Antonio Tajani (Forza Italia)

Un ultimatum al governo affinché chiarisca le sue intenzioni che arriva nientedimeno che dall’italiano Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo a Bruxelles. Il vicepremier e leghista Matteo Salvini prova ad abbassare i toni, ma il risultato non è confortante: “Vogliamo cambiarla, non abbandonarla”.

La tensione tra il governo giallo-verde e l’Europa resta alta, soprattutto per le posizioni da sempre note di M5s, fortemente anti-europeista.

A dare manforte ai pentastellati, il tweet la mattina del 15 febbraio di Clauio Borghi, responsabile economico della Lega, che parla di uscita dall’Ue dopo le elezioni “se resta tossica”.

Una frase che non è piaciuta nemmeno all’italiano Tajani, che nel pomeriggio di venerdì tuona: “Il governo italiano dica chiaramente se vuole uscire dall’euro e dall’Unione europea. Troppe ambiguità e dichiarazioni sconsiderate provocano solo danni all’Italia e agli italiani”.

A rispondere stavolta è Salvini, che cerca di gettare acqua sul fuoco: “Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall’Europa, vogliamo cambiarla, migliorarla ma non abbandonarla”. Intanto Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia, ha commentato: “L’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, così come quella alla Nato, non dovrebbe mai essere messa in discussione: è innanzitutto la conseguenza di una condivisione di valori. E’ una scelta di campo che siamo chiamati a confermare ogni giorno, perché non esiste altra alternativa democratica. Il nostro Paese deve però recuperare autorevolezza dentro l’Ue, quella che abbiamo visto a Pratica di Mare, quando Silvio Berlusconi mise attorno allo stesso tavolo Nato e Federazione russa, George W. Bush e Vladimir Putin”.

La Carfagna ha aggiunto: “Questa autorevolezza sarebbe opportuna in un momento storico come questo caratterizzato dalla sempre più evidente tendenza isolazionista di alcune potenze mondiali. L’Europa deve essere più autosufficiente nella difesa strategica: l’Italia ha pagato più di tutti la debolezza atlantica e la mancanza di una politica di sicurezza dei Paesi europei in Africa, che si è tramutata in ripetute ondate di sbarchi”.