Giuseppe Conte

Bisogna “scindere” il concetto di “porto sicuro di sbarco” da quello di “Stato competente ad esaminare le richieste di asilo“. E’ uno dei concetti chiave della proposta italiana sulle migrazioni presentata ieri ai colleghi europei dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’obbligo di salvataggio, ha spiegato il premier (che a Bruxelles ha parlato per primo): “non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti”. In pratica, secondo l’inquilino di palazzo Chigi, occorre stabilire che esiste una “responsabilità comune tra gli Stati membri” dell’Ue “sui naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo”. Per il premier occorre “superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra” a seguito di operazioni di ricerca e soccorso.

EUROPA CHIAMATA A SFIDA CRUCIALE
L’Europa, ha continuato Conte, “è chiamata ad una sfida cruciale”. Se non riesce a realizzare un’efficace politica di regolazione e gestione dei flussi migratori, ha avvertito, “rischia di perdere credibilità tutto l’edificio europeo”. Per Conte “Occorre un approccio integrato, multilivello che coniughi diritti e responsabilità”. E l’Italia vuole contribuire “costruttivamente alla formulazione di questo nuovo approccio”. “Dobbiamo passare dalla gestione emergenziale, alla gestione strutturale del fenomeno immigrazione” ha sentenziato il presidente del Consiglio.

REGOLARE GLI INGRESSI
Ciò, secondo Conte “si realizza in primo luogo con la regolazione dei flussi primari (ingressi) in Europa: solo così si potranno regolare successivamente i flussi secondari”, cioè gli spostamenti intra-europei. Occorre, pertanto “intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi”, quelli da cui partono o transitano i migranti, “e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018.

RAFFORZARE LE FRONTIERE ESTERNE
Oltre a creare centri di protezione internazionale nei Paesi di transito, per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di effettuare “rimpatri volontari”, per Conte bisogna “rafforzare le frontiere esterne”, obiettivo quest’ultimo su cui tra i Paesi Ue si registra un consenso generale. “L’Italia sta già sostenendo missioni Ue (EuNavforMed Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica: occorre rafforzare queste iniziative”.

SUPERARE IL REGOLAMENTO DI DUBLINO
Per Conte, occorre “superare” il regolamento di Dublino, “obiettivo – riconosce – che è più complesso. Nato per altri scopi, è ormai insufficiente: solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente, rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il sistema comune europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo”.

CHI SBARCA IN ITALIA, SBARCA IN EUROPA
Secondo il premier, insomma, occorre “superare il criterio del Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa“. Bisogna “riaffermare che responsabilità e solidarietà” costituiscono un “binomio”, non sono alternative. “E in gioco – avverte – Schengen”, cioè una delle maggiori conquiste dell’Ue.

DALL’UNIONE EUROPEA INIZIATIVE COMUNI
L’Unione europea, continua Conte, “deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la ‘tratta di esseri umani’ e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna: occorrono centri di accoglienza in più Paesi europei, per salvaguardare i diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento”. Per l’Italia, occorre anche “contrastare i movimenti secondari. Attuando i principi precedenti, gli spostamenti intraeuropei di rifugiati sarebbero marginali”. Di conseguenza, “i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra i Paesi maggiormente interessati”. Ogni Stato Ue, ha ricordato Conte, stabilisce, in autonomia “quote di ingresso dei migranti economici. E’ un principio che va rispettato”.

INVOCATE CONTROMISURE FINANZIARIE
Per Conte, infine, vanno previste “adeguate contromisure finanziarie rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati” (probabilmente allude alla possibilità che i Paesi che non accettano rifugiati vengano penalizzati, o disincentivati, in sede di allocazione delle risorse del bilancio Ue). Le divisioni tra i Paesi Ue sono essenzialmente sulla gestione interna dei migranti, non sulla dimensione esterna e sulla protezione della frontiera.

RICONOSCERE PROBLEMA IMMIGRAZIONE
L’obiettivo principale dell’Italia, in questa fase, è ottenere il riconoscimento che esiste un problema immigrazione, che è una questione europea e che non può riguardare solo l’Italia e gli altri Paesi di primo arrivo, come è successo finora, in base al regolamento di Dublino. Per questo, in tutti gli incontri bilaterali che Conte ha avuto finora, ha battuto sul medesimo tasto, per rendere chiaro a tutti i partner europei qual è la linea dell’Italia: mentre la Francia continua a ripetere che si tratta di una mera crisi politica, come se i problemi sul terreno fossero risolti o di poco conto. Per il governo italiano così non è.