Buon Natale sotto e sopra il ponte maledetto, quattro mesi esatti dopo la tragedia. Buon Natale per i genovesi che si infilano nella galleria di luce che parte dal cuore di Zena, entra nella stazione della metropolitana a Piazza De Ferrari, ombelico della città, e sbucano a Brin, oltre il ponte, oltre i muri, le strade spezzate, le case sfollate, le sofferenze della zona rossa e arancione e le maledizioni di quella nera di zona e arrivano, sotto una simile galleria di luce, davanti all’abete gemello di quello piantato nella city. Buon Natale per questo ponte di luce, che dovrebbe illuminare quel buio là sopra, le strade, collassate dal traffico, le contese sulle scelte per chi demolisce e ricostruisce, la sfida all’Ok Korral tra il ministro Danilo Toninelli e il presidente della Regione e commissario all’emergenza governatore Giovanni Toti, come due pistoleri che si sfidano, se non a colpi di Colt o Smith and Wesson a colpi di referendum sulle grandi opere da fare o no. Il ponte bisogna rifarlo, ma è il presepe intorno che divide i due vertici istituzionali, con scambi di accuse violente. Toninelli che spara a Toti di essere al soldo delle Autostrade. Toti che spara a Toninelli di essere ignorante e di non lavorare alle infrastrutture, lasciando appesi la Gronda, di cui non si sa più nulla, il Terzo Valico realizzato al 35 per cento, ma che ha i fondi dell’ultimo finanziamento del Cipe bloccati dal ministero e la favola dei costi benefici richiesti dai 5 Stelle, arenati chissà dove in questo presepe senza Gesù Bambino e senza cometa. Dov’è la cometa sopra questo presepe, se non sulla testa del sindaco-Commissario Marco Bucci, che si sbatte di qua e di là per tracciare la strada verso la ricostruzione, attraverso le scelte complicate ma determinanti delle imprese in lizza. Mentre il supercommissario insegue la sua cometa, sopratutto è sul rapporto con Autostrade che i due pistoleri si affrontano, ondeggiando sul ponte, in mezzo alla valle Polcevera, sparacchiando un giorno si e un giorno no. Buon Natale agli architetti e alle imprese che hanno portato nella gerla del sindaco-Commissario i loro progetti e che aspettano una decisione sempre più vicina. Un pool di dieci aziende per demolire, un po’ con cariche esplosive, un po’ con grandi gru mangia cemento, un po’ tutti insieme i concorrenti, con la ditta Fagioli, esperta in smaltimento detriti, con le ditte genovesi Carena ed EdilScavi. E quel derby, già spesso raccontato, tra Salini Impregilo- Fincantieri- Italferr, che vuol dire architetto Renzo Piano, contro Cimolai, che vuol dire Sebastian Calatrava. L’architetto archistar spagnolo è stato quattro ore faccia a faccia con il sindaco, per spiegargli i ben quattro progetti disegnati e che la grande azienda di Pordenone è pronta, anzi prontissima, a sfornare. Poi bocche cucite. Il sindaco, che è volato a Roma a spiegare al ministro Toninelli i passi delle assegnazioni, sta molto silenzioso, ha fatto solo trasparire l’intenzionee di tentare una alleanza tra le due grandi imprese per fare il ponte insieme. Ma è possibile mettere insieme Calatrava e Piano, due archistar? Non ci riuscirebbe neppure Gesù Bambino, nell’ipotesi che questo presepe genovese e della Valpolcevera si fosse ricomposto miracolosamente, sotto la cometa, per di più all’ombra della Madonna della Guardia. Buon Natale a questa città che, tra una galleria di luce, un ponte luminoso, una sfida tra pistoleri, continua a soffrire là sotto il ponte maledetto in un clima che la Santa Festività accende solo con le luminarie. Prova a infilarti sotto il ponte per raggiungere quelle luci accese alla Certosa, dove il parroco spera in un clima di concordia. Starai in coda per ore e potrai anche provare il brivido di sostare per dieci minuti a perpendicolo sotto le campate rimaste in piedi, a fianco del grande stabilimento di Ansaldo Energia, con la fila delle auto ferme, l’impenetrabilità della valle di nuovo quasi fisica, che se aggiri l’ostacolo e tenti l’attraversamento da Nord della valle, non è diverso. La spinta del Natale, il traffico aumentato si stringono come un cappio intorno al collo della valle, che avrà pure le sue strade riaperte a prezzo di grandi sforzi e di grande decisione dal sindaco e dal suo staff commissariale, ma è un dedalo di intorcigliamenti stradali, di tentativi di riappropriarsi di una vita normale, di non guardare in alto i mozziconi spezzati del ponte, da cui hanno tolto gli ultimi due autocarri, rimasti come tragiche sentinelle a testimoniare la sciagura…. Buon Natale agli sfollati, proprietari e inquilini e comodatari nella case di via Porro, di via Fillak, del Campasso e protagonisti della loro battaglia negli studi notarili delegati a stilare gli atti di cessione tra di loro e il Comune acquirente. Non sarà per loro un Natale semplice, dopo un autunno di stenti, perchè questa operazione che li riguarda da vicino ha tante sfumature da dipanare, tra il prezzo del pagamento della casa, i contributi per il mobilio, il risarcimennto del danno morale. Quanto tocca all’inquilino affittuario, quanto al proprietario, dove sono i contratti o le carte che attestavano l’uso dell’eventuale comodatario, se questo ha un valore nel passaggio tra la vecchia proprietà e il Comune che incamera tutto? E poi ci sono anche le imprese, le aziende sotto il ponte, anche quelle acquistate dal Comune, con i prezzi del risarcimento. Dove finiranno i lavoratori dipendenti, che non sono stati già licenziati? Nelle società partecipate del Comune? Ma come? Il sindaco Commissario ha fretta e come dargli torto? Tutti i nodi stanno venendo al pettine e l’imperativo categorico è fare presto, fare subito: gli atti delle case e delle aziende entro il 20 dicembre, l’annuncio di chi costruirà il ponte nuovo entro il 15, i cantieri per incominciare la demolizione subito dopo. “Voglio vedere le gru prima di Natale“, dice Bucci. Buon Natale alla maxiinchiesta, che deve fare luce sulla tragedia consumata quattro mesi fa e che fa incrociare il lavoro dei magistrati della Procura con quello del commissario. Sono tornati da Zurigo i pezzi di ponte che erano stati spediti per analisi speciali sul loro deterioramento presso un gruppo di grandi esperti svizzeri. Gli autocarri pieni di frammenti del corpo putrefatto del ponte sono tornati con la quasi inevitabile sentenza che i materiali erano compromessi, il materiale pericoloso. Un elemento in più per sentenziare il logoramento, la fragilità del Morandi. Ma quanto ancora sarà necessario peritare, indagare, lungo quegli stralli lunghi decine di metri, quei pezzi di acciaio, imputriditi dentro il cemento compresso? La magistratura e lo staff del Commissario dialogano stretto, non si metteranno i bastoni tra le ruote, moduleranno la possibilità che la demolizione non comprometta le indagini sui reperti. Buon Natale, in particolare, anche al cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, ex presidente per dieci anni della Cei e oggi capo dei vescovi europei che i 5 Stelle liguri e genovesi, in particolare la “pasionaria” Alice Salvatore, consigliera regionale, hanno duramente censurato perché aveva definito “un suicidio” l’eventuale stop alla costruzione del Terzo Valico, opera chiave per alleggerire il nuovo ponte e oggi per ridurre l’isolamento genovese. “La smetta di fare politica, invece di fare il prete“, hanno ingiunto i grillini, forse perché tutta la posizione della chiesa genovese è unanimemente in spinta verso la realizzazione del ponte subito e presto delle altre opere, utili per riempire il lago della disoccupazione o della sottoccupazione. Non c’è giorno che qualche parroco, qualche sacerdote della storica Curia genovese, siano i Cappellani del Lavoro, come monsignor Luigi Molinari o lo scatenato parroco di santa Zita Massimiliano Moretti, non escano allo scoperto per invitare Genova a mobilitarsi, per spingere le autorità, le istituzioni a soccorrere i disagiati, i danneggiati dal ponte in un presepe questa volta quello dolente della sciagura del 14 agosto, sempre pieno di sofferenze, di bisogni materiali, pratici, ma anche morali. Il cardinale spinge e i 5 Stelle si infuriano, perché nella loro prospettiva di decrescita felice anche il Terzo Valico fermo, con le sue macchine inattive dentro le gallerie scavate a metà, con gli operai fermi e da licenziare, che a regime sarebbero 2800, più un vasto indotto e sommati a quelli del ponte quasi 5000, è una visione di speranza in un mondo migliore. Quale? Buon Natale a don Gian Andrea Grosso, proprio il parroco della Certosa, chiesa di san Bartolomeo, dove sta il grande chiostro che ha ospitato le drammatiche assemblee del dopo crollo e tutte le riunioni della tragedia incombente e che continua a essere il luogo chiave dell’assistenza e della reazione alla sciagura. Lui è in prima linea, ha aiutato gli sfollati, che sono ora stati quasi tutti sistemati (281 famiglie senza casa ricollocate quasi tutte in altre aree della città, in una inevitabile diaspora territoriale), che non sono più figli della sua parrocchia, perché quella diaspora li ha portati a San Biagio, Alta Valpolcevera e persino a Quarto sul mare, Sampierdarena, Molassana, Staglieno, Oregina, Voltri, Rivarolo, tutte zone lontane dall’epicentro doloroso. Lui, don Gian Andrea. ha fatto il possibile, è stato il capolinea delle raccolte di fondi arrivate da tutta Italia, perfino dalla Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi a Roma. A Natale una processione, partita da questa chiesa, porterà la Natività sotto il grande abete piazzato dal Comune in piazza Petrella, in fondo a quel corridoio di luce. Buon Natale alla speranza, quindi, di una rinascita vera. Buon Natale anche a chi sta organizzando la grande manifestazione tanto attesa della città, che si terrà il 13 gennaio. Le madamine di Torino, protagoniste della manifestazione SiTav, in Piazza Castello un mese fa, sono già arrivate a Genova e si sono collegate con “Riprendiamoci Genova”, un’ associazione di tre movimenti spontanei, in testa alla quale c’è “Che l’inse?”, il gruppo che fa capo a Andrea Acquarone, epigono di Ballilla o almeno del suo spirito rivoluzionario, poi “Emergente” dell’avvocato Filippo Biolè. Poi c’è Camilla Ponzano, architetto. Insieme hanno già lanciato una manifestazione a ottobre, che ha radunato 3000 persone in un battibaleno. Su quella spinta e con l’aiuto delle 7 madamine e sopratutto del sindacato, da tempo in ebollizione, i genovesi e i torinesi guideranno una marcia e una adunata in piazza De Ferrari, che sarà la terza manifestazione spontanea, senza simboli di partito e di sindacato, dopo Torino e dopo Roma-Campidoglio. Si sa già che lo slogan di questa mobilitazione saranno la dignità del lavoro, la necessità dello sviluppo e la connessione con l’Europa. In quanti saranno? Molti, anche se questa jacquerie non sembra avere ovviamente il favore dei governanti di Genova e di Roma, per quanto divisi dal fossato della contesa tra i pistoleri Toti e Toninelli, che vedono in essa una protesta forte. Confindustria Genova non ha appoggiato per ora l’iniziativa, frenandola nei mesi scorsi nel timore di compromettere le misure del Decreto Genova. Un po’ più favorevole la Camera di Commercio con la nuova guida del neo presidente, Luigi Attanasio, che rappresenta bene un mondo sofferente di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, sotto scacco dal ponte in avanti, ma anche prima.