattro mesi, molto vicino al record del primo maggio quando si toccarono le 6.200 positività. In Italia la situazione sembra essere migliore rispetto agli altri Paesi vicini. Lo dicono i numeri del contagio, ma anche alcuni esperti. Per l’agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie "la probabilità complessiva di infezione (nel nostro Paese, ndr) è valutata come bassa". Stessa considerazione viene fatta per la Germania. Un gruppo di Paesi poi sta nel mezzo: non siamo ancora ai livelli della Spagna, ma è considerata "preoccupante" la situazione di Paesi come Austria e Danimarca , in cui il rischio per la popolazione è moderato in generale, ma molto alto per le categorie più vulnerabili. Dall’altra sponda dell’Atlantico non arrivano buone notizie. In Usa, dove l’epidemia non si è mai fermata, l’autorità sanitaria chiede di cancellare Halloween. Gli Stati Uniti, emerge dai conteggi della Johns Hopkins University, hanno registrato ieri 37.330 casi di coronavirus e 1.098 morti. I nuovi dati portano il bilancio complessivo dei contagi nel Paese a quota 6.934.205 e quello dei decessi a quota 201.909. Gli Stati Uniti restano, se si guarda ai numeri ufficiali, la nazione più colpita dal Covid-19. Subito dopo c’è l’India. Rimane complicata la situazione in Sud America. Il Brasile è il terzo stato più colpito dal virus, con 4,59 milioni di contagiati. L’America Latina (area caraibica compresa) si conferma la porzione di pianeta maggiormente piegata dal virus. Il virus, come è noto, non dilaga solo nel Paese governato dal Bolsonaro. In ben tre Stati - Messico, Colombia, Perù - sono stati diagnosticati oltre 700mila contagi. Solo leggermente meno tragica la situazione in Argentina, dove gli infetti hanno superato quota 650mila. Segue il Cile, con oltre 430 mila positivi. In coda Bolivia, Ecuador, Repubblica Dominicana e Panama, che hanno comunque superato quota 100mila.

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