Gente d'Italia

Giochi del Mediterraneo, la corsa d’oro contro il razzismo delle quattro italiane di colore della staffetta 4×400

Italiane, ma di colore. Ma dov’è il problema? Non si pone, non esiste. Quattro ragazze d’oro, di pelle scura, ma di nazionalità italiana. La risposta dello sport al razzismo imperante nelle dichiarazioni e negli atteggiamenti di Matteo Salvini, vice premier della Repubblica Italiana, e della Lega. “La notizia più bella arriva dai Giochi del Mediterraneo, non da Pontida”, è l’urlo nazionale che accompagna una foto già virale sui social. La foto del quartetto che stabilisce un primo, importante risultato secondo il parere degli italiani nazionalisti, in numero di gran lunga superiore alla schiera dei razzisti palesi e occulti.

“Purtroppo anche per questo Salvini e i leghisti prendono voti. Questo è il razzismo che noi
vogliamo combattere e vincere per dare all’Italia un futuro migliore”, l’insurrezione intanto dialettica è firmata Enrico Rossi, di Liberi e Uguali, presidente della Regione Toscana.
Italiane di colore, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo,
Libania Grenot. Il quartetto d’oro della staffetta italiana 4x400 ai Giochi del Mediterraneo, in Catalogna, a Tarragona, Costa Brava. Un trionfo sportivo che ha scatenato l’iradiddio,
innanzitutto da parte di quelli che contestano e si oppongono a ogni forma di razzismo. Lo sport come per mezzo dire che “esiste un’Italia che Salvini e la Lega non vogliono vedere e a cui vorrebbero negare di esistere e di avere diritti”.

Avvolte nel tricolore italiano, le quattro ragazze hanno conquistato il mondo, si sono prese la simpatia e il consenso di tutti, esclusi evidentemente i protagonisti dell’adunata leghista a Pontida. È come se avessero urlato, noi queste siamo, siamo italiane, ci sentiamo italiane al cento per cento. Il messaggio sincero, spontaneo, immediato di Maria Benedicta, Ayomide, Raphaela, Libania, esponenti della disciplina sportiva, l’atletica leggera, ritenuta storicamente la regina delle olimpiadi. “I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata”. Firmato Roberto Saviano, che sta dappertutto e su tutto viene chiamato a dare pareri, prezzemolo ogni minestra. “Realtà 1 – Salvini 0”, si legge sui social, sufficientemente scatenati e acidi e ironici verso il numero uno della Lega. L’abbraccio e il grazie del Paese alle quattro atlete. Da parte di Salvini, un laconico “complimenti alle ragazze”.

Colpa del colore scuro della pelle? Forse sì, perché fatale (e sommamente ingiusto, sia
hiaro) è l’accostamento con la negritudine che caratterizza l’ondata migratoria straniera verso l’Italia. Ma questa è un’altra storia, mai l’altra faccia di storie uguali. Italiane come e perché le ragazze del quartetto, sorridenti e felici per l’Italia e per loro stesse, con la medaglia d’oro al collo?

Romana di Torrevechia, Maria Benedicta Chigbolu. Padre nigeriano, Augustine. Mamma Paola laziale, tre fratelli e due sorelle. Nonno Julius atleta
pure lui, saltatore in alto ai Giochi Olimpici di Melbourne 1956. Fidanzato con Mauro Galvan, quattrocentista di discreto livello internazionale, ha principiato con l’atletica in Italia. È cittadina italiana dal 2016. Nata a Abeokuta, regione dell’Ogun, Sud Nigeria, Ayomide Folorunso è una specialista della corsa ad ostacoli. Ventidue anni, genitori nigeriani, è in Italia da quando di anni ne aveva otto. La neve all’aeroporto di Milano come primo scioccante impatto all’arrivo in Italia. “Natale 2004, la neve non l’avevo mai vista”. Mamma era andata ad accoglierla a Malpensa. Abita in Emilia, a Fidenza, gareggia per le Fiamme Oro. Arruolata in Polizia nel 2015, la nazionalità italiana conseguita nel 2013. Campionessa europea juniores 2017.

Genitori sudanesi, Raphaela Lukudo è nata in Campania, ad Aversa, zona di mozzarelle di bufala e qua e là l’incidenza della camorra. Papà e mamma si trasferiscono a Modena, lei ha due anni appena, ed è in Emilia che s’innamora dell’atletica leggera. Gareggia per il Gruppo Sportivo Esercito. Libania Grenot, da Santiago di Cuba, trentacinque anni, è il meno giovane del quartetto. La “capa”, in virtù dei titoli conquistati in carriera con l’azzurro
dell’Italia. Campionessa europea e partecipazioni alle olimpiadi. La prima a Pechino 2008. “Proprio quelle che Cuba mi aveva sempre negato”. Figlia di un sindacalista e di una giornalista, Olga Martinez, appassionata di musica, anzi patita, si è sposata nel 2006. A Roma nello stesso anno, è diventata cittadina italiana nel 2008. “Vengo dal nulla, dalla fame e dal fango”. Libania è tesserata dal Cus Cagliari e dalle Fiamme Gialle.

È stato bello, molto bello, vederle e ammirarle felici fasciate nel tricolore, un metro dopo il traguardo. Felici di aver vinto per l’Italia, al di là del valore intrinseco della medaglia d’oro in una facile edizione dei Giochi del Mediterraneo. Centocinquantasei medaglie per l’Italia, di cui cinquantasei d’oro. Quella delle staffettiste italiane di colore naturalizzate e riconosciute della 4x400 di colore la più bella in assoluto. Una romana, due emiliane, una sarda: la volata vincente e l’abbraccio del Paese che si sforza di essere giusto. E spesso non ci riesce.

Franco Esposito

 

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