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Una partita quasi altrettanto importante di quella per il presidente si gioca in America per il Senato. Composto da 100 membri che durano in carica 6 anni, i senatori si rinnovano per un terzo ogni due anni. L’importanza dei rappresentanti dei 50 Stati deriva dai poteri costituzionali che riguardano in particolare la politica estera e la conferma degli alti gradi federali nominati dal presidente, a cominciare dai giudici della Corte suprema. Donald Trump ha nominato due giudici supremi conservatori, Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch confermati dal Senato, mentre la giurista Amy Coney Barret è in attesa di conferma. Attualmente il Senato è composto da 53 repubblicani e 47 democratici. Il 3 novembre, insieme al presidente, si vota per 35 seggi con 23 repubblicani e 12 democratici da rimpiazzare.

La maggioranza politica del Senato è decisiva nell’equilibrio istituzionale, nella limitazione dei poteri della Casa bianca, nelle decisioni di politica estera e nel giudizio sull’impeachment come con Trump. La composizione paritaria del Senato (2 membri per ogni Stato) fu il compromesso che in origine tenne insieme gli Stati piccoli con quelli grandi e, dopo la guerra civile, permise la lenta riunificazione del Sud con il Nord. Oggi la divisione è tra Stati rurali e tradizionalisti, e Stati metropolitani, cosmopoliti e multietnici. Generalmente i grandi Stati della California e di New York inviano al Congresso senatori liberal, mentre gli Stati che si estendono dai monti Allegheny agli Appalachi (l’Ovest) e sotto la linea Mason-Dixie (il Sud) abitati in prevalenza da evangelici fondamentalisti, eleggono per lo più senatori conservatori.

Quest’anno i sondaggi indicano che la Camera dei rappresentanti resterà democratica come nel mid term 2018. Per il Senato, invece, le previsioni sono incerte perché i 23 seggi attualmente detenuti dai repubblicani riguardano quasi totalmente gli Stati medi e piccoli dell’Ovest e del Sud. La polarizzazione dell’America accentuatasi con Trump influisce anche sulla composizione del Senato. Per il trend demografico, gli Stati metropolitani delle coste atlantica e pacifica continueranno a crescere in popolazione attirando le correnti migratorie interne provenienti dagli Stati rurali intermedi. Questa tendenza comporterà che una minoranza di americani eleggerà sempre più una maggioranza del Senato per l’equipollenza di rappresentanza tra Stati rurali piccoli e Stati metropolitani popolosi.

Difficilmente l’equilibrio istituzionale tra Stati in Congresso sarà modificato. Per cambiare la Costituzione occorre la maggioranza dei tre quarti degli Stati e dei due terzi delle Camere, quorum che non saranno mai raggiunti. Non è un caso che le proposte per eleggere direttamente il Presidente degli Stati Uniti sono sistematicamente cadute in Senato. Se vincerà Biden e il Senato resterà repubblicano saranno ostacolate le leggi presidenziali tipo Obamacare sulla salute. Se i repubblicani vinceranno con Trump e anche al Senato, stante l’omogeneo colore della Corte suprema, saranno guai per l’equilibrio dei pesi e contrappesi, connaturato al carattere liberale della democrazia americana che vuole la limitazione dei poteri.

MASSIMO TEODORI

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