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Hanno giurato e spergiurato che l’Iva non sarebbe aumentata con loro al governo. Ma Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo aver promesso mari e monti, devono fare i conti con una realtà economica disastrata che porterà molto, ma molto probabilmente a un incremento di un’imposta che di certo renderà più poveri gli italiani.

Ieri proprio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato abbastanza chiaro su questo fronte, proprio lui che aveva parlato di un 2019 "bellissimo". Il premier ha fatto intendere che l’obiettivo dell’esecutivo è sì disinnescare le clausole di salvaguardia previste per l’anno prossimo e il 2021, ma che arrivare a questo risultato "non sarà facile". Insomma, per la prima volta anche Conte ha aperto a una possibilità che avrebbe ripercussioni più che negative per il portafoglio dei cittadini, che si troverebbero a pagare molto di più anche per i beni di prima necessità (si passerebbe dal 22 al 25%). Per evitare l’aumento dell’Iva Conte ha detto che si è al lavoro per studiare "una profonda azione di spending review, che, da un lato, riordini la giungla di tax expenditures che complicano la struttura del nostro sistema fiscale e, dall'altro, potenzi gli sforzi nella lotta all'evasione fiscale, una piaga economica e sociale che, oltre ad alimentare il disavanzo pubblico aggrava la pressione fiscale effettiva a carico dei contribuenti onesti".

Intervenuto all’assemblea di Rete Impresa Italia, Conte ha parlato poi di un’ulteriore priorità dell’esecutivo: "Si tratta della la riduzione del carico fiscale per le imprese, obiettivo rispetto al quale sono stati fatti passi importanti pur nella consapevolezza che resti ancora molto da fare". Le dichiarazioni per presidente del Consiglio non hanno però trovato l’avallo del leader leghista Matteo Salvini: "Mi rifiuto di aumentare anche di un centesimo l’Iva, prima va riformato il sistema fiscale, bisognerà avere coraggio e io non mi rassegno". Il numero uno del Carroccio ha poi colto l’occasione per bacchettare nuovamente il caposaldo del MoVimento 5 Stelle, il reddito di cittadinanza: "Non credo dia il futuro dell’Italia, sono un milione e centomila, meno del previsto. Invece dei 780 euro famosi daranno 300- 400 euro, è una toppa, a differenza di quota 100 che sta dando risultati molto positivi nonostante l’Europa non fosse d’accordo". Per Salvini bisogna "ridurre le tasse alle imprese, ma per arrivare a questi scopi servono scelte coraggiose".

In merito all’aumento dello spread dopo le sue dichiarazioni di martedì sulla possibilità di sforare il deficit oltre il 3%, il ministro dell’Interno ha così sentenziato ieri: "Con tutto il rispetto per lo spread, viene prima il lavoro, prima vengono gli italiani. E se per ridare il lavoro agli italiani bisogna ridiscutere vincoli europei che non funzionano è mio dovere farlo".