Caro Direttore, 

Uno dei prezzi da pagare nel mestiere del giornalista è quello di essere puntualmente etichettato e tirato in ballo da una parte e da un'altra degli opposti schieramenti. A seconda di quello che si scrive oggi ti accusano di stare con la destra, domani con la sinistra sempre e quando questa semplificazione risulti ancora valida.

L'ultima accusa ricevuta in ordine di tempo è quella di Renato Palermo che giudica "inaccettabili" i commenti del sottoscritto nella perenne lotta che si sta consumando all'interno del Comites di Montevideo chiuso fra due fazioni. 

A dare fastidio sono state poche parole scritte al margine dell'ultima seduta del Comites nella quale i consiglieri della lista di Palermo si sono ritirati manifestando la volontà di abbandonare l'esecutivo nello scontro con il gruppo di Filomena Narducci

Nel riportare fedelmente le posizioni di entrambe le parti ho solo aggiunto un commento personale: quella del Comites è una crisi inutile frutto di una lotta tra due personalismi che da troppo tempo sta paralizzando l'organismo che dovrebbe rappresentare la comunità e che invece pensa solo a litigare mantenendosi lontano dai problemi reali. Ecco perché al panorama generale di sfascio delle istituzioni italiane in Uruguay sta contribuendo in maniera determinante anche il Comites con questi atteggiamenti. Alle due parti è stato poi offerto ampio spazio sul giornale per una completa esposizione dei fatti con le diverse ragioni come è stato fatto. Ebbene, in questo spazio utilizzato da Palermo e dalla sua lista viene tirato in ballo anche il lavoro del sottoscritto perché -dicono- avrei aiutato il gruppo della Narducci come succede spesso. Si tratta ovviamente di un argomento fuorviante perché non ha nulla a che vedere con l'oggetto della discussione e che cerca di addossare a un giornalista un fantomatico collaborazionismo nella crisi del Comites.

In questi anni questo giornale ha dimostrato di essere un fedele testimone della vita di questa collettività mantenendo sempre autonomia e indipendenza dal potere di turno che cerca di screditare il lavoro  giornalistico perché da fastidio. Quotidianamente ho cercato di raccontare la realtà pur sapendo che questa viene costantemente filtrata da un punto di vista soggettivo nei confronti della verità. Si tratta di una missione difficilissima da portare avanti ma che si cerca di onorare sempre nel rispetto dei lettori con onestà. Tutto il resto non conta nulla, neanche le falsità scritte oggi da Renato Palermo o quelle che potrebbe scrivere domani Filomena Narducci o chicchessia. 

Tuo

Matteo Forciniti

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