Gente d'Italia

Stati Uniti, la guerra dei dazi è cominciata

Donald Trump ha firmato. Circondato da lavoratori del settore siderurgico nella Roosevelt Room della Casa Bianca, Trump ha varato l'annunciata tassa sull'import pari al 25% sull'acciaio e al 10% sull'alluminio. Ma il Presidente ha anche annunciato flessibilità nei confronti di paesi alleati che siano disposti a trattare, a cominciare da esenzioni per
Canada e Messico.

Le risposte non si sono fatte attendere ."Con i nostri partner Ue, valuteremo le conseguenze e concorderemo una risposta adeguata". Così il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, commentando, via Twitter, i dazi Usa formalizzati dal presidente Donald Trump. "La Francia deplora gli annunci di Donald Trump sulle tariffe per l'acciaio e l'alluminio. Ci sono solo perdenti - ha avvertito Le Maire - nelle guerre commerciali".

Il ministero del Commercio cinese ha ribadito di "opporsi con decisione" ai dazi sull'import al 25% sull'acciaio e al 10% sull'alluminio voluti dal presidente Usa Donald Trump, sollecitandone la cancellazione "il più presto possibile". La Cina vuole "difendere i suoi legittimi diritti e interessi con risoluzione", dato che i dazi, recita una nota, "colpiranno seriamente l'ordine del commercio internazionale".

Forte opposizione anche dalla China Iron & Steel Association e dalla China Nonferrous Metals Industry Association. Il ministero, pur decisamente contrario alla mossa di Trump, non avanza ipotesi di ritorsioni, mentre la China Iron & Steel Association (CISA) "si appella al governo cinese per l'adozione di risolute misure contro l'import di alcuni prodotti Usa, come acciaio inossidabile, lastre galvanizzate, tubi senza saldatura, carbone, prodotti agricoli e di elettronica", si legge in una nota sul suo sito web.

Il comportamento di Trump "è una sfida all'industria dell'acciaio mondiale e troverà ferma opposizione in molti altri Paesi".  Simili richieste sono state avanzate anche dalla China Nonferrous Metals Industry Association, che ha chiesto a Pechino di prendere azioni decise sull'import di carbone, scarti di alluminio, prodotti agricoli e prodotti di consumo di fascia alta.

"Il Giappone proverà a ottenere un'esenzione all'imposizione dei dazi sull'acciaio e l'alluminio da parte di Washington". Lo ha detto il capo di Gabinetto Yoshihide Suga durante una conferenza con la stampa, indicando che le esportazioni nipponiche non costituiscono una minaccia per gli Usa, e contribuiscono in grande misura all'occupazione e allo sviluppo industriale degli Stati Uniti.

Allo stesso tempo il ministro degli Esteri, Taro Kono, ha definito la ratifica 'spiacevole', che con ogni probabilità avrà un impatto significativo nei rapporti economici tra Giappone e Usa, aggiungendo - inoltre - che le ripercussioni si faranno sentire anche sul commercio globale. "Il Giappone - ha proseguito Kono - risponderà in maniera appropriata dopo aver esaminato gli effetti del decreto sulle aziende nipponiche, valutando se necessario un ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

 

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