Martin Caceres, difensore della Fiorentina (Depositphotos)

Un mese fa era successo a Torino con sei juventini (tra cui Rodrigo Bentancur), questa volta a Firenze. Sei giocatori della Fiorentina ieri hanno violato le disposizioni di isolamento fiduciario imposte dalla Asl locale per raggiungere le loro nazionali. Dopo la positività di Callejón riscontrata nel fine settimana, alla squadra era stato imposto l'isolamento fino al 14 novembre. Tra i giocatori viola coinvolti nella vicenda c'è anche il difensore uruguaiano Martin Caceres che ha raggiunto la Celeste impegnata nel duplice impegno contro Colombia e Brasile per le qualificazioni ai Mondiali del 2022.

La seconda fuga dalla bolla in serie A nel giro di poco tempo -a cui dovrebbe seguire una multa di 400 euro- sta mettendo in luce ancora una volta le profonde contraddizioni nei diversi regolamenti adottati da ogni Asl per imporre l'isolamento nel caso in cui una squadra abbia casi di positività: alcune società che si trovano in quarantena hanno avuto la disposizione di non far partire i loro nazionali, altre invece hanno ricevuto l'autorizzazione a far viaggiare i loro giocatori a patto che vengano organizzati viaggi "protetti", con voli e mezzi privati.

A differenza di quanto era successo con la Juve, però, il caso Fiorentina è stato accompagnato da forti polemiche con pesanti accuse lanciate dal Sud America nei giorni scorsi culminate con un intervento della Fifa: "Questa è una manovra della Fiorentina per bloccare i nazionali sudamericani dato che non abbiamo avuto lo stesso problema con gli altri giocatori convocati in Italia, come Diego Godín, Nahitan Nández e Rodrigo Bentancur" ha affermato il presidente della Auf, la federazione calcistica dell'Uruguay, Ignacio Alonso attraverso la Conmebol (la confederazione sudamericana). Una gaffe clamorosa dato che in realtà la decisione di isolare i calciatori è di esclusiva competenza della Asl di Firenze e non ha nulla a che fare con i casi degli altri giocatori citati.

Ma al di là delle pressioni sudamericane il problema internazionale resta come ha ammesso il direttore sportivo del club toscano Daniele Pradè al Corriere dello Sport: "Non ci sto capendo niente. Noi siamo in bolla fino a sabato, ma è arrivata una comunicazione dalla Fifa che ci obbligava a liberare i giocatori".

Sulle diversità dei trattamenti di ogni Asl è intervenuto anche il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina chiedendo l'intervento del governo perché -ha denunciato- "Con questa uniformità nei criteri non facciamo una bella figura a livello internazionale". Come ha ricordato il ministro dello Sport Spadafora il protocollo del calcio "è chiaro" e "prevede che l'ultima decisione spetta alle Asl di competenza".

di Matteo Forciniti

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