Il deputato Alessandro Morelli

Altolà della Lega al M5S: il fondo per l'editoria non si tocca. O meglio: "l'idea è quella di una rivisitazione dei soggetti a cui destinare risorse, che prevede un taglio graduale per i grandi gruppi editoriali ma non per le testate giornalistiche locali che, anzi, oltre a vedersi confermato il contributo, dovranno essere maggiormente sostenute".

La precisazione arriva da Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti della Camera. Ed è un vero e proprio "paletto" quello fissato dal Carroccio, all'azzeramento del fondo pubblico per l'editoria, una delle misure contenute nella manovra approvata dal governo nonché uno degli storici cavalli di battagli del movimento grillino.

La vecchia legge del 1981, come si ricorderà, prevedeva in Italia un contributo fisso per ogni copia stampata, con una cifra maggiorata del 15% nel caso il giornale fosse edito da una cooperativa di giornalisti. Nel 2008 era stato abolito ogni criterio legato alla tiratura e alla fine nel 2014 era stato abolito anche il sistema di contribuzione diretta fino alla nuova legge (la numero 198) varata nel 2016, proposta dall’allora ministro allo Sport con delega all'Editoria Luca Lotti, che escludeva dal contributo pubblico i giornali organi di partito e quelli che facevano capo a gruppi editoriali quotati o che comunque erano partecipati da società quotate.

Nel 2016 avevano beneficiato dei fondi pubblici 54 testate. "Sul taglio è bene fare una puntualizzazione" precisa Morelli, che poi prosegue: "la Lega non intende procedere verso un taglio complessivo ma lavorare per una revisione delle regole. Chi quotidianamente garantisce il pluralismo dell'informazione sul territorio non ha motivo di temere anzi il suo contributo sarà fondamentale per studiare il modo migliore per rilanciare un mondo che sarà protagonista della rivoluzione del 5G e che, proprio nella celerità e predisposizione al cambiamento dei piccoli, può avere un punto di forza che spinga all'innovazione anche i grandi gruppi".

Molto spesso infatti, aggiunge il parlamentare leghista "le realtà locali forniscono notizie capillari che vanno anche a coprire la mancanza d'informazione di grandi network e testate. Va infine aggiunto che i contributi per gli anni passati sono già stati coperti e per il 2018 è assicurata una copertura che verrà confermata nel 2019".

Giova ricordare come, recentemente, anche File (Federazione Italiana Liberi Editori) ed Alleanza delle cooperative italiane comunicazione siano intervenute sull'argomento bollando la misura come "una grave minaccia alla libera informazione" che mette a "rischio 10mila posti di lavoro". Dello stesso parere la senatrice di Fi Fiammetta Modena, secondo la quale "azzerare il fondo è certamente più facile che ragionare e modificare, se del caso, le regole di accesso ma è e rimane un grave atto contro il pluralismo informativo".