Gente d'Italia

Andiamo verso un mondo ibrido

Nel garage del mio palazzo c’é un signore che ha una bella macchina, che tutte le sere attacca con una spina alla corrente elettrica. Proprio come faccio io quando carico il mio cellulare. È un'auto "ibrida", aggettivo che sta a significare che puó funzionare sia con la benzina che con l’elettricitá. Cose nuove, almeno per me, in questo mondo pieno di trasformazioni. E in queste riflessioni, capisco che viaggiamo a grande velocitá verso un mondo in cui l’"ibridazione" comincia a diventare una caratteristica di tante cose: non solo dei veicoli, ma anche del lavoro, della politica, della vita in societá. Faccio un esempio: nel secolo XX c’erano i lavoratori subordinati, i padroni e i lavoratori autonomi.. Di questi ultimi, i professionisti erano l’esempio piú rilevante. Insomma, tutti avevamo una nostra nicchia con precisi diritti e doveri e dove ognuno incastrava a secondo del lavoro che faceva. Se lavoravo in fabbrica o in ufficio ero un operaio o un dipendente; se lavoravo in uno studio, ero un avvocato o un medico; se ero un piccolo commerciante o un artigiano, la mia posizione era quella degli autonomi.

Oggi il mondo cambia e appare il lavoro ibrido: ibrido come l’auto che é nel mio garage. Nascono nuovi lavori che offrono occupazioni che non sono tipicamente subordinate, ma neanche chiaramente autonome. Si trovano in una via di mezzo: in parte il lavoratore dipende economicamente da un’unica ditta, ma in parte ha delle autonomie che non ha il lavoratore comune (puó organizzare la sua giornata di lavoro, puó avere aiuto di assistenti personali, non deve lavorare in una fabbrica o un ufficio, etc.) e che quindi rendono dubbiosa la natura subordinata del rapporto di lavoro. Queste nuove situazioni appaiono chiare nel lavoro delle applicazioni (gli autisti di sistemi applicativi, ma anche altre attivitá in cui l’utente e il lavoratore sono messi in contatto da applicazioni).

Appaiono anche nuovi lavoratori autonomi - con ampi spazi di libertá - ma che dipendono económicamente da una sola impresa: succede cosí nel caso di Studi di architetti o di avvocati, ma anche nel caso di ditte che esternalizzano lavoro subordinato con la contrattazione di lavoratori autonomi. Quindi questi lavoratori, come l’auto del mio vicino funzionano con due modelli di energia: quello della classica subordinazione (come nel caso della benzina delle auto) e quello dell’autonomía lavorativa (como nel caso della elettricita che muove il veicolo). Come l’auto ibrida, che funziona a volte piú a benzina o piú a elettricitá, il lavoro ibrido anche oscilla in fasce diverse tra la subordinazione e l’autonomía. Questo fatto che sembra una semplice curiositá, portato poi in tribunale puó essere origine di complesse vertenze, per definire quali diritti corrispondano al lavoratore mezzo-subordinato e mezzo-autonomo.

Ma l’ibridazione non si arresta al mondo del lavoro. Guardiamo la politica, la religione, la societá tutta. In política la miscela ibrida di ideologie da nuova forza ai movimenti populisti. Quando mi dicono che il Venezuela o l’Argentina hanno un governo di sinistra, mi sorprendo: como possono stare a sinistra movimenti che esprimono il piú violento populismo? Perché il populismo quello é: una miscela contraddittoria tra un capitalismo corrotto e una apparente visione di promozione popolare. Ma alla fine a perdere sono sempre i piú poveri. Possiamo anche parlare di politica ibrida in situazioni piú seria, come quando vediamo la foto del nostro governo: un governo evidentemente ibrido, dove sostanze ideologiche incompatibili si propongono spingere in avanti un paese, che stenta a partire. In un mondo in cui i valori si diluiscono nella liquiditá, vi é il sorgere delle religioni ibride, intendendo io per tali quelle religione che mischiano concetti divini, con riti pagani, il tutto in un contesto mondano per raggiungere il cielo.

Il fatto é che la distruzione delle ideologie comporta anche la crisi delle religioni: la perdita di identitá delle une e delle altre, porta alla costruzioni di nuove religioni, che raccolgo frammenti da quelle del passato. Anche qui, come in politica, passiamo dalle religioni di profondo spessore alle "religioni populiste" di origina ibrido. Infine anche la societá - in questo contesto donde si perdono i tradizionali riferimenti culturali - scivola verso un processo di ibridazione dove si confondono i "buoni" e i "cattivi". Succede cosí in molte serials di Netflix, dove facciamo il tifo per i delinquenti e pensiamo che i poliziotti sono solo dei poveri imbecilli. Emblematica é in questa prospettiva la serie spagnola "La casa di carta", dove con un senso sottile dell’anarchismo, siamo portati a concepite lo Stato come un agente oppressore della societá, mentre la banda dei ladri diventa l’emblema della difesa sociale.

Nella stessa linea si inserisce l’ultimo film sul Joker (in Uruguay, El Guasón), dove il protagonista promuove la rivolta diretta a distruggere la societá dei valori, per rifondarne un’altra sull’ibridazione dei valori. Insomma, lascio qui. Quando scenderó in garage, guarderó con piú rispetto l’auto ibrida del mio vicino di casa, che troppe cose mi ha fatto pensare questa mattina. Ma non escludo qualche mia biricchinata: casomai a notte fonda scendo e sconnetto la spina elettrica, tanto per vedere cosa succederá domani mattina.

JUAN RASO

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