Nicola Zingaretti, Pd (Depositphotos)

Non bastava il fronte caldo sul Mes. Anche la modifica dei decreti sicurezza e la riforma fiscale, diventano terreno di scontro nella maggioranza di governo. Ci pensa il Pd, per primo, a dare fiato alle trombe, puntando forte sulla modifica delle norme volute da Salvini nel precedente esecutivo gialloverde. Più facile a dirsi che a farsi. Sì, perché una parte del Movimento si sarebbe detta contraria alla reintroduzione della "protezione umanitaria", che fu, appunto, cancellata dai decreti sicurezza. E poi c'è l'altra pietra dello scandalo: la riforma fiscale che proprio non piace ai renziani che non riescono a mandare giù il progetto "alla tedesca" messo a punto dal Mef e preferito, guarda caso, dal Pd. "Italia Viva non è d'accordo sul sistema tedesco. Vorrebbe fare questa discussione nelle riunioni e nei seminari, con numeri e idee, ma se proprio si insiste a volerla fare sui giornali, a noi va bene lo stesso" ha sbottato Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera. Il modello è quello che prevede il passaggio dall'attuale sistema composto di cinque aliquote divise per fasce di reddito, ad uno "personalizzato", progressivo e con una aliquota modulare dove un algoritmo calcola un'aliquota sulla base del reddito, della tipologia di lavoro e della situazione familiare. Però così, rimarca ancora Marattin "il cittadino non ne conosce il funzionamento: semplicemente inserisce il suo reddito in un computer, che dopo pochi istanti gli dice l'importo da pagare". Ecco allora che Iv propone un minimo esente di 8mila euro, via quasi tutte le tax expenditures, solo tre aliquote. E l'assegno unico. Poi c'è il M5S che pure insiste per avviare una riforma che preveda la riduzione delle aliquote da cinque a tre: un sistema meno flessibile rispetto a quello tedesco. E soprattutto, anche questo, diverso da quello che piace al Pd.

 

 

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