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Ieri, 29 settembre, é stata la "Giornata mondiale del cuore". Ci è capitato di pensarci qualche giorno fa quando abbiamo letto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliava di abbandonare il saluto con il gomito, ritenuto non abbastanza sicuro, per sostituirlo con la mano sul cuore. Il cuore non è solo un organo biologico, lo sappiamo tutti, ma ma quello che spesso viene ignorato, in una cultura che separa ancora troppo spesso biologia e psicologia, è quanto di due aspetti si influenzino reciprocamente proprio nel cuore. La scienza moderna è cresciuta in parallelo alla tecnologia, grandi scoperte e macchine sempre più potenti: è così che il cuore si è svelato nella sua funzione di "macchina", di "pompa", e che la metafora, potente ma molto riduttiva, si è imposta.

Aristotele vedeva il cuore come sede della psiche, e prima di lui gli egizi ne facevano il testimone principale della qualità dell’esistenza umana, del nostro vero "essere" (ben-essere), di come la persona aveva vissuto il suo percorso terreno. La dea egizia della giustizia, Maat, poneva il cuore del defunto su un piatto della bilancia e sull’altro poneva una piuma: il defunto doveva avere un cuore leggero come una piuma per aver vissuto con onestà, verso sé stesso e il mondo. Noi chiamiamo il cuore come testimone dei nostri sentimenti. Mettersi la mano sul cuore vuole comunicare nel linguaggio simbolico la propria buona fede: te lo dico col cuore, appunto, ciò che mostro è ciò che sento…

È interessante che ci siano studi di psicologia che confermano questo assunto: le persone che tengono la mano sul cuore tendono a essere, del tutto inconsapevolmente, più sincere. Ma questo oggi lo possiamo capire proprio grazie alla scienza. Che ha messo in luce le profonde interazioni tra vissuti psichici, emozioni e attività cardiaca, tra cervello e cuore. Il cuore con le sue funzioni elettromagnetiche, biochimiche e fisiologiche ha il compito di fornire energia e informazioni a tutto il corpo per fare ciò che serve nelle diverse situazioni. Il cuore "sa" ciò che serve, la verità di ciò che stiamo vivendo. La psiche può raccontare e raccontarsi un’altra storia ma il cuore no: come dice Pascal a volte il cuore spesso conosce più "ragioni" della stessa ragione.

E molti problemi al cuore nascono proprio dai disagi della psiche, dall’eccesso di stress, da una mente che fatica ad essere consapevole ed onesta con sé stessa e crea un divario eccessivo tra ciò che è in superficie e la realtà più profonda. Ecco che allora il cuore è messo a dura prova, perché lui, il cuore, ha bisogno di una sintesi vera, non fittizia, ha bisogno che "senso" corrisponda a "significato" ma anche a "direzione": dove stiamo andando? E così oggi la letteratura ci dice che i disagi psicologici fanno ammalare il cuore ben più del colesterolo, di cui pure tanto si parla, o della sedentarietà, che alcuni anni di stress cronico aumentano del 150% la probabilità di ammalarsi a livello cardiovascolare, che la mortalità aumenta del 60% e così via.

Il rapporto tra dimensione psichica e funzionamento del corpo è significativamente mediato dal cuore e questo spiega perché le malattie per cui oggi più ci si ammala e si muore raccontano molto dello psicostress in cui viviamo. Ma guardiamo anche il lato positivo: attività fisica, alimentazione equilibrata e una psiche più consapevole proteggono il cuore. E molto. Crescere psicologicamente – cosa che possiamo fare in ogni età biologica della vita – vuol dire creare sintonia tra ciò che sentiamo con la mente e ciò che sentiamo col cuore. Vuol dire adottare un atteggiamento costruttivo verso la vita, noi stessi e gli altri. Ci verrebbe da dire: è come vivere con la mano sul cuore.

Ora che la pandemia ci costringe a salutarci così, cerchiamo di approfittarne per portare al cuore una mano che non nasconde ma protegge. Noi non siamo macchine ma realtà dove tutto è collegato, dove cellule, vissuti e sentimenti vibrano insieme: è proprio la scienza più avanzata che ci consente di recuperare significati che sembravano separati per sempre e ci consente di rimettere insieme una realtà umana troppo spesso scissa, nella cultura, nella vita, nella società. Usiamo la psiche non per appesantire ma per alleggerire il cuore, perché – come diceva Erasmo – "il cuore ha sempre ragione".

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