È un legame molto forte quello che lega l’Italia all’ultima vincitrice del premio Cervantes, la poeta uruguaiana Ida Vitale. Lo racconta lei stessa in un’intervista a Gente d’Italia poco prima della partenza verso un nuovo viaggio, questa volta in Messico. Sì, perché nonostante i suoi novantacinque anni, questa donna dal tono gentile e dal profilo basso continua ad avere ancora una vita molto attiva, piena di progetti e buoni propositi. “Mio nonno paterno era un avvocato siciliano della provincia di Palermo” dice subito mettendo le mani avanti ed aprendo con simpatia l’album dei ricordi. “Lui era un garibaldino che andò via durante il regno di Umberto I, il re che venne ucciso da un anarchico nel 1900, ma io non l’ho mai conosciuto. A casa abbiamo vissuto le sue storie tramite i racconti di mia nonna e abbiamo inoltre conservato alcuni suoi documenti”.

Rappresentante della poesia essenzialista, Ida Vitale appartiene alla cosiddetta generazione del ‘45 dei grandi autori uruguaiani. All’epoca l’italiano esercitava un fascino speciale nella cultura di quella che era conosciuta come la Svizzera d’America, si studiava nelle scuole ed era abbastanza diffuso. Il suo caso è emblematico: “Ho ricevuto tanta influenza dalla cultura italiana che è stata molto importante. Ovviamente sul lato personale per via delle origini familiari ma poi anche a scuola con lo studio della lingua. Avevo una professoressa meravigliosa. Allora l’italiano era una lingua molto vicina a noi e così è sempre stata per me. Ancora oggi cerco di continuare a leggere qualcosa”.

Oltre all’attività letteraria, durante la sua lunga carriera ha lavorato anche come professoressa e come traduttrice. Anche in quest’ultimo caso ci sono riferimenti alle opere italiane e in particolare a quelle di Luigi Pirandello: “Iniziai le traduzioni su richiesta di un’amica, Laura Escalante, che era la direttrice del Club Teatro di Montevideo. Sono sempre stata molto felice di poter tradurre questo importante autore. Non è un caso ma la Sicilia ha sempre esercitato un notevole peso nella letteratura italiana con grandissimi autori”. L’insegnamento e l’educazione restano ancora oggi alcuni dei punti di riferimento per lei che rivendica con un certa nostalgia: “Tutto quello che sono lo devo alla scuola” confessa in uno dei momenti più sinceri della conversazione citando una frase pronunciata dal marito Enrique Fierro scomparso nel 2016. “Oggi la scuola ha perso prestigio per tante ragioni, c’è un problema generale nella società che riguarda sia le famiglie che i maestri. Abbiamo modernizzato altre cose ma ci siamo dimenticati di uno dei settori fondamentali per qualsiasi governo”

Sullo stato che attraversa la poesia attualmente mostra invece un timido ottimismo: “Tutto cambia. La cultura è sempre stata in continua trasformazione ma non si esaurisce altrimenti sarebbe una catastrofe. Forse la poesia oggi occupa un ruolo secondario ma finché ci sarà vita sopravviverà”. Ida Vitale è stata la seconda uruguaiana a vincere il Cervantes, il premio considerato come il Nobel della letteratura in spagnolo. Prima di lei c’era riuscito solo lo scrittore Juan Carlos Onetti nel 1980. “Ho accolto questo premio con
grande sorpresa ma altrettanta soddisfazione” commenta mostrando quella notevole umiltà che sta alla base del dna uruguaiano. “C’era tanta gente che lo avrebbe meritato, io pensavo di avere già ricevuto tante soddisfazioni nella vita”.

Sergio Ramírez, membro della giuria del Cervantes, ha motivato il premio con queste parole come riportato dal quotidiano madrilegno El País: “È per il suo linguaggio, uno dei più rinomati e riconosciuti della poesia moderna in spagnolo. Un linguaggio che è allo stesso tempo intellettuale e popolare, universale e personale, trasparente e profondo. Da tanto tempo lei è diventata un punto riferimento fondamentale per tutti i poeti di lingua spagnola”. I riconoscimenti però non finiscono qui: è notizia di pochi giorni fa un altro importante premio, quello della Fiera internazionale del libro di Guadalajara in Messico.

Un premio dal sapore ancora più speciale dato che la poeta ha vissuto in Messico come esiliata durante gli anni della dittatura in Uruguay. Stabilitasi successivamente in Texas, negli Stati Uniti, è tornata a vivere a Montevideo dopo la morte del marito.Dopo tanti anni vissuti lontano però ritornare ha le sue difficoltà, le sue contraddizioni. Lei, in ogni caso, affronta tutto con estrema tenacia e lucido realismo. “Qui sono tornata da poco e devo ancora adattarmi. Sto organizzando il mio futuro, sto costruendo una biblioteca e sto cercando di mettermi in contatto con i pochi amici che restano dato che quelli della mia generazione sono praticamente quasi tutti scomparsi. Vorrei andare un po’ in giro come turista per scoprire Montevideo e vedere i grandi cambiamenti che ha avuto soprattutto con un’offerta culturale in grande crescita”. Basta davvero poco per essere felici a novantacinque anni.

Matteo Forciniti