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C’é una canzone di Lucio Dalla, che a me piace molto e che si intitola "Telefonami tra vent’anni". In questo caso gli anni non sono venti, ma addirittura trenta! Come sará il lavoro in Uruguay nel 2050? Le domande sono importanti, perché nulla esclude che alcune previsioni del lavoro in Uruguay tra trent’anni possano in parte estendersi ad altri paesi del mondo. Su queste domande e su queste riflessioni la OPP (Oficina de Planeamiento y Presupuesto), che potremmo tradurre Ufficio di Pianificazione e Bilancio, ha pubblicato un interessante lavoro di ricerca intitolato "Estrategia de Desarrollo 2050".

La cerimonia di presentazione della pubblicazione é avvenuta martedí scorso nella Presidenza della Repubblica, presenti illustri autoritá tra cui l’Economista Enrique Iglesias. Le 300 pagine della ricerca esaminano le megatendenze globali del presente e del futuro nel settore delle tecnologie avanzate, con speciale attenzione alla crisi ambientale e al cambio climático, al cambio demográfico, alla concentrazione delle ricchezze e alle trasformazioni culturali in atto.

Si analizzano i settori a maggior rischio di automazione, le necessitá formative dei prossimi lavoratori, l’inserimento economico nella regione e nel mondo, la struttura e le previsioni sul mercato futuro del lavoro. Per esaminare questi punti, i responsabili della OPP, guidati dal giovane economista Fernando Isabella, hanno intervistato oltre 2000 specialisti nel settore dell’industria, le organizzazioni sindacali, le aziende tecnologiche, il mondo universitario e gli esperti in tecnologie avanzate.

Come é stato detto, non si vuole "indovinare" il futuro, ma é necessario stare attenti oggi per pronosticare ragionevolmente le conseguenze che avrá ogni trasformazione futura. In tal senso, la ricerca é di interesse e curiositá per qualsiasi lettore. Ma veniamo al dunque: dove ci sará lavoro in Uruguay nel 2050? Cosa dovranno i ragazzini cominciare a studiare per poter trovare un impiego tra trent’anni?

La ricerca risponde con realismo e concretezza, senza inutili teorie. Il lavoro dell’Uruguay del 2050 si troverá specialmente in cinque settori economici, denominati nella pubblicazione "complessi produttivi strategici":

-Il primo é naturalmente il settore boschivo e del legno, che dopo l’imminente approdo della finlandese UPM, sará sicuramente fonte di impiego per alcuni decenni. Almeno fin quando le tecnologie non sopprimano l’uso della carta nella nostra cultura.

-Il secondo settore produttivo strategico é quello delle energie rinnovabili, e in tal senso la pubblicazione segnala quanto sia avanzato il paese. Il settore offrirá lavoro agli addetti, ma anche all’indotto tecnologico e si articolerá fondamentalmente nella idroenergia, la energia solare e la bioenergia, cioé quell’energía rinnovabile che proviene dal riutilizzo dei rifiuti.

-Il terzo scenario strategico di costruzione di economía e lavoro é quello del Turismo, dove il turismo tradizionale si articolerá con nuove forme como il "turismo verde" e il "turismo 5.0" (turismo digitale per turisti che non si muovono dalla loro residenza o che vogliono costruire da soli il loro progetto turístico con l’aiuto dell’intelligenza artificiales).

-Il quarto settore é quello delle industrie creative, intendendosi per tali la produzione di audiovisivi, video giochi, clips, piattaforme di distribuzione e consumo di suoni e immagini, industria editrice in supporti digitali, etc.

-Infine il quinto complesso produttivo é quello dell’industria agroalimentare, che ovviamente continuerá a essere il forte della produzione uruguaiana. Una conclusione e una riflessione. La conclusione é ottimista: figli, nipoti e pronipoti formati adeguatamente non saranno i disoccupati degli anni 2050. La riflessione é che sono orgoglioso di un paese come l’Uruguay, che anche in clima elettorale, mostra preoccupazione per scenari che vanno al di lá di governi e di persone. Questo insegna molto a tanti altri paesi!

JUAN RASO