Foto Depositphotos

Il governo di Accordo Nazionale libico di Fayez al-Serraj "sta pensando di chiudere tutti i centri di detenzione dei migranti e del rilascio di tutti i detenuti in Libia, con l'obiettivo di garantire la loro sicurezza". scrive The Libya Observer citando il ministro dell'Interno, Fathi Bashagha.

Il bombardamento sul centro di detenzione di Tagiura, avvenuto nei pressi di Tripoli nella notte tra martedì e mercoledì, ha provocato la morte di almeno 53 persone, tra le quali 6 bambini, a cui si aggiungono 130 feriti, secondo il rapporto pubblicato in mattinata dalle Nazioni Unite. Il ministro dell'Interno della Libia, Fathi Bashagha, ha dichiarato che il governo di Accordo Nazionale ha il compito di proteggere i civili, ma che colpire i centri di detenzione in cui sono rinchiusi i migranti va oltre ogni capacità di offrire protezione. "Il governo di accordo nazionale è obbligato a proteggere tutti i civili, ma gli attacchi verso i centri di detenzione dei migranti da parte dei caccia F16 è al di là della capacità governativa di proteggerli", ha dichiarato Bashagha, secondo quanto riportato dalla testata libica.

Lo stesso quotidiano in precedenza aveva riferito le parole dello stesso ministro libico, secondo cui il Governo di Accordo Nazionale libico sta valutando l'ipotesi di chiudere i centri di detenzione e liberare tutti i migranti che vi sono detenuti. La prima reazione politica in Italia all'annuncio del governo libico è di Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di FI. "In questo caso - dice - la politica dei porti chiusi non basterebbe più e il governo - che ha pericolosamente oscillato tra Serraj e Haftar - dovrebbe avere la forza e la capacità di imporre una soluzione europea. La politica italiana avrebbe il dovere di uscire dall'ipocrisia del dibattito di questi mesi: il Pd ha cambiato linea sostenendo che la situazione ora è cambiata, ma i centri di detenzione in realtà erano dei lager anche ai tempi degli accordi sottoscritti da Minniti. L'unica cosa certa è che il Paese non potrebbe sopportare un'altra imponente ondata di flussi migratori, e bisogna quindi uscire dalla logica degli slogan da una parte e della demagogia buonista dall'altra", conclude Bernini.