Le prime pagine di Libero fanno spesso discutere, e se nella stragrande maggioranza dei casi a finire nel mirino del quotidiano di Vittorio Feltri sono i partiti di sinistra o i meridionali (clamorosa una copertina di qualche giorno fa sui “terroni” che occupano le principali cariche istituzionali e che per questo andrebbero contro Salvini), stavolta a finire nel mirino dei titolisti del quotidiano sono gli omosessuali.

Indignazione bipartisan per la prima che offende – senza peraltro alcuna spiegazione o correlazione plausibile – il mondo lgbt. “Il Pil crolla, aumentano i gay”, si legge nel frontespizio dell’edizione di oggi del quotidiano. Ed è nuova bufera.

Tra chi minaccia provvedimenti immediati nei confronti di Libero c’è Vito Crimi, il famigerato sottosegretario con delega all’editoria che si è battuto per il taglio dei fondi pubblici “per rilanciarla”.  “Provo disgusto per il titolo del giornale Libero“, fa sapere Crimi che promette vendetta alla sua maniera. “Un giornale che riceve soldi pubblici che prima pubblica titoli razzisti contro, poi oggi anche omofobi. Avvierò immediatamente una procedura interna per vagliare la possibilità di bloccare l’erogazione dei fondi residui spettanti ad un giornale che offende la dignità di tutti gli italiani e ferisce la democrazia”.

“Mi aspetto che il giornalismo che tanto vede in noi il nemico – conclude Crimi – faccia sentire la sua voce. Probabilmente chi distrugge la credibilità della stampa sono proprio alcuni giornalisti”. Non è chiaro però perché a pagare le conseguenze della scarsa professionalità di alcuni debbano essere tutti, ma questo nelle precisazioni del sottosegretario non c’è.