Salvini, Conte e Di Maio

Sui gialloverdi c’è un’opinione dissonante: è quella di Franco Bernabè e la potete trovare in una lunga intervista al Foglio. Bernabè non è uno qualunque: nella vita è stato qualsiasi cosa vi venga in mente.

Senior economist all’Ocse, capo ufficio studi Fiat, amministratore delegato dell’Eni, di Telecom, banchiere con i Rothschild, membro di Bilderberg e di qualsiasi altro consesso internazionale.

La sua tesi, riassumendo, è molto semplice:

1- In Italia c’è stato un cambio di élite (da quelli di prima ai gialloverdi).

2- Il tutto però è avvenuto pacificamente, non abbiamo i gilet gialli per le strade.

3- I nuovi commettono errori, certo, ma stanno imparando, impareranno.

4- Il loro apprendistato rischia di costarci caro. Risposta: poteva essere diversamente?

5- I 5 stelle sono soggetti alla Casaleggio. Difficile trovare democrazia nei partiti italiani, padronali o nelle mani di qualche boss, più o meno carismatico. (Quello che lascia perplessi nella frantumata sinistra è perché ce l’avevano tanto e giustamente con il partito-azienda di Berlusconi e ora tacciono, anzi qualcuno lo corteggia, davanti al partito eterodiretto da una azienda di informatica di Casaleggio. Se non altro Berlusconi sedeva in Parlamento e abitava Palazzo Chigi. Casaleggio fluttua nel suo ufficio a Milano)

Franco Bernabé è un cartesiano con il gusto di ancorarsi ai fatti e di andare controcorrente. Difficile contestarlo. Ma questa volta forse sbaglia.

1- La nuova élite sembra più propensa a pensare ai voti che alle conseguenze di quello che fa.

2- I criteri di selezione (i famosi clic in rete) hanno portato al governo sciampiste o poco più. In Francia, forse, c’è troppa Ena, ma almeno all’Ena studiano davvero.

3- E c’è infine il sospetto che i nuovi governanti possano rimanere tali solo rilanciando continuamente la palla in avanti: oggi c’è il finto reddito di cittadinanza, domani ci sarà la democrazia diretta (che anche Bernabè trova orrenda).

Insomma, se la vecchia élite sembrava schiava della propria storia e dei propri limiti (2300 miliardi di debiti stanno lì a dimostrarlo), non è che la nuova sia proprio libera: è schiava delle proprie ideologie e dell’abitudine a promettere la luna. E ha un’abitudine al falso preoccupante.

A questo si aggiunga la propensione (fortissima) a inventarsi nemici, ovunque.

E rimane il dubbio, molto intenso, sul fatto che possano mai imparare qualcosa: verrebbe da dire che alcuni di loro sembrano geneticamente incapaci di imparare alcunché, ma sarebbe un po’ razzista.

Diciamo allora che sono sottodimensionati.

La Lezzi ministro del Sud e la Castelli all’economia quando mai impareranno qualcosa? Nemmeno se Bernabè dovesse prenderle come allieve singole, a ripetizione.

In conclusione, è possibile che ciò che vediamo oggi non sia una nuova élite, ma solo un colossale ”vaffa” della società italiana.

Per il nuovo vero dobbiamo ancora aspettare.

(di Giuseppe Turani)