L’economia italiana rallenta. Il Fondo Monetario Internazionale ha “tagliato” le stime di crescita per il 2019, prevedendo, per l’Italia, un miglioramento di appena lo 0,1% quando ad ottobre aveva stimato lo +0,9% e a gennaio un +0,6%. Va detto, in ogni caso, che l’allarme crescita non riguarda solo il Belpaese: la locomotiva tedesca, secondo il Fmi, nel 2019 crescerà, infatti, solo dello 0,8% e a rallentare è l’intera economia globale. Insomma, è un po’ tutta l’Eurozona, secondo il Fondo, ad aver perso la spinta. Contemporaneamente la fiducia di imprese e consumatori è un po’ calata.

A determinare questa caduta è stata la frenata dell’auto tedesca per via delle nuove regole della Ue che hanno condannato il motore diesel. Ma “in Italia gli investimenti sono precipitati”, spiega il Fmi segnalando il fatto che la nostra situazione è peggiore di altre. Al momento comunque non sembra esserci alcuna recessione all’orizzonte, anche se i rischi al ribasso sono parecchi. Fra questi la Brexit, l’esito delle elezioni europee e, appunto, il caso del Belpaese. “Una prolungata incertezza e elevati rendimenti in Italia, soprattutto se accompagnati con una recessione più profonda, possono avere ricadute negative sulle altre economie dell’area euro”, spiega il Fmi nel World Economic Outlook, osservando come gli spread alti rischiano di aumentare ulteriormente la pressione sulle banche italiane, pesare sull’attività economica e peggiorare le dinamiche del debito.

Un debito che il Fondo stima in aumento al 133,4% nel 2019 dal 132,1% del 2018 (secondo i dati della Banca d’Italia è stato del 132,2% lo scorso anno). Nel 2020 aumenterà ancora toccando, precisa il Fmi, il 134,1% del pil, fino a raggiungere poi il 138,5% nel 2024. In aumento anche il deficit, atteso al 2,7% quest’anno e al 3,4% il prossimo, per poi raggiungere il 3,8% nel 2024. La crescita dell’Italia, fanalino di coda dell’Europa e delle economie avanzate, “è debole. I timori che “restano riguardano gli elevati livelli di debito e gli alti rendimenti sul debito sovrano”, fattori questi che hanno contributo a indebolire gli investimenti, mette in evidenza il capo economista del Fmi, Gita Gopinath. L’Italia, così come la Francia, dovrebbe “ricostruire gradualmente” accantonamenti di bilancio per “evitare l’innescarsi di una spirale negativa fra i rischi sovrani e quelli delle banche e assicurare la stabilità”.

La frenata italiana si inserisce in un quadro di rallentamento di Eurolandia e del mondo. La crescita globale è stata tagliata, per le terza volta in sei mesi, al 3,3%, il livello più basso dal 2009, ovvero dalla crisi finanziaria. La ripresa, che dovrebbe accelerare nella seconda metà del 2019 e nel 2020, “è precaria” dice il Fondo. “Siamo in un momento delicato”: è “imperativo” evitare “errori politici”, spiega Gopinath sperando in un accordo a breve sulla Brexit e una soluzione stabile e duratura delle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina.