Matteo Renzi (foto Depositphotos)

Macchina del fango in funzione permanente effettiva. Matteo Renzi si stacca dal Pd, fonda un nuovo partito in grado di catturare, secondo i primi sondaggi, poco più del 4%, e si ritrova al cospetto, non ancora alle prese però, di uno scandalo. Al centro dell’ennesima querelle che potrebbe sfociare nell’accusa di finanziamento illecito a favore della Fondazione Open.

Molto vicina, vicinissima al mondo dei renziani, e alla Leopolda. Al centro della spigolosa, imbarazzante vicenda un avvocato, Alberto Bianchi dello studio legale “Alberto Bianchi e Associati”. Il reato ipotizzato finora è “influenze illecite“. “Influenze illecite è il reato ipotizzato a carico dell’avvocato renziano di provata fede, da sempre amico e sodale vicino dell’esuberante uomo politico di Rignano, già presidente del Consiglio. “Sono certo che il lavoro degli investigatori chiarirà in tempi brevi la mia posizione, che è lineare e chiara”, si difende dall’accusa l’avvocato Bianchi, finito nell’occhio del ciclone per una consulenza da un milione di euro. Comunque non bruscolini. Ma è sulla destinazione della parcella a lui riconosciuta dalla Toto Costruzioni Generali che la procura di Firenze indaga.

Il legale ritiene in fede di aver operato come “un qualsiasi avvocato nell’eseguire il mandato conferitogli dal proprio cliente nell’ambito e nei limiti di legge”. La possibilità che all’ipotesi accusatoria di “influenze illecite” si aggiunga quella di “finanziamenti illeciti” prenderebbe corpo da un preciso momento politico. Più precisamente dall’emendamento apportato nel 2017 alla manovra messa a punto dal Governo Gentiloni. L’emendamento in questione sanava un debito contratto dalla Strada dei Parchi, società della famiglia Toto, con l’Anas. Da qui la possibilità che sia stato proprio questo il favore chiesto e ottenuto dal gruppo Toto al momento di affidarsi all’avvocato Bianchi.

Tutto ruota intorno a quella consulenza da un milione di euro. Bianchi incassa la parcella e destina gran parte di essa, 700mila euro, alla fondazione vicina ai renziani. Il passaggio di denaro ha attizzato l’attenzione della Procura di Firenze. Parte l’indagine su Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione Open, vera e propria cassaforte del renzismo. L’ipotesi accusatoria di traffico di influenze illecita è servita. Nel 2016 il Gruppo Toto Costruzioni Generali affida l’incasso della parcella all’avvocato Bianchi, che fa parte di un pool di avvocati. Il legale si adopera con successo per il raggiungimento dell’accordo tra Società Autostrade e Toto Costruzioni Generali.

Un contenzioso durato due anni. Bianchi risolve brillantemente la disputa tra le aziende. L’accordo transattivo consente alla Toto di incamerare 70 milioni di euro. In base all’accordo stipulato; all’avvocato spetta una parcella da un milione di euro, comprensiva di Iva. E tutti sembrano soddisfatti dell’avvenuta conclusione della vicenda. L’aspetto economico è di gradimento delle parti, l’avvocato Bianchi può passare all’incasso. Ma che ti combina l’uomo di diritto e di legge Alberto Bianchi? La parcella da un milione viene divisa in due: due terzi allo studio legale Alberto Bianchi e Associati, un terzo a lui, l’avvocato Bianchi, il vero artefice dell’accordo. Ma il percorso dell’operazione successiva non convince gli inquirenti. La definiscono opaca nella sua solarità. Semplicemente perché quei due terzi di un milionefiniscono nelle casse della Open, che finanzia la Leopolda.Settecentomila euro puliti, nel momento in cui la Fondazione Open è in un momento di chiara difficoltà economica. Open chiude infatti nel 2018. Ma dove sono finiti quei 700mila euro versati da Bianchi?

Qualcosa l’avvocato riesce a recuperare, ma solo una parte, 200mila euro. La Procura di Firenze segue con attenzione l’evoluzione della vicenda. E non molla la presa, mai. La perquisizione dell’ufficio legale di Bianchi è del 19 settembre. Gli inquirenti avrebbero acquisto importanti documenti e l’elenco dei fondatori di Leopolda. La Guardia di Finanza, a luglio di quest’anno, è negli uffici di Renexia spa, azienda in passato finanziatrice anch’essa della Fondazione Open. Viene appurato che la consulenza da un milione di euro non è l’unico contatto tra Toto Costruzioni Generali e il mondo che gravita attorno a Matteo Renzi e ai suoi sodali renziani.

Vasi comunicanti, intrighi, misteri. Renexia spa avrebbe finanziato Fondazione Open con un versamento di 25mila euro nel 2017. Travasi di soldi, iniezioni di danaro. Tramite Renexia, il Gruppo Toto avrebbe goduto inoltre di un importante contatto con Patrizio Donini. Ovvero il fondatore di Dot Media, società di comunicazioni che ha lavorato per Leopolda. Triangolazioni che sollevano dubbi e autorizzano domande anche scabrose. Ma tant’è. Ipotenusa o uno dei cateti dell’ammucchiata triangolare, il Gruppo Toto Costruzioni Generali dichiara di aver agito sempre “con totale correttezza e trasparenza”. Opinione personalissima, ancorchè rispettabile ma non condivisibile, in una vicenda che presenta quantomeno tracce di forte opacità.

Franco Esposito