Barconi, barconi di migranti: non è tutta umanità dolente quella che sbarca. Talvolta a bordo ci sono anche i tagliatesta, i decapitatori di infedeli. Talvolta a bordo dei barconi ci sono anche i soldati della jihad, della guerra santa. Talvolta sbarcano anche quelli venuti a sgozzare in nome del loro dio, un dio che pensano feroce e sanguinario. È successo col tunisino Brahim venuto in Europa a tagliar teste di cristiani. Il tunisino Brahim è sbarcato a Lampedusa, è passato per l’Italia, attraverso l’Italia è entrato in Europa. Destinazione finale: la chiesa di Nizza dove gridare Allah è grande dopo aver sacrificato al suo dio tre umani infedeli. Non è la prima volta che succede. Anche se abbiamo e vogliamo avere poca memoria, anche altri macellai in nome di Allah erano passati, entrati via Italia. Non è la prima volta e non c’è da sorprendersi più di tanto: si passa per l’Italia per evidenti questioni geografiche. Ma solo per questioni geografiche?

Non è solo la geografia che indica l’Italia come porta d’ingresso. Porte di ingresso sono anche la Spagna e la Grecia. Aperte o semi chiuse quanto l’Italia. Quel che consiglia di varcare la porta Italia è la circostanza che, una volta passato, ben difficilmente ti rispediranno indietro. La difficoltà materiale nel mettere in pratica un respingimento, un rimandare nel paese di provenienza, è evidente in tutti i paesi d’Europa. Compresi quelli rigidi e blindati all’immigrazione. Per respingere, rimandare indietro ci vuole l’assenso del paese d’origine (cioè intese e accordi tra Stati), ci vogliono organizzazione e soldi (gli arei per riportare), ci vogliono uomini e mezzi (molti poliziotti e strutture dedicate a questa mansione). Respingere pochi, pochissimi è relativamente facile. Respingere tutti coloro entrati senza diritto, cioè decine di migliaia di persone, è di fatto difficilissimo per ogni paese europeo. In Italia però il respingere diventa, passa da difficilissimo a quasi impossibile. Perché l’Italia ai problemi comuni del respingere aggiunge due cose: il pensiero burocratico e il pregiudizio teatrante.

Al tunisino tagliatore di teste e macellaio di cristiani lo Stato italiano gli aveva intimato di lasciare il paese. Intimato, nero su bianco, è quanto siamo in grado di fare. Scriverlo, solennemente scriverlo. Ma non farlo davvero. Non succede solo con i clandestini da rimpatriare. Non è una falla eccezionale del sistema. È la regola del sistema paese: si emana provvedimento e poi…Pubblica Amministrazione e anche Pubblica Sicurezza e anche tutta la cosa pubblica funzionano sulla base della modalità ordinanza fatta, fatto tutto. E poi… Poi niente. Brahim il macellaio si è messo in tasca la carta, ha ignorato lo Stato italiano, lo Stato italiano ha ignorato lui. Tanto che ha passato la frontiera, è andato in Francia. A sgozzare cristiani. Fin qui il pensiero burocratico. E l’ideologia teatrante?

Di ideologie teatranti (cioè che fanno spettacolo e intrattenimento) ve n’è di due tipi. La prima ama narrare la favola bella dello sbarca solo umanità dolente da quei barconi. Non è vero, non sbarca solo umanità dolente. Sbarcano uomini, donne e bambini che cercano occasioni di vita, di sopravvivenza, di lavoro, di convivenza. Sbarca brava gente, spesso più brava di parte non piccola della gente che vive dove sbarcano. Ma sbarca anche pessima e cattiva gente. Gente che appena sbarcata si organizzerà per vivere fuori legge. Gente che darà adesioni e forza a clan e racket. Gente che avrà in disprezzo e dispetto il nostro modo di vivere. E perfino, anche se pochi ovviamente, alcuni che verranno per essere soldati e macellai della guerra santa contro gli infedeli. Rifiutarsi di vedere che non è tutta umanità dolente quella che sbarca è l’ideologia teatrante dell’accoglienza per tutti, sempre e comunque.

L’altra ideologia teatrante è quella del non facciamo sbarcare nessuno e rimandiamo tutti indietro. Durante il mitizzato periodo di Salvini Ministro degli Interni e Guardiano delle frontiere e dei porti i rimpatri, i respingimento dei clandestini sono stati più o meno gli stessi di quando ministri sono quelli che Salvini e Meloni chiamano con disprezzo gli "immigrazionisti". Salvini proclamò: respingerò 600mila clandestini, lui ministro ne rimandava a casa poche decine e centinaia. Non perché volesse tenerseli, ma perché rimandare a casa è cosa difficile per la quale lo Stato italiano non è attrezzato. Chiunque governi. Un filtro alle frontiere e ai porti per i terroristi non si può? Il terrorista non ce l’ha scritto sui documenti o in faccia terrorista. Può essere segnalato dai servizi di sicurezza dei paesi di provenienza, spesso non lo è (come nel caso del macellaio di Nizza). Allora come lo individui? Il filtro anti terroristi non può per forza di cose che essere permeabile. Allora il blocco navale al largo delle coste della Libia come piace tanto alla Meloni?

Certo, alla piccola condizione che poi bisogna sparare alle imbarcazioni non solo dei migranti ma anche della Guardia Costiera e marina libica che si opporrebbero alla violazione armata da parte nostra delle acque territoriali. E poi magari sparare anche a qualche nave militare egiziana giunta in soccorso dei libici. E poi, per sostenere la missione navale il blocco, magari anche sbarcare un po’ di truppe scelte per minare i depositi di barconi e garantire da terra la protezione strategica della flotta che sta attuando il blocco… La Meloni gioca a Risiko, pur non avendo capito come si gioca a Risiko. Salvini espelle solo a voce e a salve. I teorici e i missionari dell’accoglienza si rifiutano di vedere che non sbarca solo umanità dolente e, comunque, una volta fattili sbarcare, gli accoglitori senza se e senza ma se ne lavano le mani. Che gli immigrati via barcone si facciano brava gente che lavora o piccola criminalità o soldati di Allah vindice agli accoglitori senza se e senza ma non interessa.

E allora, poteva essere fermato dall’Italia Brahim il tunisino macellaio di cristiani nella chiesa di Nizza? Non a Lampedusa. Non era stato segnalato, non poteva essere individuato come radicalizzato e potenziale terrorista. Non sulla nave dove faceva quarantena. Non a Bari e non nel suo muoversi per l’Italia, anche se gli era stato intimato il rimpatrio non era automatico e facile fosse fermato. Ma il confine di Stato Brahim il macellaio da qualche parte lo ha passato. Magari a Ventimiglia. E cosa presumibilmente si fa ai confini quando un extra comunitario vuole lasciare l’Italia per andarsene altrove? Lo si ferma, lo si controlla? O lo si lascia passare all’insegna dell’uno di meno? Uno Stato forte di se stesso e del suo ruolo l’extra comunitario che lascia in confini lo ferma, lo identifica. Con la voglia e la convinzione di prendersi sul serio, con la voglia e la convinzione di eseguire il rimpatrio deciso ed emanato e intimato. Ma se quello se ne va da solo…Forse è meglio non farla una indagine troppo approfondita sul perché e come il clandestino Brahim passò il confine italiano per andare a fare il macellaio di cristiani in Francia.

LUCIO FERO

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