I proprietari del bar Marino Guglielmo Poggi, Sara Poggi e Marisa Casarini

Vincitore di una fortuna al Superenalotto, resta comunque anonimo. La schedina della fortuna presentata all’incasso presso un istituto bancario di Lodi, ma nessuna informazione trapela sull’identità della persona felicemente investita da un’ondata di euro. Duecentonove milioni, 184.061.248,56 al netto delle tasse.

Anche l’Erario ha fatto tombola, incassati 25 milioni di euro, pari alla ritenuta del dodici per cento sulla vincita, come previsto dalla legge per ogni somma vinta superiore a 500 euro. Comunque, un gran bel prendere. Visto, gente? La schedina vincente non l’aveva persa, non era andata smarrita, come sospettava o aveva osato pensare mezza Lodi. Il più grande vincitore della storia d’Italia si era semplicemente eclissato, in attesa di giorni più tranquilli, meno agitati ed esplosivi di quelli immediatamente postumi alla notizia della vincita. La fortuna incrociata giocando solo 2 euro.

Il costo della schedina compilata non da lui, evidentemente baciato sulle guance dalla dea bendata, ma dal sistema automatico Quick Pik. È il computer che genera i numeri. No, non c’è stata la colossale fregatura ipotizzata dagli onnipresenti chiacchieroni maligni in servizio permanente effettivo. A Lodi come altrove. Alla fine l’anonimo vincitore si è fatto vivo l’altro ieri con la Sisal per richiedere l’intero jackpot relativo al concorso del 13 agosto. Cinquantasei giorni dopo e con un mese di anticipo rispetto alla scadenza del 14 novembre. Il termine ultimo dopo il quale lo Stato si sarebbe ripreso tutto. Avrebbe incassato l’intero importo della vincita e con 209 milioni avrebbe fatto tombola.

La schedina vincente con i numeri 7-32-41-59- 75-76, ha comunicato la società concessionaria del Superenalotto, “è stata presentata per le procedure di ritiro del premio, a cura di un ente bancario incaricato dal vincitore, che mantiene dunque l’assoluto anonimato”. Diversamente si ritroverebbe catapultato in un inferno di falsi parenti, improbabili affini e al cospetto di migliaia richieste di aiuti da parte di veri e falsi bisognosi. La comunicazione è stata girata ai titolari del Bar Marino per opportuna conoscenza. L’informazione della Sisal è arrivata martedì sera, dopo mesi di assalti di giornalisti e avventori al locale nel centro di Lodi. Ma soprattutto di persone che mai hanno smesso di chiedere soldi. “Alcuni ci hanno implorato addirittura di metterli in contatto col fortunato vincitore”.

Sara Poggi è la titolare del Bar Marino insieme con papà Guglielmo e a mamma Marisa. “Tanta gente, poverina e disperata, smania tuttora per ottenere una donazione o un prestito. E chi un aiuto, un sostegno per un intervento chirurgico”. Superfluo aggiungere le parole e le invocazioni di chi ha perso il lavoro. A Lodi, infatti, dal giorno della notizia della vincita non si parla d’altro. Quell’indimenticabile sera in città. Da allora, mai i cittadini hanno smesso di guardarsi con occhiate reciproche rappresentative di un mix di sospetto e curiosità. Ognuno pensa che possa essere l’altro il super fortunato, il vicino di casa, l’amico della porta accanto, la signora che s’incontra tutte le mattine al supermercato, quel tale che frequenta il bar per un cappuccino e una brioche, chissà. Soprattutto gli avventori della Tabaccheria-Bar Marino, locale ormai mitico, e già chi è stato sempre convinto di conoscere l’identità del fortunato.

Tutti indagati con occhiate degne dell’acume del commissario Montalbano o bersagli di convinzioni evidentemente campate in aria. “Guarda, per me il vincitore non è ignoto, so bene chi è”. A Lodi il giallo è andato in onda da quel fatale fortunato 13 agosto. In cartellone è rimasto due mesi. Il super vincitore alla fine si è fatto vivo. La notizia ha reso felici anche i tre titolari del Bar Marino. Reduci da giorni agitati, ora confidano di non aver dormito “al pensiero che quei soldi non potessero essere mai goduti”. Hanno temuto fortemente e a lungo che il vincitore avesse perso la schedina. Il silenzio, ma come in questo caso d’oro, è stato il fedele compagno del titolare della più alta vincita mai registrata in Italia.

Tutto studiato, evidentemente. Di fatto, l’anonimo ha quindi avviato le pratiche per incamerare la vincita epocale. Ma al Bar Marino sanno qualcosa sull’identità del super fortunato? Nessun segnale, neppure un biglietto di ringraziamento anonimo, una gentile telefonata, una carineria magari da indirizzare a quel computer amico. Gli avventori abituali della tabaccheria-bar lo definiscono “un grande furbo, ha aspettato che le acque si calmassero per muoversi e mettere le mani su quanto gli spetta”.

Una strategia pienamente legittima, in tutto e per tutto condivisibile. Un’attesa lunga 56 giorni per incassare la vincita più ricca del montepremi più ricco della storia. Lodi non rosica, non si macera, e ora spera che il super fortunato anonimo metta a disposizione di chi non ha avuto la sua stessa ottima sorte una piccola, minima parte di quanto si accinge ad incassare.

Franco Esposito