Caos 5 Stelle: Giarrusso se ne va

Un organo centrale, creato apposta per “curare attivamente l’organizzazione, l’amministrazione, il coordinamento, la disciplina, la rendicontazione e la gestione delle restituzioni degli stipendi e dei rimborsi” percepiti dai parlamentari del Movimento 5 Stelle

Si tratta del “comitato per le rendicontazioni e i rimborsi del Movimento 5 Stelle” ed è la cassaforte grillina che dovrà custodire e gestire le restituzioni degli eletti M5S.

Il giorno 7 agosto 2018 Di Maio, D’Uva e Patuanelli vanno davanti al notaio Luca Amato di Roma, nello studio di Via Po n.25/A, per costituire il nuovo organo 5 Stelle. Il capo politico grillino prende in mano le chiavi della nuova ‘creatura’, assumendone la carica di presidente, mentre i due capigruppo quella di consiglieri e vicepresidenti.

Somme che deputati e senatori sono obbligati a rendicontare su tirendiconto.it (ma la nuova versione del sito non è stata ancora presentata). Ma, qualora dovessero rimanere in cassa dei soldi allo scioglimento del comitato, cosa ne sarà di quel denaro? Lo chiarisce l’articolo 16 dell’atto costitutivo.

Se allo scioglimento del comitato – viene spiegato nel documento – dovessero restare fondi a disposizione, questi verranno devoluti all’Associazione Rousseau” presieduta da Davide Casaleggio, attualmente “con sede in Milano, Via Gerolamo Morone n.6“.

La cassaforte delle restituzioni creata da Di Maio, è scritto nelle carte in possesso dell’Adnkronos, “ha durata fino al novantesimo giorno successivo al termine della XVIII legislatura“, che coincide “con lo scioglimento delle Camere“.

Al termine della durata del comitato “e in ogni altra ipotesi di scioglimento anche anticipato del comitato, l’assemblea determinerà le modalità della liquidazione, nominando l’organo deputato alla liquidazione stessa, scelto anche fra i non componenti del comitato, che curi la liquidazione in tutti i beni mobili ed immobili ed estingua le obbligazioni in essere“.

Lo scioglimento anticipato del comitato “deve essere deliberato dall’assemblea” dei componenti del comitato “con il voto favorevole di almeno i tre quarti dei componenti del comitato aventi diritto di voto“.

I consiglieri ed il presidente – si legge ancora nell’atto costitutivo – “non hanno diritto a compensi e/o rimborsi e/o gettoni di presenza“. Ed è fatto divieto di “distribuire, anche in modo indiretto o differito, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge“.

Il comitato, che ha sede legale in Roma, Piazza del Parlamento, presso la Camera dei deputati, “ha l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste“.

Per quanto riguarda gli obblighi sulla trasparenza, “le deliberazioni del consiglio direttivo sulle modalità ed i limiti della raccolta fondi nonché i rendiconti approvati, verranno pubblicati sul sito internet movimento5stelle.it o sul diverso sito al quale dovesse essere trasferito il coordinamento del comitato“.

La creazione di questo comitato arriva dopo la pubblicazione a giugno, sul Blog delle Stelle, delle nuove regole in materia di restituzioni, pensate per scongiurare nuovi possibili casi di ‘furbetti’. In base al nuovo regolamento “i parlamentari dovranno restituire almeno 2.000 euro al mese e potranno trattenere un importo forfettario di 3.000 euro mensili, che diventano 2.000 per chi risiede in Provincia di Roma”.

Previsto anche un ‘contributo Rousseau‘ di 300 euro mensili per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche M5S.

NUGNES E FATTORI ALL’ATTACCO – “E’ pazzesco… il nostro impegno è quello di restituire i soldi allo Stato e ogni altra destinazione decisa da un fantomatico comitato non è quanto stabilito nei nostri impegni. Non è concepibile che una associazione privata sia la destinataria di eventuali fondi residui” commenta all’Adnkronos la senatrice M5S Paola Nugnes.

“Queste decisioni – attacca la parlamentare campana – vanno prese in modo collegiale con votazioni collegiali”. “Noi ci siamo impegnati a restituire i soldi ai cittadini non a Casaleggio” dice all’Adnkronos la senatrice M5S Elena Fattori.

AVV. BORRÈ – “La costituzione di questo comitato appare difforme da quanto previsto dalle disposizioni finali del Regolamento approvato dal Comitato di Garanzia il 28 giugno 2018 e pubblicato in pari data sul blogdellestelle.it, che non menziona la costituzione di un comitato con patrimonio costituito dalle restituzioni effettuate dai parlamentari, tanto meno con possibilità di destinare le rimanenze all’Associazione Rousseau“.

E’ quanto dichiara all’Adnkronos l’avvocato Lorenzo Borrè, curatore di diversi ricorsi intentati contro i regolamenti M5S, commentando l’atto costitutivo del ‘comitato’. “Il regolamento – rimarca il legale – prevede esclusivamente che le restituzioni vadano versate ‘al fondo per il microcredito o altra destinazione successivamente individuata attraverso votazione sulla piattaforma Rousseau’. Siamo quindi in presenza di un’iniziativa verticistica, che lascia molto perplessi in quanto la eventuale destinazione di ulteriori fondi all’Associazione Rousseau, oltre a quelli previsti per la comunicazione, non mi risulta avallata da alcuna votazione degli iscritti. Siamo di fronte a dinamiche sempre più oligarchiche e poco partecipate. Ormai la maggioranza degli iscritti, nei fatti, conta meno dell’uomo al comando (e del suo entourage)“.

STAFF DI MAIO – “Tutte le destinazioni dei fondi del nuovo comitato per le rendicontazioni e i rimborsi del M5S saranno decise dagli iscritti per opere sul territorio nazionale” puntualizzano all’Adnkronos dall’entourage del vicepremier Di Maio. Quanto ai fondi residui, che in caso di scioglimento del comitato, stando all’atto notarile, andrebbero all’associazione Rousseau, “tutti i nostri comitati – rimarcano dallo staff – prevedono che, nel caso in cui avanzino dei soldi, questi vadano a Rousseau. Era così anche per quello costituito per le elezioni politiche”.