Gente d'Italia

Meteo, disastro Italia

Meteo disastro Italia, un vero e proprio disastro nazionale. C’è chi, dalla Protezione Civile, ha definito come "apocalittico" quel che vedeva nelle valli sopra e intorno Belluno. Veneto straziato e stravolto dalla tempesta. E la Liguria, la costa  letteralmente mangiata dal mare. E il Trentino sferzato. E la Sicilia dei rivoli che si fanno cascate, montagne d’acqua, la Sicilia delle famiglie che affogano in casa. Il bilancio umano di neanche una settimana di cosiddetto allarme meteo è pesantissimo, in altri tempi letteralmente incredibile: circa 30 persone morte per pioggia.

Piove e qualcuno muore. Qui e oggi nell’Italia in cui viviamo una cosa è praticamente la conseguenza dell’altra. Se piove, qua e là per l’Italia si muore. In un’auto schiacciata da un tronco d’albero, in un’auto che non esce da un sottopasso allagato, in una strada travolta dal fango, sotto una frana di terreno corroso, in una villetta abusiva costruita a 150 metri dal fiume. Costruita e poi affittata, altro che abusivismo di necessità. Abusivismo incosciente, arrogante e incontrollato, ce n'è a centinaia di migliaia di costruzioni abusive soprattutto al Sud.

Il bilancio economico poi è una mazzata sull’Italia che si fa fatica a metabolizzare. C’è un conto economico enorme del meteo disastro autunno 2.018. Un conto che nessuno fa fio in
fondo. Un conto troppo grosso da fare. Un miliardo almeno per il Veneto ha detto il Governatore Zaia. Per una volta il governo locale non l’ha sparata alta. Milioni di alberi sradicati, la montagna, tutta la montagna veneta che ha cambiato pelle. E valli intere percorse come da una scavatrice. Un miliardo, se basta. E decenni per tentare di ricostruire quello che c’era, la natura, l’orografia, la flora che c’era. Decenni!

In Liguria quanti soldi, quanti danni? Ricostruire da capo le strade strappate alla montagna e mangiate dal mare. Non c’è più nulla di quelle strade, neanche le fondamenta. E poi rifare le strutture turistiche e portuali, come dire la vita di quelle terre. Un miliardo, un altro miliardo? E le campagne, i raccolti perduti in Puglia. Le olive e gli ulivi. E i danni all’agricoltura in Lombardia e Toscana. E le devastazioni della pioggia in Sicilia e Calabria, devastazioni della pioggia su precedenti devastazioni umane. Luci di stato d’emergenza che vanno accendendosi come spie rosse sulla cartina d’Italia. Liguria e Veneto che lo chiedono a buon diritto lo stato d’emergenza, il governo pronto a riconoscerlo.

Le banche che prima del governo (le banche cattive…) che sospendono di loro iniziativa i pagamenti dei mutui a chi ha subito danno e devastazioni. Il governo che sta per decidere che da quelle zone non verranno tasse e tributi. Quanto costa tutto questo, quanto del bilancio pubblico 2.019 sarà mangiato, eroso, consumato dal meteo disastro autunno 2.018? Forse quattro miliardi di euro, forse cinque. Come un terremoto, come un post terremoto. Una cifra che, anche se a comporla concorreranno soldi europei e soldi dei fondi nazionali per le emergenze, comporterà almeno due/tre miliardi di imprevisto e non calcolato esborso pubblico. Almeno tre miliardi di esborso non calcolato verranno dall’effetto spread alto per lungo tempo. Quindi tutti i conti pubblici 2019 da rifare.

Dovrebbero essere rifatti da capo. Un governo responsabile dovrebbe rifarli i conti di fronte alla realtà. Dovrebbe avere la coscienza onesta e l’intellettuale onestà di calcolare altri 6/7 miliardi ai 22/23 in deficit che ha previsto per l’anno prossimo. Dovrebbe un governo rispettoso della realtà e perciò rispettabile conteggiare che si arriva a 30 miliardi in deficit e che quindi il bilancio pubblico, se non corretto, può sballare. Ma nessuno fa di questi conti in questo paese che ha perso contezza di se stesso.

Post Scriptum. A proposito di governi e di meteo disastri non c’è ormai praticamente più nessuno che neghi il cambiamento climatico e i suoi rischi, anzi le sue già conseguenze in termini di meteo estremo. Tutti o quasi sul pianeta convengono si debba fare… qualcosa. E i governi dei più vasti territori del pianeta fanno si qualcosa: se ne fregano del clima. Se
ne fregano di quello che le attività umane fanno al clima. I governi dei maggiori paesi del pianeta fanno eccome qualcosa, fanno programmaticamente e concretamente danno al clima. Trump negli Usa: viva il carbone e le trivellazioni e via i limiti all’inquinamento. Modi in India. Bolsonaro in Brasile che annuncia altra allegra deforestazione in Amazzonia. E l’Indonesia che brucia le foreste… Se è apocalisse come ha detto chi è salito sulle montagne dell’agordino in Italia, apocalisse ce la stiamo chiamando.

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