Beppe Grillo (foto depositphotos)

E ora? E ora accomodatevi pure e tenetevi Beppe Grillo. Chi vi aveva raccontato che con il "Sì" al referendum per il taglio dei parlamentari sareste entrati nel nuovo mondo delle riforme e della democrazia funzionante vi ha ingannati. Il voto altro non era che un cavallo di troia, un abile sotterfugio per nascondere l’ultimo passaggio del progetto eversivo pentastellato: trasformare la democrazia in una click-crazia. A babbo morto, e soprattutto a vittoria referendaria incassata grazie ai tanti gonzi e ai volenterosi complici (di destra e di sinistra) dei casaleggini associati, il comico si è premurato d’informarci su quale sia il vero programma che il Movimento intende perseguire.

Eccole le "riforme" proposte da Grillo ai battilocchi del Sì: «Non credo nella rappresentanza parlamentare ma nella democrazia diretta attraverso il referendum». Come sarà esercitata questa "democrazia diretta" è fin troppo ovvio: «Possiamo fare tutto con il voto digitale. Noi abbiamo lanciato Rousseau, che è interessante. Una piattaforma dove un cittadino può dire, consigliare, votare a tutti i livelli, proporre una legge. Oggi si può fare». Certo, anche perché tu fai click e poi quello che non va si aggiusta da remoto. Et voilà: da tutto il potere ai soviet a tutto il potere a Rousseau.

Con tanti saluti alla democrazia. E gli eletti? «Meglio estrarli a sorte», dice il paraguru pentastellato. Solo proclami? Mica tanto. In fondo è questo il modello che già oggi governa la vita interna al Movimento. Dove sono finiti i difensori delle Camere, quelli che vedono Orban e Putin ovunque, quelli che evocano continuamente il rischio dell’aula sorda e grigia trasformata in un bivacco di manipoli? Strepitano solo davanti a minacce immaginarie? Ora, a parte il fatto che la democrazia diretta - quella vera - si avrebbe con il presidenzialismo e il conseguente cambio della forma di governo, le parole di Grillo hanno il pregio di togliere qualsiasi scusa dal tavolo e di rendere chiara la truffa perpetrata nelle urne.

Il referendum è stato il cavallo di troia per compiere un’altra tappa del pericoloso disegno grillino: superare i Parlamenti, ridurre l’autonomia degli eletti e consegnarci a Rousseau. Una volta mutilato il potere politico, gli unici altri due poteri a restare in campo sarebbero quelli della finanza e delle Procure. Che cosa ne pensano Salvini e la Meloni, senza i cui voti il referendum non avrebbe vinto? Se Lega e Fdi avessero schierato il centrodestra convintamente per il No, quest’ultimo avrebbe prevalso e a quest’ora non sarebbe andato a monte solo il disegno eversivo di Grillo, ma l’intero Governo. Come avrebbe potuto resistere M5S se alla Caporetto delle Regionali si fosse affiancata una devastante sconfitta referendaria?

Invece ha prevalso il richiamo della foresta demagogica e antipolitica che ha unito tutti in una "union sacrée" affinché ognuno potesse continuare a coltivare il proprio orticello. Al massimo allargandosi un po’ in quello del vicino (è il caso di Fdi con l’alleato leghista). Peccato, però, che la consultazione sia servita alla maggioranza per restare aggrappata alle poltrone. Intendiamoci, il Parlamento ha dato molteplici, ripetute e plurime prove d’incapacità. Ci saranno meno parlamentari e nessuno ne avvertirà la mancanza.

Anzi. Ma il punto è che questi promettono di fare peggio. M5S sogna un emiciclo di perfetti incapaci, di signorsì pronti ad obbedire a una piattaforma internet e obbligati con contratti-patacca a votare secondo l’ordine della piattaforma stessa, pena espulsioni e multe salate. Il primo passo è stata la riduzione dei parlamentari. Ora proveranno a fare il resto: trasferire il modello grillino del "non partito" in legge dello Stato. Un’imposizione inaccettabile che punta a trasformare il Parlamento in una sorta di Assemblea nazionale del popolo. È così che in Cina chiamano la Camera legislativa.

REDAZIONE CENTRALE

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome